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Come una favola
AMANTEA ANNI '50
di Pino Del Pizzo

La
"Filanda" della seta
di
Alfonso Lorelli
"VOCE PORTATA DAL VENTO"

di Pino Del Pizzo 

           
La battaglia
di
Lepanto
Una conversione iteressata
Origine del cognome Bonavita
di Pino Del Pizzo
   
           

Come una favola
AMANTEA ANNI '50
di Pino Del Pizzo

 

Case immerse nel profumo delle zagare e nel verde giardino mediterraneo, disteso sotto le arcigne mura della rocca e del centro storico che rimanda, da mille vetrate, gli ultimi raggi di ogni tramonto di fuoco.

via margherita inizio anni '50

 

 

Le vie silenziose ascoltano i racconti dei vecchi seduti sugli usci mentre, in ogni angolo, i bimbi tessono sogni giocando all’ammuciatella, con la bambola, allu sdruommulu o correndo dietro una palla di pezza, pronti a scomparire , quasi per incanto, all’apparire delle burbere figure dei vigili urbani.

'u sdruommulu

Pietro Furgiuele

e

Luigi Campora

Mario Francescano

e

Alfredo Scalise
il temuto
"Baffo di ferro"

 

Il carretto di Pizzino            

Strade sterrate, sistemate alla meglio dai cantieri scuola, nati per lenire la disoccupazione, percorse da lente coppie di buoi, dai carri di Ciccu ‘u ‘mpacchiu e Pietro Pizzino che assicurano i trasporti nei paesi più vicini, dalla “Carovana” che assicura lo scarico e la distribuzione delle merci dalla stazione ai luoghi di destinazione nel territorio comunale, un carrettino trainato da un asinello il servizio postale

la posta viaggiava con il carretto di nardelli            

cantiere di lavoro sulla strada nova            

Peppino Mazza, alias "Gesù Cristu d'a Chiazza"

E’ sempre più raro ammirare lo spettacolo della carrozza del Marchese De Luca trainata dai magnifici cavalli Cocò, Faccibella e Baggiana con  Peppino Mazza imponente cocchiere in divisa seduto a cassetta.

Poi arriveranno le prime automobili e Peppino si trasformerà nella mitica figura di "Gesù Cristu d'a Chiazza"

 

 

Ogni mattina le barche ritornano a riva con la loro argentea preda che guizza nelle luci dell’alba prima di essere trasferita nelle “spaselle” o  nei cesti che – a dorso di mulo - raggiungeranno Lago, Aiello e gli altri comuni dell’interno.

Il mercato si tiene ancora in Piazza, ma già qualcuno si è spostato alla Taverna.

Il campo di calcio alla marina ha una tribunetta in legno, la squadra un allenatore ungherese e tanti talenti locali che la spingono in alto

Nicodemo, un omino in divisa bianca, avanza per la strada strascicando lentamente i passi, fermandosi ad ogni uscio e a ogni finestra annunciando le feste col canto roco e chioccio di incomprensibili novene, forse da lui stesso inventate.

 

La seconda guerra mondiale è alle spalle, anche  se  in Corea un nuovo conflitto mette a repentaglio la pace nel mondo.

Qui le ferite del bombardamento del 1943 ancora non sono rimarginate!

 

funerali delle vittime del bombardamento

amici e familiari accompagnano alla stazione un emigrante            

In Italia sta iniziando il miracolo economico, ma qui pare non debba mai arrivare …

Anzi da noi si continua a partire per “la Venezuela” o per l’America, con la valigia piena di pochi stracci e gonfia di ricordi.

Alla stazione l’ultimo saluto, lo sventolio di mille fazzoletti che sembrano fiori sbocciati dai cuori di chi resta e che si mescoleranno ai colori dei ricordi di chi se ne và.

 

           

la partenza per l'America di Adamo Furgiuele

Fiori che scompaiono  col fischio del treno, inghiottito dalla prima curva sul Catocastro, solo un po’ prima che il Camolo nasconda per sempre le ultime case.

Anche l’Isca pian piano scompare  salutata dallo stridio d’un gabbiano…

E inizia il viaggio della speranza…

Pieno di tristezza e di malinconia...

