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La "Filanda" della seta di Alfonso Lorelli |
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"VOCE PORTATA DAL VENTO" | |||
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La battaglia di Lepanto |
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Una
conversione iteressata Origine del cognome Bonavita di Pino Del Pizzo |
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Come una favola
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Case immerse nel profumo delle zagare e nel verde giardino mediterraneo, disteso sotto le arcigne mura della rocca e del centro storico che rimanda, da mille vetrate, gli ultimi raggi di ogni tramonto di fuoco. |
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Le vie silenziose ascoltano i racconti dei vecchi seduti sugli usci mentre, in ogni angolo, i bimbi tessono sogni giocando all’ammuciatella, con la bambola, allu sdruommulu o correndo dietro una palla di pezza, pronti a scomparire , quasi per incanto, all’apparire delle burbere figure dei vigili urbani.
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Pietro Furgiuele e Luigi Campora |
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Mario Francescano e Alfredo Scalise
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Strade sterrate, sistemate alla meglio dai cantieri scuola, nati per lenire la disoccupazione, percorse da lente coppie di buoi, dai carri di Ciccu ‘u ‘mpacchiu e Pietro Pizzino che assicurano i trasporti nei paesi più vicini, dalla “Carovana” che assicura lo scarico e la distribuzione delle merci dalla stazione ai luoghi di destinazione nel territorio comunale, un carrettino trainato da un asinello il servizio postale
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E’ sempre più raro ammirare lo spettacolo della carrozza del Marchese De Luca trainata dai magnifici cavalli Cocò, Faccibella e Baggiana con Peppino Mazza imponente cocchiere in divisa seduto a cassetta. Poi arriveranno le prime automobili e Peppino si trasformerà nella mitica figura di "Gesù Cristu d'a Chiazza"
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Ogni mattina le barche ritornano a riva con la loro argentea preda che guizza nelle luci dell’alba prima di essere trasferita nelle “spaselle” o nei cesti che – a dorso di mulo - raggiungeranno Lago, Aiello e gli altri comuni dell’interno. |
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Il mercato si tiene ancora in Piazza, ma già qualcuno si è spostato alla Taverna. Il campo di calcio alla marina ha una tribunetta in legno, la squadra un allenatore ungherese e tanti talenti locali che la spingono in alto Nicodemo, un omino in divisa bianca, avanza per la strada strascicando lentamente i passi, fermandosi ad ogni uscio e a ogni finestra annunciando le feste col canto roco e chioccio di incomprensibili novene, forse da lui stesso inventate.
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La seconda guerra mondiale è alle spalle, anche se in Corea un nuovo conflitto mette a repentaglio la pace nel mondo. Qui le ferite del bombardamento del 1943 ancora non sono rimarginate!
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In Italia sta iniziando il miracolo economico, ma qui pare non debba mai arrivare … Anzi da noi si continua a partire per “la Venezuela” o per l’America, con la valigia piena di pochi stracci e gonfia di ricordi. Alla stazione l’ultimo saluto, lo sventolio di mille fazzoletti che sembrano fiori sbocciati dai cuori di chi resta e che si mescoleranno ai colori dei ricordi di chi se ne và.
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Fiori che scompaiono col fischio del treno, inghiottito dalla prima curva sul Catocastro, solo un po’ prima che il Camolo nasconda per sempre le ultime case. Anche l’Isca pian piano scompare salutata dallo stridio d’un gabbiano… E inizia il viaggio della speranza… Pieno di tristezza e di malinconia...
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Continuano a fiorire gli oleandri ed i glicini. Il ghiaccio non arriva più a stecche, ma lo forniscono i primi rumorosissimi frigoriferi e le radio a valvole riempiono l’aria con la loro musica. Dal Salone delle feste del Casinò di Sanremo, vengono irradiate le prime edizioni dell'omonimo Festival: presenta Nunzio Filogamo, dirige l'orchestra il maestro Cinico Angelini e Nilla Pizzi trionfa nelle prime edizioni con " Grazie dei Fior”, "Vola colomba” e “Papaveri e papere”, poi sarà la volta di Caludio Villa e di Luciano Tajoli, Di Flo’s Andons e Natalino Otto, del Quartetto Cetra.
