Principali fasi dell'assedio di Amantea 
(1806 – 1807)

a cura di Roberto Musì

 

 

a cura di Roberto Musì

ANNO     1806

21 febbraio : Giuseppe Bonaparte emana in Napoli il proclama che lo conferma padrone del Regno.Gioacchino Murat

Fine febbraio inizi di marzo : i francesi sbarcano ad Amantea 200 volteggiatori polacchi al comando del colonnello Lakoski, del 22° Reggimento di linea del colonnello Goguet.

9 marzo : le truppe del generale Reynier battono a Campotenese l’esercito borbonico del generale Damas, forte di 14mila uomini.

12 marzo: Reynier è a Cosenza dove installa il comando generale.

Fine aprile : la guarnigione polacca viene sostituita da plotoni francesi con una squadra di terrazzani albanesi del colonnello Lebrun.

Tra maggio e giugno : in Amantea subentra nuovamente un distaccamento polacco questa volta al comando del colonnello Jakuboski. Il 21 di maggio tale Alessandro Mirabelli di 47 anni viene fermato dai francesi per un controllo ma si rifiuta e oppone resistenza. Viene subito fucilato sul posto senza interrogatorio e processo.

Fine giugno: una flottiglia navale inglese dell’ammiraglio Sidney-Smith, composta da un vascello, due fregate, due brick e dieci lancioni fa sosta nelle acque di Amantea. Un ufficiale inglese, accompagnato da alcuni marinai sbarca e chiede di parlamentare. I polacchi rifiutano la richiesta di resa. Durante la notte gli inglesi bombardano la città e mettono in fuga i polacchi che diventa sempre più scomposta e disordinata. Ne approfittano alcuni gruppi armati di amanteoti, annidati nel Borgo sotto le Taverne (oggi Piazza Commercio) che inseguono i fuggiaschi e molti ne uccidono. Un tale Giovanni Morelli detto Pironello, ammazza con una schioppettata, nei pressi della chiesa del Carmine, soldati borboniciil colonnello Goghel, già quartiermastro della città e lo depreda di tutte le sue sostanze.

I polacchi vengono inseguiti fino a Carolei. Al gruppo di  amanteoti se ne aggiungono altri.

1° luglio : verso sera dalle navi inglesi sbarcano altri insorti di vari paesi con a capo Michele Pezza detto Fra Diavolo e Necco di Scalea. Fra Diavolo ha con sé circa 300 uomini. A Carolei intanto, dove il povero Jakobosk trova una forte resistenza, i polacchi lasciano sul terreno una cinquantina di uomini. Appena in tempo giunge da Cosenza il generale francese Verdier.

2  luglio : Fra Diavolo procede alla nomina di Ridolfo Mirabelli a comandante militare della città e crea come “luogotenente di giustizia” don Domenico Cavallo. Nello stesso tempo fa arrestare persone sospettate di intelligenza coi francesi.Tra questi figurano don Fedele de’Liguori, don Giuseppe ed Ignazio Mileti gentiluomini e che subito vengono spediti in catene a Messina. Indi riparte con altri capi-massa.

3 luglio : Ridolfo Mirabelli subentra nella carica di governatore  di Amantea a don Angelo Maria Abate diAjello e come prima mossa gratifica con 12 carlini  l’uno, quelli che avevano preso parte all’inseguimento del nemico verso Cosenza.

4 luglio : rientra da Cosenza, miracolosamente scampato alla giustizia dei francesi, tale Antonio Mariano di Luigi, speziale (era stato infra' diavolo carcere a Cosenza e mai si seppe come era riuscito a fuggire). In giro va gridando vendetta contro persone di Amantea che lui ritiene nemiche della patria; ma è probabile che sotto sotto vi siano motivi di interesse e odii personali.Tra le tante calunnie e diffamazioni che andava propalando molte erano quelle che inventava suscitando liti e seminando zizzanie presso la popolazione. Faceva tutto questo, avvalendosi, fra l’altro, tra i suoi non chiari titoli, di una non ben identificata patente di capitano di feluca.

Lo seguivano strani tipi, per lo più accattoni e delinquenti della peggiore specie : il cugino Gaetano, Giuseppe Lombardi detto Pinnella, Gaetano Vetere, sartore, i fratelli Giuseppe e Francesco Frangione, un certo Molinari, i fratelli Gabriele e Filippo Bruni muratori, Nicola Marrello detto “u cusentinu” mulattiere, Silvestro Bruni muratore, Nicola Launi detto “maremannu” mulattiere, Giuseppe Rizzo detto “papaglione tavernaru”, Nicola Aragona e Antonio Rao  detto “buttafuoco” marinai ed infine tale Giacomo Launi, vagabondo.