 

   

Continuano a fiorire gli oleandri ed i glicini.

Il ghiaccio non arriva più a stecche, ma lo forniscono i primi rumorosissimi frigoriferi e le radio a valvole riempiono l’aria con la loro musica.

Dal Salone delle feste del Casinò di Sanremo, vengono irradiate le prime edizioni dell'omonimo Festival: presenta Nunzio Filogamo, dirige l'orchestra il maestro Cinico Angelini e Nilla Pizzi trionfa nelle prime edizioni con  " Grazie dei Fior”, "Vola colomba” e “Papaveri e papere”, poi sarà la volta di Caludio Villa e di Luciano Tajoli, Di Flo’s Andons e Natalino Otto, del Quartetto Cetra.

 

           

terza media sezione A anno scol.1952-53

Ad Amantea, le scuole medie si trasferiscono a San Bernardino.

Nei libri di scuola, foglie messe ad appassire fanno da segnalibro in testi acquistati da Rocco Segreti e foderati con la carta della pasta “Filippone”.

 

I ragazzi ed i giovani che hanno il pallino (o le lire) per continuare a studiare nelle scuole superiori, svanito il sogno di avere la ragioneria ad Amantea, continuano a fare i pendolari per Paola e per Fuscaldo, o vanno “in pensione” a Cosenza e  Vibo.

 

mastru cicciu furiellu con i discepoli

Tutti gli altri cercano di imparare un mestiere.

I ragazzi “vannu allu mastru” nelle numerose botteghe artigiane,  le ragazze “alla mastra” per imparare il taglio e il cucito o passano il pomeriggio nel salone della parrocchia dei Cappuccini dove le “delegate” Gilda e Minichella tengono corsi gratuiti di ricamo e di lavori con l’uncinetto.

 

scuola di ricamo

vecchia corriera in via vittorio emanuele

A Cosenza si arriva attraverso Potame con i decrepiti “postali” della ditta Santelli o con la sferragliante littorina che arranca sulla cremagliera per scalare la Crocetta.

Ancora c’è chi fa il bucato nella cibbia perché, anche se l’acqua è ormai in tutte le case, spesso manca… specie d’estate.

Ci dissetiamo con quella tenuta in fresco nelle “vummulelle” e con le gassose di Enrico Morelli prima e di Totonno Vairo,poi.

La bagnarola è stat sostituita dalla vasca da bagno o dalla doccia, ma chi non ha questa comodità può fare le sue abluzioni presso una moderna struttura appositamente allestita da mastro Ettore Carino: il Diurno.

 

donne che lavano la lana

fiera degli animali tenuta alla marina d'a chiazza

La fiera degli animali si tiene alla marina, quella delle merci che occupa a stento Via Vittorio Emanuele, è l’occasione per rinnovare il guardaroba, per giocare alla “carichella” e alle bambole.

A farla da padroni sono, anche allora, i “mastazzoli” e le piante d’appartamento.

 

Al “Dopolavoro” si gioca a carte o a biliardo sotto il vigile consiglio di Totonno ‘i Minichella” al quale è severamente proibito di chiedere un caffè corretto, ma, se sei tifoso dell’Inter, si può avere tutta l’assistenza per far 12 alla Sisal.

  da sorseggiare fra una canzone e l’altra e poi pagare ricorrendo alla “libretta” così come generalmente i più fanno la spesa da Colavolpe, da Socievole, da Mazzuca o Gambardella.

E se ci sono promozioni, occasioni o annunci, la voce stentorea di Venturino si diffonde per le strade e le piazze con i suoi “bandi”.

La “passatella” regna nei numerosi “templi di Bacco” e al bar di Gigino Curcio ai Cappuccini.

Molte amicizie rischiano di finire dopo una serata in cui si resta “all’urmo”.

 

Da Giovannino Campaiola, più che i tabacchi o il giornale, si apprezza un buon bicchiere di vino

a passatella   patrune e sutta

Settimio perna, il sindaco del pane

Ci sono le sezioni dei partiti e la politica appassiona un po’ tutti.

