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Molti amanteani si sono distinti
nel campo delle lettere, delle scienze e della ricerca.
Purtroppo la città, quasi sempre, ne ha riconosciuto il valore,
la competenza e il talento, solo dopo che gli stessi erano
stati apprezzati in esperienze di vita
lontane dalla nostra terra, ancorché messi in condizione di poter mettere a
frutto il loro ingegno, la loro sagacia, la loro intelligenza.
Questi costituiscono la nuova generazione di "emigranti"
che al posto della valigia di cartone, portano con sé "un bagaglio pieno
di cultura". La nostra ricerca ha bisogno dei contributi
di informazione che aiutino la Redazione di
Amanteani nel Mondo a tracciare i profili dei nostri insigni
concittadini per provvedere ad aggiornare la rubrica. Ogni eventuale omissione o dimenticanza deve esserci cortesemente segnalata. Provvederemo, nei tempi tecnici necessari, a correggere e ad integrare. Pino Del Pizzo |
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prof. Roberto Musì
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prof. Vincenzo Segreti
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Roberto
Musì
di Vincenzo Segreti
Il
premio alla carriera del prof. Roberto Musì, conferito dalla
benemerita associazione “Amanteani nel mondo”, onora un concittadino
che si distingue per alte doti umane e culturali, ormai note al di
là della “cinta daziaria”.
Roberto è nato ad Amantea, dove
vive e opera, l’8 settembre 1947 da Francesco Musì e Rosaria
Campaiola.
Per dare un avvenire migliore
alla famiglia, composta anche di due fratelli, Rodolfo e Rocco e
della sorella Ada, il padre si affermò e si impose come esperto e
conteso ebanista. Il duro ma remunerativo lavoro all’estero consentì
non solo una esistenza agiata alla famiglia, ma anche la laurea in
Geologia al primogenito Rodolfo e allo stesso Roberto quella in
Lettere Moderne. Per gli altri due figli ed il genero Egidio Colombo
si potè aprire la Pensione “Margherita”, una tipica struttura
ricettiva, dove i turisti da anni trovano calda ospitalità, ottima
cucina e sereno riposo.
L’interesse dei fratelli maggiori
per le tradizioni e le memorie di Amantea ha sollecitato Roberto,
sin da quando era studente liceale, ad approfondire le ricerche
storiche della città tirrenica con metodo scientifico.
Nel 1973, conseguita
brillantemente la laurea presso l’università di Salerno con la tesi
“Il cinema neorealista italiano”, Roberto Musì decise di uscire allo
scoperto e di pubblicare i primi lavori. Fu allora che lo scrivente
lo coinvolse nella pubblicazione su “Calabria Letteraria”, la
prestigiosa rivista fondata dal compianto prof. Emilio Frangella,
dell’articolo a due firme “Amantea dalle origini all’assedio
napoleonico”. Nello scritto, per la prima volta, grazie anche al suo
prezioso contributo di idee e di documentazioni inedite, all’insegna
della verità storica, si esaminavano e si smitizzavano le origini
della città; si ipotizzava nel territorio l’esistenza di Tèmesa e di
Clampetia; si ridimensionavano le municipalistiche ed agiografiche
imprese dell’aristocrazia e le eroiche virtù del popolo. Inoltre, si
analizzava il contesto storico e socio-economico delle epoche,
durante le quali imperversavano, fra luci ed ombre, le varie
invasioni straniere fino all’assedio napoleonico del 1806- 1807:
Quest’ultimo
sanguinoso assedio testimoniò la fedeltà ai borboni, alla religione
dei padri e l’avversione ai giacobini e ai francesi, che imponevano
con le armi le idee di progresso della rivoluzione francese; ma
anche mise in evidenza i contrasti interni e le efferatezze dei
massisti nei confronti degli avversari politici.
Questa moderna impostazione
storiografica, che risente della lezione de “Les Annales” fu, nel
prosieguo del tempo, seguita sia dal sottoscritto, sia da Roberto,
il quale si rivelava sempre più, con altri saggi un instancabile
ricercatore ed un raffinato scrittore di memorie patrie.
Gli studi di Roberto oggi sono
rivolti a mettere in luce gli aspetti poco noti del ‘700 calabrese.
Nella sua analisi, il Nostro tiene presente l’illuminato governo di
Carlo III di Borbone, il dispotismo liberticida a cui approdò
Ferdinando IV; gli effetti del catastrofico terremoto del 1783 e
delle epidemie ricorrenti; lo sfortunato tentativo rivoluzionario
della Repubblica Partenopea, soffocato nel sangue dai sanfedisti; il
ritorno alla egemonia feudale; la dilagante miseria dei ceti
popolari. In particolare, egli si addentra ad interpetrare la
posizione della Chiesa, prima ostile all’anticurialismo del Tanucci,
poi favorevole alla poca evangelica svolta reazionaria dei Borbone.