Intanto a Maida in quello stesso giorno del 4 luglio, i francesi del Reynier vengono messi vergognosamente in fuga dagli inglesi del capitano John Stuart che su quella Piana infligge loro una pesante sconfitta.

5 luglio : sulle colline di Amantea, dalla parte della strada per Cosenza, fanno una breve apparizione, un reparto di truppe francesi, alcattura di briganti comando del generale Verdier, forse per studiare la posizione della città. Il giorno dopo non ci sono più, si sono come volatilizzati.

31 luglio : a Napoli il re Giuseppe dichiara lo stato di guerra in tutto il Regno.

Agosto – inizi di settembre : Amantea è piena di briganti, quasi tutti Capi-massa della provincia che vi si sono acquartierati. Alcuni di loro si macchiano di delitti e, addirittura di massacri di intere famiglie, accusate di essere filofrancesi. L’autorità del Mirabelli, comandante della città, stava per diventare, ad un certo punto, solo simbolica, se non avesse preso delle iniziative di giustizia per sedare situazioni, a dir poco, compromettenti. Testimonianze di parte avversa accusano che nel peggiore dei casi, si chiuse anche un occhio, mentre venivano perpetrati alcuni assassinii.

27 settembre : sulle alture di Amantea compaiono di nuovo i francesi. Questa volta è il generale Reynier in persona che dirige le operazioni e ordina un attacco.

Il 1° reggimento di linea del colonnello Degravier Berthelot si attesta sul Camolo con due cannoni da campagna, mentre il 22° fanteria leggera del colonnello Goguet si posiziona a Cannavina pure con due cannoni da campagna. Sebbene in vantaggio, i francesi lanciano all’assalto i granatieri, ma questi vengono prontamente respinti.

28 settembre : i francesi si ritirano verso Cosenza.

Ottobre- Novembre : i briganti, ancora una volta sfuggono all’autorità del Mirabelli, e continuano ad uccidere cittadini, sospettati di intelligenza col nemico. Testimonianze di parte avversa documentano che questi delitti non sono il frutto di odii politici, bensì di vecchie beghe personali, relativi soprattutto a bassi interessi di carattere materiale, economico, ecc.

3 dicembre : i francesi questa volta ben equipaggiati, si muovono verso Amantea con il grosso dell’esercito. Vi sono sia Reynier che Verdier.brigante calabrese

5 dicembre : l’esercito francese schiera forze poderose e ben allineate, così composte, n.2 battaglioni di linea, n. 1 battaglione di Corsi di 400 uomini, n. 3 battaglioni rispettivamente del 29° -42° e 52° reggimenti di linea, n.1 compagnia di granatieri, n.1 reggimento a cavallo.

L’artiglieria del colonnello MacDonald era formata da una compagnia di zappatori e n.2 squadre di guardie civiche, n.1 battaglione di coscritti del deposito del 5° e del 14° di fanteria leggera. Per un totale di più di 3mila uomini.In seguito si arrivò fino a più di 11mila uomini in armi presenti sotto le mura della città. Anche il materiale di artiglieria era cospicuo: un mortaio da 5 pollici, 2 obici da 6 pollici, un pezzo da 12 mm., due pezzi da montagna di 4 mm.

Il generale Verdier così predispose l’attacco:

-  il 1° reggimento di linea del colonnello Degraviers Berthelot   a Camoli

-  un battaglione di Corsi   a Piano Marino

-  il 22° reggimento di linea del colonnello Goguet  tra Lago e Vadi

-  il 42° reggimento del colonnello Huard   a Lago e lungo il fiume  Catocastro

-  il 52° reggimento  dei colonnelli Montemayor e Pastol  a Cannavina

-  una compagnia di granatieri del maggiore Drouet a S.Pietro

-  il genio del colonnello Griois e l’artiglieria del colonnello MacDonald tra il convento di

    S.Bernardino e la chiesa del Carmine.

Il primo scontro avvenne a S.Pietro, gli amanteoti lasciano sul campo 30 uomini. La sera del 5 il maggiore Drouet occupa il Borgo sotto le Taverne (attuale Piazza Commercio).

6 dicembre : Verdier ordina un primo vero assalto verso le mura della città ma perde 40 uomini.A questo punto gli amanteoti tentano di recuperare la Taverna, ma vengono respinti dal colonnello Huard del 42°.

7 dicembre : nel pomeriggio il Capomassa Presta esce di nascosto da Belmonte per dirigersi verso Amantea, attacca il battaglione corso ma lascia sul terreno quasi 100 uomini.