Comizi, giornali parlati, le note di “bianco fiore “ e di “bandiera rossa” riempiono piazza commercio e un poco tutte le piazze d’italia.

Per le Amministrative si vota ancora per il “sindaco del pane” o per “l’ombrello”, ma all’orizzonte già si intravedono Natuzzo Marinaro,  Pierino Policicchio, Mimì Alecce, e Fonzino Politano.

 

Il tre gennaio 1954 la RAI mette in onda il primo breve programma televisivo, ma ci vorranno quasi due anni perché il segnale sia ricevibile  in gran parte del territorio nazionale.

Dagli schermi pieni di nevischio ci arrivano tutti i giorni le immagini in diretta dal mondo: il giovedì quelle di Mike Buongiorno con il “ Rischiatutto” e il sabato quelle di Mario Riva con “Il Musichiere”.  La “Domenica sportiva” muove i primi passi, senza moviole, dibattiti, processi e belle donne e il “Carosello” è il segnale della buonanotte per i più piccini.

L'asino era il principale mezzo di trasporto per chi abitava in campagna

Il problema dei parcheggi non esiste per le auto, ma per le cavalcature (asini e muli) che legati negli appositi spazi riempiono l’aria di ragli e il terreno di escrementi prontamente raccolti e riciclati  come concime.

interno santa maria la pinta (cappuccini)

calcio balilla

 

 

La domenica mattina tutti in chiesa: i maschi da una parte e le femminucce dall'altra  a sbirciarsi di nascosto nel profumo di fiori e d’incenso nel quale aleggia, mistico e arcano, il rituale in latino.

Con le ragazze locali gli amori sono per lo più platonici, fatti di sguardi e di infuocati bigliettini che amiche fidate recapitano appena possibile.

Il pomeriggio tutti al cinema Impero o al Cinema Bruni.

Costo del biglietto solo 30 lire e, spesso, si può assistere a due film.

Per i giovani c’è  il calcio balilla, il flipper, il cinema all’aperto e la rotonda dove si può tentare qualche approccio con l’altro sesso (quasi sempre forestiero) con il complice aiuto del ballo del mattone. 

Alla  “Rotonda”, comunque, è obbligatorio “consumare”. 

La maggior parte consuma le sedie e i tavoli.  I più denarosi una gassosa con quattro cannucce.

La sigaretta è usata come un calumet indiano: passa di bocca in bocca e di mano in mano, finché é necessario tenerla con uno spillo.

In giro si cominciano a vedere degli strani ragazzi con  stravaganti calzoni blu, giubbotto di pelle e ciuffo ribelle sulla fronte.

 

 

I più fortunati hanno la Vespa e quando sfrecciano per le strade, la ragazza dietro se ne sta seduta di fianco, con le gambe strette e il foulard in testa sfidando nelle curve tutte le leggi di gravità.

Quando non c’è un juke-box, c’è qualcuno con la chitarra che suona strana musica: gli altri intorno ascoltano senza riuscire a restare fermi.

Sono pezzi di Elvis, Chuck Berry e Bill Haley e la sua Rock Around The Clock.
Anche da noi è stato scoperto il Rock and Roll.

L’Arena Pozzo,cinema all’aperto dal lunedì al venerdì, sabato si trasforma in locale notturno alla moda richiamando nella nostra città vacanzieri di tutta la regione per una serata indimenticabile sulle note dell’orchestra Monizza.

La FIAT tra il 1955 e il 1957, realizza il sogno per centinaia di migliaia di Italiani: arrivano le macchine più amate da intere generazioni . La 600 e la 500.

Il telefono pubblico è in piazza, così come la posta centrale, mentre l’ufficio postale del quartiere “taverna” è sistemato alla meglio in un magazzino di palazzo Gargano all’inizio della salita di via Nazionale.

 

pino del pizzo in vespa in via baldacchini

Il 4 ottobre 1957 viene lanciato in orbita lo Sputnik, il 3 novembre dello stesso anno il primo essere vivente entra in orbita attorno alla terra.