Con acume sottolinea il contrasto
fra sacerdoti progressisti, preti unicamente dediti all’edificazione
delle anime ed il clero bigotto. Nelle ricerche, lo intrigano i
viaggiatori italiani e stranieri, che visitarono la Calabria
dell’epoca, alcuni dei quali annotarono l’arretratezza e la pubblica
pericolosità incontrata, altri descrissero una terra immaginaria che
vive la mitica età dell’oro attraverso la bellezza e la presunta
prodigalità di una natura benefica (stereotipo che durò a lungo,
celando sotto una fantastica metafora gli antichi mali della
sfortunata regione).
In
questo ambito Roberto Musì ha già pubblicato un denso ed originale
volume sulla fugace visita di Giacomo Casanova in Calabria, sulla
sua fuga dalla sede della sperduta diocesi di Martirano, dove fu
ospite del vescovo Bernardino De Bernardis di Fuscaldo, incaricato
di convincere l’aspirante avventuriero ad abbracciare la carriera
ecclesiatica.
L’autore, sulla base di fatti
incontrovertibili, corregge errori e date, commessi dallo stesso
libertino veneziano nelle “Memorie” e ritenuti certi persino da
qualificati studiosi. Naturalmente egli inquadra la vicenda in
quella Calabria della prima metà del XVIII° secolo, che impressionò,
per la diffusa miseria ed incultura, negativamente lo spregiudicato
visitatore, il quale dipinse la bruttezza delle donne di Martirano,
ma celebrò l’avvenenza delle donne e l’ospitalità delle famiglie
aristocratiche cosentine.
Il volume che ha suscitato ampi
consensi della critica, avrà un seguito in una articolata e
documentata monografia sul De Bernardis, prelato di dimensioni
europee che ebbe incarichi diplomatici in Polonia e sulla sua azione
pastorale nella desolata diocesi di Martirano, di cui stranamente
era stato nominato vescovo. Il libro “ in fieri”, da noi letto in
anteprima, oltre all’avvilente stato della chiesa nella regione alle
prese con mille problemi di ordine morale, organizzativo ed
economico, illumina le difficoltà incontrate dal presule e traccia
un eloquente panorama della povertà spirituale e materiale di un
borgo, isolato nelle montagne del catanzarese.
Roberto
Musì ha ottenuto, per la sua attività di ricercatore, ambiti
riconoscimenti quali le nomine a collaboratore dell’ICSAIC di
Cosenza e a socio della Deputazione Calabrese di Storia Patria.
Un ulteriore pregio, non
trascurabile dello studioso amanteano, è la sua generosa
disponibilità verso studenti ed apprendisti saggisti (comportamento
estraneo alla maggior parte degli intellettuali nostrani, chiusi
nella torre d’avorio dei loro studi e spesso affetti di un gretto
individualismo), mettendo a disposizione le sue pubblicazioni e le
carte del suo fornitissimo archivio e dando preziosi consigli, ma
anche esponendosi al rischio del plagio, squallido fenomeno molto
diffuso fra gli pseudoistorici, che abbondano in Calabria.
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VINCENZO
SEGRETI
di Gaetano Marchese
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Vincenzo Segreti
è nato ad Amantea, dove vive ed opera, il 24 aprile 1935,
da
Rocco
e da
Saveria Bonavita,
appartenenti a famiglie del ceto medio, che hanno educato i
figli secondo i valori più autentici della vita da tramandare
alle future generazioni.
Fin
dall’adolescenza, le sue naturali inclinazioni per le materie
letterarie furono assecondate dagli insegnanti delle scuole
medie e ginnasiali, fra i quali, per le notevoli doti umane e
culturali, emergevano
Vincenzo Severino, straordinario didatta, ed
Antonio Arena,
esimio latinista e grecista.
Completò gli studi liceali a Vibo Valentia ed a Tropea, dove
seguì le lezioni di altrettanto valorosi docenti come
l’italianista
Alessandro Cardia,
Orlando Mangialavoro
e Giuseppe Sconda,
rispettivamente professori di latino e greco e di storia e
filosofia.
Ma
fu il docente di storia dell’arte,
Giovan Battista La Grotteria,
ad interessare l’allievo allo studio della cultura
calabrese,
esortandolo a ricostruire la vita e ad analizzare le opere di
Giuseppe Pasqualetti,
pittore settecentesco di Fiumefreddo Bruzio; tele che il giovane
esaminò in parte nel palazzo patrizio dei Mileti di Amantea,
eredi dell’artista.
