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Amantea Cenni storici
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a cura di Vincenzo Segreti |
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Amantea, che oggi risulta composta di una parte antica, addossata alle pendici di un colle, e di moderna, sviluppatasi sulla pianura costiera fra tracce di giardini mediterranei, offre un esempio eloquente del popolamento costiero del mezzogiorno attraverso i secoli.
Nell'alto medioevo, dopo le invasioni barbariche, il centro tirrenico divenne fortezza bizantina, compresa nell'esarcato cosentino ai confini con i domini dei longobardi, e potente emirato arabo, rispettivamente con i nomi di Amantia e di Almanthiah. Di questo insediamento saraceno sono stati rinvenuti tasselli vitrei e la base di una stele funeraria con iscrizioni del Corano a caratteri arabi antichi in lode di Allah. Dopo l’avvicendarsi delle invasioni saracena e bizantina, Amantea subì la rapinosa conquista dei Normanni, durante la quale perse la sede vescovile di rito greco , che fu aggregata alla diocesi di Tropea (1094) . La città accettò di buon grado la sovranità della casa Sveva.
Alla dinastia di Federico II° gli amanteani rimasero tanto riconoscenti da opporsi con valore nel 1269 alle truppe angioine, comandate da Pietro II Ruffo, conte di Catanzaro, che espugnò la città con stragi efferate. A differenza dei primi re, gli ultimi regnanti angioini sollevarono la popolazione dalla miseria, nella quale era piombata, con la concessione di importanti privilegi che consentirono la ripresa dell'agricoltura della pesca, dei commerci e dei traffici marittimi.` Giovanna IIa consolidò il castello e fece erigere la grande torre che, in seguito, di concerto con altre "vedette", costruite specie in epoca spagnola,venne utilizzata con le proprie milizie per avvistare e respingere le navi corsare che mettevano in pericolo con i loro assalti la costa e le imbarcazioni locali. Amantea, che fin dal tempo degli svevi apparteneva al regio demanio, grazie alla provvida politica degli aragonesi, in un primo momento osteggiati, si trasformò in un prospero centro mercantile e marinaro, noto anche per l’industria del pesce e della seta. Tali attività produttive, che erano sostenute da un'intraprendente comunità ebraica, si rivelarono molto redditizie. Sostenendo la causa degli aragonesi, gli amanteani si opposero agli eserciti di Carlo VIII e di Luigi XII, che mossero alla conquista del regno di Napoli. Per questa fedeltà, nel 1495 un vascello con a bordo una delegazione di cittadini, guidata dal sindaco Nicola Baldacchini, approdò, evitando il blocco navale francese, all'isola di Ischia, dove si era rifugiato Ferdinando II d'Aragóna. Il re , nell’accettare i doni e un carico di frutta, apprezzò commosso il gesto e da Salerno, in data 12 agosto 1496, confermò al centro tirrenico tutti i privilegi e i diritti di città libera. Con l'avvento di Carlo V, Amantea, per la sua lealtà verso l'imperatore, ottenne ulteriori concessioni e il potenziamento delle strutture militari. Gelosa delle sue istituzioni municipali, Amantea, che era governata da una oligarchia nobiliare-agraria espressa dal "Sedile chiuso di San Basilio", non tradì mai i suoi sovrani, ma respinse i numerosi tentativi d’infeudazione e le rappresaglie di signori stranieri e calabresi. Inutilmente Margherita di Poitiers, marchesa di Crotone, il conte Guglielmo du Precy, un capitano di Carlo VIII, Galeazzo di Tarsia, delicato poeta e feroce barone di Belmonte, e poi i principi Ravaschieri, dello stesso feudo, tentarono di conquistarla. La dominazione spagnola con i suoi opprimenti governi arrecò una profonda decadenza alleviata dall'azione pastorale dei numerosi ordini religiosi (francescani, minimi, carmelitani, gesuiti, domenicani, liquorini), presenti i loro conventi ad Àmantea dal XII al XIX secolo.