L’umanità è commossa per Laika, la cagnetta russa che viene immolata sul cammino della scienza.

   
   

Nel 1958 nasce la prima Barbie, bambola la cui fortuna dura a distanza di 50 anni e viene promulgata la legge Merlin che chiude le “case chiuse”.

A distanza di 50 anni invece di 358 casini autorizzati, tutta Italia sembra un casino.

 

Stiamo per varcare il decennio, fra poco inizieranno gli anni sessanta, all’insegna della nostra moneta, la Lira, che riceve dal Financial Times l’oscar come moneta stabile…

La Benzina Super costa 110 lire e un pacchetto di nazionali 160.

inizio via margherita

Ha inizio una trasformazione epocale, una corsa inarrestabile verso la tecnologia più avanzata che permette un miglioramento della qualità della vita, ma che comincia a erodere dalle fondamenta gli aspetti più umani e poetici che per secoli hanno caratterizzato la gente di Amantea. 

Anche sullo scoglio di Coreca si poteva ballare o gustare una buona pizza

Questo servizio è stato realizzato su DVD e CD - non in vendita- che sarà consegnato ai soci in regola con il tesseramento 2008

UNA CONVERSIONE ... “INTERESSATA”

origine del cognome Bonavita

di Pino Del Pizzo

Nel 1571, una nave armata ed equipaggiata da cittadini di      Amantea (già ricco centro commerciale e marinaro con un importante porto situato nei pressi dell’attuale località “Calavecchia”) partecipò alla battaglia di Lepanto contro i Turchi.

Gli eroici marinai mantennero alto il prestigio della Città contribuendo alla vittoria della flotta Cristiana e tornarono in Patria carichi di Scena di vita quotidiana alla Calavecchia (dipinto)onori, di un ricco bottino di guerra e di alcuni prigionieri.

Questi ultimi furono adibiti alle fatiche più umili e, perciò, condussero una vita di stenti fino quando non decisero di convertirsi al Cattolicesimo per non essere più trattati da prigionieri o da schiavi.

In conseguenza di tale conversione passarono, così, da una “mala vita” ad una “bona vita”.

E proprio “Bonavita” fu il cognome dato ai turchi convertiti che, pertanto, da quel giorno non furono più Mustafà, Alì, Mohamed, ecc., ma Bonavita Rocco, Bonavita Francesco, Bonavita Giuseppe, ecc. ed i loro eredi, moltiplicatisi nei  secoli, rappresentano oggi uno di cognomi più diffusi ad Amantea.

La battaglia di Lepanto

Data: 7 OTTOBRE 1571
Luogo: IMBOCCATURA DEL GOLFO DI CORINTO
Eserciti contro: LEGA SANTA-TURCHI

Protagonisti:

Armata Cristiana

Armata Turca

DON GIOVANNI DAUSTRIA (Comandante supremo della flotta cristiana)
SEBASTIANO VENIER (Comandante della flotta di Venezia)
MARCANTONIO COLONNA (Ammiraglio romano)
PIETRO GIUSTINIANI (Priore dellOrdine di malta)
ALESSANDRO FARNESE (Duca di Parma)
ANDREA PROVANA DI LEINI (Comandante della flotta del Duca di Savoia)
GIAN ANDREA DORIA (Comandante della flotta spagnola in Italia)
AGOSTINO BARBARIGO (Ammiraglio della flotta di Venezia)

ALI MUEDHDHIN ZADEH PASCIA (Comandante supremo della flotta turca)
ULUGH ALI (Pascià di Algeri)
MEHMET SHORAQ (Pascià di Alessandria)
AMURAT DRAGUT PASCIA (Comandante della flotta di riserva turca)
KHARA KHODJA (Capitano della flotta turca)

 

 

 

Il 7 ottobre 1571 la flotta della Lega Santa e quella turca sono l'una di fronte all'altra, davanti all'imboccatura del golfo di Corinto.