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Ad Amantea, le scuole medie si trasferiscono a San Bernardino. Nei libri di scuola, foglie messe ad appassire fanno da segnalibro in testi acquistati da Rocco Segreti e foderati con la carta della pasta “Filippone”.
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I ragazzi ed i giovani che hanno il pallino (o le lire) per continuare a studiare nelle scuole superiori, svanito il sogno di avere la ragioneria ad Amantea, continuano a fare i pendolari per Paola e per Fuscaldo, o vanno “in pensione” a Cosenza e Vibo.
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Tutti gli altri cercano di imparare un mestiere. I ragazzi “vannu allu mastru” nelle numerose botteghe artigiane, le ragazze “alla mastra” per imparare il taglio e il cucito o passano il pomeriggio nel salone della parrocchia dei Cappuccini dove le “delegate” Gilda e Minichella tengono corsi gratuiti di ricamo e di lavori con l’uncinetto.
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A Cosenza si arriva attraverso Potame con i decrepiti “postali” della ditta Santelli o con la sferragliante littorina che arranca sulla cremagliera per scalare la Crocetta. |
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Ancora c’è chi fa il bucato nella cibbia perché, anche se l’acqua è ormai in tutte le case, spesso manca… specie d’estate. Ci dissetiamo con quella tenuta in fresco nelle “vummulelle” e con le gassose di Enrico Morelli prima e di Totonno Vairo,poi. La bagnarola è stat sostituita dalla vasca da bagno o dalla doccia, ma chi non ha questa comodità può fare le sue abluzioni presso una moderna struttura appositamente allestita da mastro Ettore Carino: il Diurno. |
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La fiera degli animali si tiene alla marina, quella delle merci che occupa a stento Via Vittorio Emanuele, è l’occasione per rinnovare il guardaroba, per giocare alla “carichella” e alle bambole. A farla da padroni sono, anche allora, i “mastazzoli” e le piante d’appartamento. |
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Al “Dopolavoro” si gioca a carte o a biliardo sotto il vigile consiglio di Totonno ‘i Minichella” al quale è severamente proibito di chiedere un caffè corretto, ma, se sei tifoso dell’Inter, si può avere tutta l’assistenza per far 12 alla Sisal. da sorseggiare fra una canzone e l’altra e poi pagare ricorrendo alla “libretta” così come generalmente i più fanno la spesa da Colavolpe, da Socievole, da Mazzuca o Gambardella. E se ci sono promozioni, occasioni o annunci, la voce stentorea di Venturino si diffonde per le strade e le piazze con i suoi “bandi”. La “passatella” regna nei numerosi “templi di Bacco” e al bar di Gigino Curcio ai Cappuccini. Molte amicizie rischiano di finire dopo una serata in cui si resta “all’urmo”.
