|
|
|||||
|
Molti amanteani si sono distinti
nel campo delle lettere, delle scienze e della ricerca. |
|||||
|
|
|
||||
|
|
|||||
|
prof.Vincenzo Segreti di Roberto Musì |
|||||
|
Vincenzo Segreti è nato ad Amantea, dove vive ed opera, il 24 aprile 1935, da Rocco e da Saveria Bonavita, appartenenti a famiglie del ceto medio, che hanno educato i figli secondo i valori più autentici della vita da tramandare alle future generazioni. Fin dall’adolescenza, le sue naturali inclinazioni per le materie letterarie furono assecondate dagli insegnanti delle scuole medie e ginnasiali, fra i quali, per le notevoli doti umane e culturali, emergevano Vincenzo Severino, straordinario didatta, ed Antonio Arena, esimio latinista e grecista. Completò gli studi liceali a Vibo Valentia ed a Tropea, dove seguì le lezioni di altrettanto valorosi docenti come l’italianista Alessandro Cardia, Orlando Mangialavoro e Giuseppe Sconda, rispettivamente professori di latino e greco e di storia e filosofia.
Conseguita brillantemente la maturità classica nell’anno scolastico 1954/55, si iscrisse alla facoltà di lettere classiche dell’Università di Messina, che allora annoverava insigni cattedratici, fra i quali si menzionano Quintino Cataudella per la lingua e la letteratura greca, Gianvito Resta e Giorgio Petrocchi per la lingua e la letteratura italiana, Fabio Cupaiuolo per la lingua e letteratura latina, Gaetano Cingari per la storia moderna e la bibliografia. Seguì anche i corsi di storia della musica, tenuti con eccezionale bravura da Salvatore Pugliatti, che fu noto giurista e poliedrico intellettuale, amico e sodale di Salvatore Quasimodo. Queste lezioni gli istillarono l’amore per il canto lirico, verso il quale rivelò un’interessante voce di baritono, purtroppo non coltivata. Chiamato alle armi, nel 1959 ottenne un “brevetto” di atletica leggera, per la quale aveva già dimostrato notevole attitudine, vincendo nel lancio del disco il campionato regionale studentesco del 1953. Al ritorno, nella seconda metà degli anni ’60, per una serie di circostanze, i suoi studi presero un diverso indirizzo che gli consentì di conseguire con il massimo dei voti il Diploma di Educazione Fisica presso l’ISEF di Napoli. Valido docente di attività motorie presso le scuole medie di primo e secondo grado, non trascurò mai la sua formazione umanistica, che si arricchì sempre più attraverso la lettura dei numerosi volumi della biblioteca del suo prozio Raffaele Gaudio, letterato e filosofo idealista, ubicata al piano superiore della casa paterna. Di questo grande intellettuale calabrese, egli ha analizzato i suoi scritti editi ed inediti ed ha approfondito la vita e l’opera in un denso volume, destinato quanto prima alle stampe.
Nel 1964, fondatore assieme a Cipriano Martire dell’Associazione Amici della Musica “Alessandro Longo”, è stato animatore e presentatore di serate musicali ed autore di numerosi articoli sul celebre musicista amanteano.
Nel
1968 coronava il suo sogno d’amore, sposando
Liliana Morelli,
che
gli ha dato
Nel 1973 avviene l’incontro con un altro eminente intellettuale, il prof. Emilio Frangella di Longobardi, direttore di “Calabria Letteraria”, che gli ha aperto le porte dell’importante rivista, di cui è divenuto redattore ed instancabile collaboratore. Per il periodico ha scritto 100 saggi che riguardano pagine di storia calabrese ed amanteana, personaggi dell’arte e della cultura regionale, editoriali di varia umanità. Inoltre è stato direttore dei mensili “La vetrina” e “Amantea notizie”, fogli scomodi ai potenti, che ne hanno decretato la fine, e severo opinionista di trasmissioni televisive di servizio, improntate sulla libertà di espressione.
Ha
collaborato, con alterna fortuna, al
“Quotidiano di Calabria”
ed attualmente è fra
gli articolisti della pagina culturale del
“Domani di Cosenza”.
I
suoi “pezzi”, che trattano prevalentemente temi
culturali, esulano dalla mera
erudizione A questo ideale di cultura per la vita, in contrasto con le idee reazionarie, la boria e la saccenteria degli intellettuali di tavolino, chiusi nella torre d’avorio delle loro esperienze libresche, quando non sono al servizio di “lobby” politico‑affaristiche, si ispirano le sue pubblicazioni, per lo più volumi di microstoria, ambientati nel più vasto contesto regionale e nazionale, che si rivolgono alla conoscenza degli avvenimenti del passato, non solo sotto il profilo militare e civile, ma anche sotto gli aspetti socioeconomico, religioso, culturale ed antropologico. ’ un’avanzata visione storiografica a più piani convergenti, indispensabile, altresì, per interpretare la realtà del presente e prospettare un futuro a misura d’uomo per la nostra comunità e per la Calabria...
|
|||||
|
prof. Roberto Musì di Vincenzo Segreti
Roberto è nato ad Amantea, dove vive e opera, l’8 settembre 1947 da Francesco Musì e Rosaria Campaiola. Per dare un avvenire migliore alla famiglia, composta anche di due fratelli, Rodolfo e Rocco e della sorella Ada, il padre si affermò e si impose come esperto e conteso ebanista. Il duro ma remunerativo lavoro all’estero consentì non solo una esistenza agiata alla famiglia, ma anche la laurea in Geologia al primogenito Rodolfo e allo stesso Roberto quella in Lettere Moderne. Per gli altri due figli ed il genero Egidio Colombo si potè aprire la Pensione “Margherita”, una tipica struttura ricettiva, dove i turisti da anni trovano calda ospitalità, ottima cucina e sereno riposo. L’interesse dei fratelli maggiori per le tradizioni e le memorie di Amantea ha sollecitato Roberto, sin da quando era studente liceale, ad approfondire le ricerche storiche della città tirrenica con metodo scientifico.