Per contrastare l'usura e soccorre economicamente il popolo, agli inizi del `600, Tommaso Calvo, vescovo di Tropea, costituì un monte di pietà, che affiancò la benefica azione delle confraternite, nate per svolgere pie opere religiose e compiti di mutuo soccorso. Nel 1618, la località tirrenica. fu sconvolta da un catastrofico terremoto, che seminò morti e distruzioni. Durante i moti del 1648, scoppiati in provincia sull’onda della rivolta napoletana di Masaniello, Amantea fu la roccaforte della reazione perché agevolò le milizie del marchese Gioavanbattista Spinelli di Fuscaldo nel soffocare l'insurrezione. Nella prima metà del 1700, Amantea si giovò della politica di rinnovamento di Carlo III di Borbone , che fece risorgere le attività produttive e culturali.
Ben presto, però, la monarchia napoletana mostrò il suo volto oscurantista e reazionario, che fece ripiombare nella miseria anche Amantea, dove nel 1764 per la fame si ebbero tumulti popolari, sedati dai militari. Nel 1799, quando fu proclamata la repubblica Partenopea, i giacobini locali, attratti dagli ideali di democrazia e di civiltà, ma non compresi dal popolo innalzarono l'albero della libertà ed elessero la nuova municipalità. Inoltre, si acuirono per mancanza d'igiene e carenze alimentari, le epidemie, che hanno sempre segnato la storia della Calabria. Con il ritornò sul trono di Ferdindo IV, grazie all' "armata sanfedista” del cardinale Ruffo, l'ordine fu ristabilito in tutto il regno e, i "galantuomini” giustiziati ed imprigionati.
In periodo murattiano, Amantea fu privata per sempre delle prerogative di capo-circondario, che da allora furono assegnate alla città di Paola; mentre la borghesia e la nobiltà, nonostante le leggi antifeudali, acquistavano i beni immobili e i terreni della Chiesa, ampliando il loro potere economico. Nel corso del Risorgimento , si segnalarono l'attività cospirativa della loggia massonica "Fraternità Nepetina” e le coraggiose dimostrazioni di italianità, duramente represse dai gendarmi borbonici, di patrioti come Antonio Pugliese, Pasquale Cavallo e Pasquale Furgiuele, poeta, che con accenti leopardiani cantò la sua vicenda sentimentale e, con infiammati versi celebrò la gloria della terra natia rivendicando l'indipendenza dei calabresi. Dopo l'Unità si registrò la prepotente egemonia della borghesia, che divenne imprenditoriale e acquistò con la nobiltà "terre" ed edifici appartenenti Stato e ad enti ecclesiastici. La supremazia di questi ceti privilegiati durò, senza soluzione di continuità , fino alla caduta del fascismo, che, accolto dagli amanteani con entusiasmo, si limitò a realizzare alcune opere pubbliche, a promuovere le attività ginnico-sportive, paramilitari, artistiche e ricreative coni finalità meramente propagandistiche. Rare volte, come nella sommossa popolare dell'ottobre del 1920 contro il dispotismo del sindaco Carlo Furgiuele e nelle lotte del "biennio rosso" dei contadini e dei partiti della sinistra contro gli agrari esosi e sfruttatori, le classi subalterne protestarono per le ingiustizie subite e la dilagante indigenza . Per esse l'alternativa era o una vita dura di stenti o l'amara via dell'emigrazione. Il secondo conflitto mondiale, come anche il primo, vide cadere sui campi di battaglia e nei mari molti amanteani. Blanda fu l'epurazione del fascisti, che localmente esercitarono una politica paternalistica e meno persecutoria nei confronti di una minoranza di oppositori, perlopiù confinati. Con l'affermazione della società del benessere e del consumo, pur con tutte le sue contraddizioni, Amantea da centro agricolo e marinaro è diventata una rinomata località commerciale e turistica. (…) (messo in rete in aprile 2006 - n.d.r.) |