Ecco l'inizio della battaglia di Lepanto attraverso il racconto di un marinaio della nave cristiana "San Teodoro", narrato da Gianni Granzotto nel libro: "La battaglia di Lepanto":

"...L'armata cristiana stava ferma sulla sua linea. Il solo movimento ordinato da don Giovanni riguardò le galeazze, che si andarono a schierare un miglio davanti a noi, come isole avanzate. Le galeazze erano sei, e dovevano mettersi a due per due all'innanzi di ciascuno dei nostri corpi, due per l'ala di Barbarigo, due per il centro di don Giovanni, due per l'ala del Doria. Se non che costui, comandato dall'argarsi verso il pieno del golfo, girò fin troppo il bordo allontanandosi al largo più di quanto si credeva opportuno. Per quella mossa si aprì una specie di varco sulla parte destra del nostro schieramento e le due galeazze che dovevano andare a proteggere il corno dei genovesi si trovarono un po' sperdute nel mezzo del mare.

Ma le altre furono pronte a scatenare tutto l'inferno dei cannoni di cui erano strapiene, immobili in mezzo al mare sotto quel peso come enormi tartarughe galleggianti. Sui turchi che avanzavano a tutta voga, senza più vele ai trinchetti per la caduta del vento, piovvero i colpi ed il fuoco in una terribile tempesta d'improvviso infuriante sul mare tranquillo. Davanti al nostro corpo di navi sparavano le galeazze di Francesco Duodo e di Andrea da Pesaro. Vidi le palle lanciate dal Duodo sfracassare il fanale più grande della Reale dei Turchi, che per altezza dominava il gruppo dei legni nemici avventati all'assalto. Un secondo colpo frantumò la spalla d'una galera vicina, un terzo mandò in pezzi il fasciame di un'altra, che si mise ad imbarcare acqua a fiotti sprofondando nel mare come in una sabbia. Uomini con i turbanti in capo si buttarono a nuoto dagli spalti divelti, tra remi spezzati, frammenti di chiglia, tronconi d'alberi dimezzati che cadevano da altre galere colpite travolgendo soldati e rematori, mentre il fuoco prendeva a divampare su questo e quel bordo illuminando le acque di inverosimili bagliori.

E' quasi il tramonto quando giunge la fine dei combattimenti. In tutto la battaglia è durata più di cinque ore. Quel tratto di mare è completamente coperto di rottami di navi, cadaveri e feriti che invocano aiuto con grida strazianti.

Lepanto, per i turchi, è stata un'ecatombe: circa duecentomila morti tra marinai e soldati, tutti i comandanti morti, tranne Ulugh Alì, diecimila feriti, ottomila prigionieri, ottanta galere bruciate o affondate e centodiciassette catturate

Da parte cristiana si contano circa ottomila morti ed altrettanti feriti, quindici galere perdute e quasi tutte le altre gravemente danneggiate.

La vittoria di Lepanto da parte della Lega Santa infrange l'antico sogno del dominio turco. La Cristianità è salva.

FONTI: http://cronologia.leonardo.it/battaglie/batta05.htm    (RIDUZIONE)

"VOCE PORTATA DAL VENTO"

di Pino Del Pizzo

da sinistra: Vincenzo Pulice (bambino)Fortunato Marinari, Alfredo Aloe, Giovanni Marinari, Mario Schettini, Pietro Morelli, Nino Schettini; seduto Ercolano De Luca.

 

Siamo nel 1947. Da poco si è concluso il secondo conflitto mondiale e, in tutti, c'è desiderio di ricominciare, di mettere alle spalle le paure, i sacrifici, le sofferenze e il dolore.
In questo contesto, in seno all'Azione Cattolica "Sacro Cuore" (Chiesa Matrice) nasce una filodrammadica che si esibisce nel civettuolo ed efficiente "Teatro Carratelli" di cui attualmente restano solo i ruderi (Casi sciullate).
Nella foto una scena della commedia "Voce portata dal vento" in cui si anticipano alcuni temi attuali ai giorni nostri: l'incontro fra civiltà e religioni.
 

Nella foto gentilmente concessa dal signor Vincenzo Pulice compaiono: da sinistra: Vincenzo Pulice (bambino)Fortunato Marinari, Alfredo Aloe, Giovanni Marinari, Mario Schettini, Pietro Morelli, Nino Schettini; seduto Ercolano De Luca. 