Notte tra il 7 e l’8 dicembre : durante la notte il tenente Gaspare Cozza, un amanteano al servizio dei francesi, tenta con un pugno di uomini, di salire la rampa detta di S.Pantaleo che, le cronache locali del tempo dicono portasse al macinatoio della famiglia Amato, ma sono sorpresi e messi in fuga dalle grida acutissime di una donna, tale Elisabetta Noto che, sembra amoreggiasse con un suo amante, sentinella in quel punto (tanto potè l’amore più che la spada).

Comunque il risultato fu lo stesso disastroso, 60 morti dall’una e dall’altra parte.

Tra il 9 e il 29 dicembre:  vi è una pausa nei combattimenti, arrivano nuovi rinforzi francesi da Cosenza e da Monteleone.

A N N O        1807

Gennaio :  continua la pausa dei combattimenti, le due parti in lotta si studiano reciprocamente sulle iniziative da prendere. La popolazione di Amantea ormai racchiusa nelle salde mura del castello mostra qualche cedimento, sia sul piano del vettovagliamento che diventa sempre più scarso, sia sul pianoquadro di Michele Sconza Testa raffigurante una fase dell'assedio specificamente militare: la mancanza di munizioni, la stanchezza e soprattutto la “drole de guerre”. Inutile si rivelerà l’eroico tentativo di tale Francesco Secreto detto “Gal-gal” che si lanciò a nuoto verso alcune navi inglesi che incrociavano al largo del mare di Amantea per chiedere armi e cibo onde proseguire la lotta contro il francese invasore.

Il generale Verdier succeduto al Reynier in queste ultime fasi dell’assedio disponeva di una forza di effettivi 3250 uomini così suddivisi:

-         il 1°                  reggimento di linea     (600 uomini)   del colonnello Degraviers Berthelot

-         il 52° ed il 56°                  “                ( 760   “      )   dei colonnelli Pastol e Montemayor

-         il 42°                                 “               ( 400   “      )  del colonnello Huard

-         il 22° fanteria leggera + una          comp. di carabinieri ( 640   “      )  del colonnello Goguet

-         i volteggiatori                                     ( 800   “     )  del colonnello Lakoski

-         un robusto nucleo di guardie civiche    (2000  “    )  comandate da F.Firrao e Pasquale Abate

-         il 6° cacciatori                                   (400    “    )  del colonnello Laffon

-         il 1° reggimento di fanteria polacca     ( 500    “   )  del capitano Reguliski

-         lì11° battaglione del 42° reggimento    (300     “  )   del generale Compère

-         un battaglione di  Corsi                       (300     “  )

I soldati del genio francesi stanno lavorando, certamente non visti, alla preparazione di una mina da piazzare aruderi della cinta muraria ridosso di uno dei principali baluardi della città, il primo a sud-est visto da mare.

Attualmente tra il Monumento ai Caduti ed il Palazzo di don Roberto Mirabelli.

Viene praticato una specie di galleria in salita e come documenta un diario delle operazioni tenuto dal colonnello MacDonald, piazzano tanto di quell’esplosivo, che questa volta non potrà che arridere il successo.Tutto questo impegna i soldati per l’intero mese. Non senza dimenticare un abboccamento tra il Mirabelli ed il colonnello Luigi Amato, anch’egli di Amantea ma schierato coi francesi. Purtroppo le trattative falliscono.

5 febbraio : salta la mina che apre una breccia così larga che i soldati vi si infilano con estrema facilità. Sulla breccia segue un violento corpo a corpo e si sa anche il nome del primo caduto amanteano, tale Nicola Del  Vecchio detto” Piscitiello” che si scontra con un sottoufficiale del 22°, morto anche questo.

7 febbraio : la resa. La città di Amantea si arrende all’esercito francese. Esiste il documento ufficiale della resaruderi della torre merlata firmato da Verdier e dal colonnello Peyri che viene nominato comandante della Piazza, molto pesante e con clausole molto tassative. Numerosi cittadini vengono arrestati e processati sommariamente a Cosenza da una Commissione Militare, alcuni vengono fucilati, altri condannati a pesanti pene detentive.

Mirabelli con due sorelle nubili parte per al città di Messina in esilio e non farà più ritorno.Qui il re Ferdinando, anche se un po’ avaro di riconoscimenti a lui personalmente e alla sua famiglia, non si esimerà comunque dall’additare la città di Amantea come il “propugnacolo più gagliardo della provincia”.

Il genio francese procede ad una pesante opera di demolizione delle mura della città e del castello a estremo dileggio verso chi aveva osato sfidare la potenza dei francesi. Intorno fame, rovine, disperazione.

(...)

 

(messo in rete in aprile 2006 - n.d.r.)

Home Su