Nel 1973, conseguita
brillantemente la laurea presso l’università di Salerno con la tesi
“Il cinema neorealista italiano”, Roberto Musì decise di uscire allo
scoperto e di pubblicare i primi lavori. Fu allora che lo scrivente
lo coinvolse nella pubblicazione su “Calabria Letteraria”, la
prestigiosa rivista fondata dal compianto prof. Emilio Frangella,
dell’articolo a due firme “Amantea dalle origini all’assedio
napoleonico”. Nello scritto, per la prima volta, grazie anche al suo
prezioso contributo di idee e di documentazioni inedite, all’insegna
della verità storica, si esaminavano e si smitizzavano le origini
della città; si ipotizzava nel territorio l’esistenza di Tèmesa e di
Clampetia; si ridimensionavano le municipalistiche ed agiografiche
imprese dell’aristocrazia e le eroiche virtù del popolo. Inoltre, si
analizzava il contesto storico e socio-economico delle epoche,
durante le quali imperversavano, fra luci ed ombre, le varie
invasioni straniere fino all’assedio napoleonico del 1806- 1807:
Questa moderna impostazione storiografica, che risente della lezione de “Les Annales” fu, nel prosieguo del tempo, seguita sia dal sottoscritto, sia da Roberto, il quale si rivelava sempre più, con altri saggi un instancabile ricercatore ed un raffinato scrittore di memorie patrie. Gli studi di Roberto oggi sono rivolti a mettere in luce gli aspetti poco noti del ‘700 calabrese. Nella sua analisi, il Nostro tiene presente l’illuminato governo di Carlo III di Borbone, il dispotismo liberticida a cui approdò Ferdinando IV; gli effetti del catastrofico terremoto del 1783 e delle epidemie ricorrenti; lo sfortunato tentativo rivoluzionario della Repubblica Partenopea, soffocato nel sangue dai sanfedisti; il ritorno alla egemonia feudale; la dilagante miseria dei ceti popolari. In particolare, egli si addentra ad interpetrare la posizione della Chiesa, prima ostile all’anticurialismo del Tanucci, poi favorevole alla poca evangelica svolta reazionaria dei Borbone.
Con acume sottolinea il contrasto
fra sacerdoti progressisti, preti unicamente dediti all’edificazione
delle anime ed il clero bigotto. Nelle ricerche, lo intrigano i
viaggiatori italiani e stranieri, che visitarono la Calabria
dell’epoca, alcuni dei quali annotarono l’arretratezza e la
In questo ambito Roberto Musì ha già pubblicato un denso ed originale volume sulla fugace visita di Giacomo Casanova in Calabria, sulla sua fuga dalla sede della sperduta diocesi di Martirano, dove fu ospite del vescovo Bernardino De Bernardis di Fuscaldo, incaricato di convincere l’aspirante avventuriero ad abbracciare la carriera ecclesiatica. L’autore, sulla base di fatti incontrovertibili, corregge errori e date, commessi dallo stesso libertino veneziano nelle “Memorie” e ritenuti certi persino da qualificati studiosi. Naturalmente egli inquadra la vicenda in quella Calabria della prima metà del XVIII° secolo, che impressionò, per la diffusa miseria ed incultura, negativamente lo spregiudicato visitatore, il quale dipinse la bruttezza delle donne di Martirano, ma celebrò l’avvenenza delle donne e l’ospitalità delle famiglie aristocratiche cosentine.
Il volume che ha suscitato ampi
consensi della critica, avrà un seguito in una articolata e
documentata monografia sul De Bernardis, prelato di dimensioni
europee che ebbe incarichi diplomatici in Polonia e sulla sua azione
pastorale nella desolata diocesi di Martirano, di
Roberto Musì ha ottenuto, per la sua attività di ricercatore, ambiti riconoscimenti quali le nomine a collaboratore dell’ICSAIC di Cosenza e a socio della Deputazione Calabrese di Storia Patria. Un ulteriore pregio, non trascurabile dello studioso amanteano, è la sua generosa disponibilità verso studenti ed apprendisti saggisti (comportamento estraneo alla maggior parte degli intellettuali nostrani, chiusi nella torre d’avorio dei loro studi e spesso affetti di un gretto individualismo), mettendo a disposizione le sue pubblicazioni e le carte del suo fornitissimo archivio e dando preziosi consigli, ma anche esponendosi al rischio del plagio, squallido fenomeno molto diffuso fra gli pseudoistorici, che abbondano in Calabria. |
|||||
Ultimo aggiornamento: 26-01-10