La
"Filanda" della seta

di Alfonso Lorelli

Un’altra attività presente ad Amantea a partire dal 1903 fu la “filanda” di via R. Mirabelli, impiantata da Giuseppe e Pasquale Maione e rimasta in attività fino al 1927.

 Il periodo produttivo fu quello compreso tra il 1908 e il 1920. Nel 1913 arrivò a dare lavoro a 45 persone, quasi tutte donne.

Si trattava di un’attività particolarmente delicata che consisteva nel lavorare i bozzoli della seta che venivano allevati non soltanto nelle case di campagna, ma anche in quelle più povere del centro urbano.

La maggioranza delle famiglie contadine "investivano i loro poveri capitali nella coltivazione del baco da seta e potevano farlo perché i proprietari della filanda fornivano le uova, a fronte dell'anticipata vendita del prodotto. 

I coloni dei Cavallo e dei Furgiuele, sulle cui proprietà si   trovavano estesi "gelseti",allevavano i bachi da seta a metà col padrone, ma il rischio della produzione era tutto a carico del colono.

Una nota curiosa è rappresentata dal fatto che le uova, di dimensione microscopica, poiché per dischiudersi avevano bisogno di un caldo costante compreso tra 15 e 25 gradi, venivano "covate" avvolte in un panno di lana, tra le mammelle delle donne.

Si trattava di quantità esigue, tanto che ogni famiglia contadina acquistava generalmente un'oncia (30 grammi) o due on­ce di uova.

L’allevamento del baco, ad Amantea chiamato "u sìricu", era un proce­dimento molto delicato.

Innanzitutto l'ambiente doveva essere ben arieggiato, perciò nelle case dei contadini veniva usato il "tavulàtu, cioé il locale posto al di sopra della stanza da letto, da questa separato da un solaio di ta­vole, perché l'abbassamento della temperatura notturna veniva mitigato dal­la presenza di coloro che dormivano nella stanza sottostante.

Il baco, per fare il bozzolo, si doveva arrampicare su rametti di ginestra o di erica collocati sopra la "cannizzola” che era un fitto intreccio di piccole canne su cui venivano allevati i bachi, nutriti dalle foglie di gelso; la corretta disposizione di questi rami era molto importante.

La "sborrolatura”, cioè la rimozione dei bozzoli, doveva avvenire 10 giorni dopo la salita dei bachi sui rami, quando all'interno dei bozzoli i bruchi si erano trasformati in "pupe”:

 I bozzoli rimasti venivano essiccati per provocare la morte della pupa che, altrimenti, si trasformava in farfalla fuoriuscendo dal bozzolo e rompendo la continuità del suo filo.

A volte capitava che si compissero procedimenti errati a che l'alleva­mento veniva colpito da malattie molto contagiose contro le quali non esi­stevano terapie.

 In tale caso i contadini dovevano versare il triplo del valore delle uova anticipate dai proprietari della filanda, finendo col perdere lavoro e capitale investito.

L'attività serica era molto diffusa ad Amantea dove vi era, fin dal sette­cento, una alta produzione di gelso bianco le cui foglie, più dolci di quelle del gelso nero, servivano per gli allevamenti dei bachi.

La qualità di bozzolo prodotto in Calabria era uno dei migliori. (…)

Ad Amantea la gelsicoltura era praticata specialmente nei quattrocento ettari di terreno pianeggiante compreso tra il Catocastro ed il promontorio di Coreca, di proprietà dei Furgiuele, dei Del Giudice, dei Cavallo e dei Caratelli; nei terreni pianeggianti dei Furgiuele compresi tra Coreca e  il fiume Oliva; nelle "macchie" sparse che si trovavano lungo i lati dei torrenti e dei fiumi.

La presenza della filanda dei Maione fece incrementare la coltivazione del baco da seta anche nei paesi circostanti e valorizzò di molto la produzio­ne del gelso che poi venne gradualmente abbandonata, in concomitanza con la crisi e la chiusura  di detta azienda.

 

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Ultimo aggiornamento: 29-01-10