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Che
mercato!
di Sergio Zanardi |
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Che mercato!
Esisteva già prima del 1432, ma in quell’anno, Federico III D’Angiò,
un giorno di primavera, in quel di Monteleone, oggi Vibo Valentia,
con un editto, lo volle “perenne e libero da gabelle”. Stiamo
parlando del mercato delle verdure e dei prodotti gastronomici che
in forma completa, da sempre, si svolge ogni domenica mattina, ad
Amantea. E’ un mercato che nel suo genere è davvero particolare,
perchè non sono i commercianti a farlo, bensì sono solo i
produttori, tutti provenienti dall’agro circostante l’area
territoriale di Amantea.
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Ed è così che sui
banchetti predisposti nell’apposito spazio comunale, al centro del
paese, in un panorama dove le etichette della grande distribuzione
sono assenti, compaiono le ricottine fresche preparate la stessa
mattina, il cestello con bottiglie d’olio e vino appena spillato
dalla botte, la mezza dozzina di uova di giornata, le soppressate
stagionate nella cantina di casa e, in contenitori che
originariamente contenevano tutt’altro, si può trovare la salsa di
pomodoro, melanzane e zucchine sott’olio raccolte nell’orto e le più
svariate marmellate, tutte confezionate con la frutta staccata dai
rami degli alberi dietro casa;
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secondo la
stagione, compare ogni varietà di ortaggi e frutta, dai sapori
ineguagliabili, presentati al pubblico in un trionfo di creative e
armoniche composizioni, come le prime ciliegie, che vengono
presentate ai compratori, secondo un’antica tradizione, legate a
mazzetti.
Un lavoro che richiede un impegno da veri certosini. Il mercato amanteano,
che in forma minore ha luogo anche gli altri giorni della settimana,
escluso il lunedì, è una galleria di personaggi ameni e
flocloristici e il vecchio detto del contadino, che ha “scarpe
grosse, ma cervello fino”, quì ne è la rappresentazione vivente.
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Uno dei personaggi più caratteristici è certamente la
pescivendola Assunta, l’unica nell’area del mercato, la
quale, con un linguaggio astruso ed arcaico, spesso
piuttosto colorito – ma il problema della comprensione
non si pone, perchè la sua gestualità è un linguaggio
chiarissimo -, cercherà di rifilare dieci pesci, anche a chi ne ha
chiesti solo cinque. (...)
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