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C'era una volta...
Amantea di Pino del Pizzo Ogni domenica, in occasione del mercato domenicale, Via Roberto Mirabelli diveniva l’accesso principale della Città per tutti i contadini che abitavano la parte a sud del Territorio, da S. Maria a Campora, ma anche per quelli che venivano da Nocera, Aiello, Serra e Falerna.
Amantea, allora, si raggiungeva soprattutto a piedi o a dorso di mulo e Piazza Cappuccini, che costituiva un luogo di sosta e di ristoro, tappa obbligata prima di affrontare l’ultimo tratto del cammino, si riempiva di suoni e di colori che formavano un quadro cromatico indescrivibile. Intorno alla fontana in cemento, in attesa di dissetarsi e di abbeverare le cavalcature, si dava un’ultima sistemata alle cesti delle merci che, con portamento regale, le contadine avevano trasportato fin là sulla testa e che presto avrebbero sciorinato alla “Taverna”. Sulla porta del “salone” di mastro Peppino Caruso i giovanotti erano in attesa della “passa” delle belle “donzellette” di campagna, per ammirarne le “sc‑cocche”, naturalmente rosse, e l’abbigliamento che prevedeva rigorosamente i quazettuni nuovi, ’u mantisinu biellu, ’u jeppuniellu biellu e, soprattutto, ’u maccaturu biellu.
Tutt’intorno alla piazza, si aprivano i negozi e le botteghe, poco operose al mattino, ma gremite verso mezzogiorno quando gli abitanti della campagna ‑ prima del ritorno a casa e dopo una fugace, ma sentita visita alla Madonna ed a S. Rocco nella Chiesa di S. Maria La Pinta ‑ spendevano quanto avevano incassato al mercato. Adesso, i pochi contadini ancora rimasti raggiungono Amantea in macchina o in “apicella”; le “donzellette”, com’è giusto, vestono all’ultima moda; i negozi sono stati tutti trasformati ed hanno cambiato padrone e tipologia.
La fontana‑abbeveratoio, modificata numerose volte durante il XX° secolo, ha ceduto il posto ad una moderna struttura architettonica che avremmo visto meglio altrove. Sulla Piazza non s’alzano più i rintocchi delle vecchie campane o gli accordi del mandolino e della chitarra suonati nel salone di Mastro Peppino, tacciono le grida dei bimbi che rincorrono un pallone di pezza o che giocano all’ammucciarella. Altri suoni, altri rumori. In cima alla gradinata il Campanile, con le sue campane elettroniche, racconta solo una favola di cemento. C’era una volta Piazza Cappuccini … |
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