Conseguita brillantemente la maturità classica nell’anno
scolastico 1954/55, si iscrisse alla facoltà di lettere
classiche dell’Università di Messina, che allora
annoverava insigni cattedratici, fra i quali si menzionano
Quintino Cataudella
per la lingua e la letteratura greca,
Gianvito Resta
e Giorgio Petrocchi
per la lingua e la letteratura italiana,
Fabio Cupaiuolo
per la lingua e letteratura latina,
Gaetano Cingari
per la storia moderna e la bibliografia. Seguì anche i corsi di
storia della musica, tenuti con eccezionale bravura da
Salvatore Pugliatti,
che fu noto giurista e poliedrico intellettuale, amico e sodale
di Salvatore Quasimodo.
Queste lezioni gli istillarono l’amore per il canto lirico,
verso il quale rivelò un’interessante voce di baritono,
purtroppo non coltivata.
Chiamato alle armi, nel 1959 ottenne un “brevetto”
di atletica leggera, per la quale aveva già dimostrato notevole
attitudine, vincendo nel lancio del disco il campionato
regionale studentesco del 1953. Al ritorno, nella seconda
metà degli anni ’60, per una serie di circostanze, i suoi
studi presero un diverso indirizzo che gli consentì di
conseguire con il massimo dei voti il Diploma di Educazione
Fisica presso l’ISEF di Napoli.
Valido docente di attività motorie presso le scuole medie di
primo e
secondo
grado, non trascurò mai la sua formazione umanistica, che si
arricchì sempre più attraverso la lettura dei numerosi volumi
della biblioteca del suo prozio
Raffaele Gaudio,
letterato e filosofo idealista, ubicata al piano superiore della
casa paterna. Di questo grande intellettuale calabrese, egli ha
analizzato i suoi scritti editi ed inediti ed ha approfondito la
vita e l’opera in un denso volume, destinato quanto prima alle
stampe.
Contemporaneamente iniziava l’attività giornalistica
sulle pagine di prestigiose testate come
“Il Messaggero”,
“Paese Sera”,
“Il Giornale di
Calabria” ed altri quotidiani regionali,
raggiungendo nel 1982 l’iscrizione all’Albo dei
Pubblicisti. In tali testate furono ospitati centinaia di
articoli di cronaca e molte inchieste che si proponevano di
contribuire, in tempi non sospetti, ad elevare la qualità della
vita della propria città e del comprensorio. Questi scritti, fra
l’altro, rispecchiano la matrice ideologica e politica
dell’autore, che si riferisce ai principi del Cristianesimo
evangelico e del socialismo umanitario.
Nel 1964, fondatore assieme a Cipriano Martire dell’Associazione
Amici della Musica “Alessandro
Longo”,
è stato animatore e presentatore di serate musicali ed autore di
numerosi articoli sul celebre musicista amanteano.
Nel
1968 coronava il suo sogno d’amore, sposando
Liliana Morelli,
che
gli ha dato quattro splendidi figli (Rocco,
Franco,
Vera,
Marialaura) e
quella serenità d’animo, necessaria per dedicarsi con rinnovato
impegno alle ricerche storiche, letterarie e al giornalismo.
Nel
1973 avviene l’incontro con un altro eminente
intellettuale, il
prof.
Emilio Frangella di Longobardi, direttore di
“Calabria Letteraria”,
che gli ha aperto le porte dell’importante rivista, di cui è
divenuto redattore ed instancabile collaboratore.
Per
il periodico ha scritto 100 saggi che riguardano pagine
di storia calabrese ed amanteana, personaggi dell’arte e della
cultura regionale, editoriali di varia umanità. Inoltre è stato
direttore dei mensili
“La vetrina” e
“Amantea notizie”,
fogli scomodi ai potenti, che ne hanno decretato la fine, e
severo opinionista di trasmissioni televisive di servizio,
improntate sulla libertà di espressione.
Ha
collaborato, con alterna fortuna, al
“Quotidiano di Calabria”
ed attualmente è fra gli articolisti della pagina culturale del
“Domani di Cosenza”.
I
suoi “pezzi”, che trattano prevalentemente temi
culturali, esulano dalla mera
erudizione per diventare strumenti di crescita civile per una
regione afflitta ancora dagli atavici mali del sottosviluppo,
della criminalità e del malgoverno politico ed amministrativo.
A
questo ideale di cultura per la vita, in contrasto con le idee
reazionarie, la boria e la saccenteria degli intellettuali di
tavolino, chiusi nella torre d’avorio delle loro esperienze
libresche, quando non sono al servizio di “lobby”
politico‑affaristiche, si ispirano le sue pubblicazioni, per lo
più
volumi di microstoria, ambientati nel più vasto contesto
regionale e nazionale, che si rivolgono alla conoscenza degli
avvenimenti del passato, non solo sotto il profilo militare e
civile, ma anche sotto gli aspetti socioeconomico, religioso,
culturale ed antropologico. ’ un’avanzata visione storiografica
a più piani convergenti, indispensabile, altresì, per
interpretare la realtà del presente e prospettare un futuro a
misura d’uomo per la nostra comunità e per la Calabria...
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