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Ci sono le sezioni dei partiti e la politica appassiona un po’ tutti. Comizi, giornali parlati, le note di “bianco fiore “ e di “bandiera rossa” riempiono piazza commercio e un poco tutte le piazze d’italia. Per le Amministrative si vota ancora per il “sindaco del pane” o per “l’ombrello”, ma all’orizzonte già si intravedono Natuzzo Marinaro, Pierino Policicchio, Mimì Alecce, e Fonzino Politano. |
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Il tre gennaio 1954 la RAI mette in onda il primo breve programma televisivo, ma ci vorranno quasi due anni perché il segnale sia ricevibile in gran parte del territorio nazionale. Dagli schermi pieni di nevischio ci arrivano tutti i giorni le immagini in diretta dal mondo: il giovedì quelle di Mike Buongiorno con il “ Rischiatutto” e il sabato quelle di Mario Riva con “Il Musichiere”. La “Domenica sportiva” muove i primi passi, senza moviole, dibattiti, processi e belle donne e il “Carosello” è il segnale della buonanotte per i più piccini. |
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Il problema dei parcheggi non esiste per le auto, ma per le cavalcature (asini e muli) che legati negli appositi spazi riempiono l’aria di ragli e il terreno di escrementi prontamente raccolti e riciclati come concime. |
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La domenica mattina tutti in chiesa: i maschi da una parte e le femminucce dall'altra a sbirciarsi di nascosto nel profumo di fiori e d’incenso nel quale aleggia, mistico e arcano, il rituale in latino. Con le ragazze locali gli amori sono per lo più platonici, fatti di sguardi e di infuocati bigliettini che amiche fidate recapitano appena possibile. Il pomeriggio tutti al cinema Impero o al Cinema Bruni. Costo del biglietto solo 30 lire e, spesso, si può assistere a due film. Per i giovani c’è il calcio balilla, il flipper, il cinema all’aperto e la rotonda dove si può tentare qualche approccio con l’altro sesso (quasi sempre forestiero) con il complice aiuto del ballo del mattone. Alla “Rotonda”, comunque, è obbligatorio “consumare”. La maggior parte consuma le sedie e i tavoli. I più denarosi una gassosa con quattro cannucce. La sigaretta è usata come un calumet indiano: passa di bocca in bocca e di mano in mano, finché é necessario tenerla con uno spillo. In giro si cominciano a vedere degli strani ragazzi con stravaganti calzoni blu, giubbotto di pelle e ciuffo ribelle sulla fronte.
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I più fortunati hanno la Vespa e quando sfrecciano per le strade, la ragazza dietro se ne sta seduta di fianco, con le gambe strette e il foulard in testa sfidando nelle curve tutte le leggi di gravità. Quando non c’è un juke-box, c’è qualcuno con la chitarra che suona strana musica: gli altri intorno ascoltano senza riuscire a restare fermi.
Sono pezzi di Elvis, Chuck Berry e Bill Haley e la sua Rock
Around The Clock. L’Arena Pozzo,cinema all’aperto dal lunedì al venerdì, sabato si trasforma in locale notturno alla moda richiamando nella nostra città vacanzieri di tutta la regione per una serata indimenticabile sulle note dell’orchestra Monizza. La FIAT tra il 1955 e il 1957, realizza il sogno per centinaia di migliaia di Italiani: arrivano le macchine più amate da intere generazioni . La 600 e la 500. Il telefono pubblico è in piazza, così come la posta centrale, mentre l’ufficio postale del quartiere “taverna” è sistemato alla meglio in un magazzino di palazzo Gargano all’inizio della salita di via Nazionale.
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Il 4 ottobre 1957 viene lanciato in orbita lo Sputnik, il 3 novembre dello stesso anno il primo essere vivente entra in orbita attorno alla terra. L’umanità è commossa per Laika, la cagnetta russa che viene immolata sul cammino della scienza. |
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Nel 1958 nasce la prima Barbie, bambola la cui fortuna dura a distanza di 50 anni e viene promulgata la legge Merlin che chiude le “case chiuse”. |
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A distanza di 50 anni invece di 358 casini autorizzati, tutta Italia sembra un casino.
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| Stiamo per varcare il decennio, fra poco inizieranno gli anni sessanta, all’insegna della nostra moneta, la Lira, che riceve dal Financial Times l’oscar come moneta stabile… |
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La Benzina Super costa 110 lire e un pacchetto di nazionali 160. |
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Ha inizio una trasformazione epocale, una corsa inarrestabile verso la tecnologia più avanzata che permette un miglioramento della qualità della vita, ma che comincia a erodere dalle fondamenta gli aspetti più umani e poetici che per secoli hanno caratterizzato la gente di Amantea. |
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UNA CONVERSIONE ... “INTERESSATA” origine del cognome Bonavita di Pino Del Pizzo Nel 1571, una nave armata ed equipaggiata da cittadini di Amantea (già ricco centro commerciale e marinaro con un importante porto situato nei pressi dell’attuale località “Calavecchia”) partecipò alla battaglia di Lepanto contro i Turchi.
Gli eroici marinai mantennero alto il prestigio della Città
contribuendo alla vittoria della flotta Cristiana e tornarono in Patria
carichi di
Questi ultimi furono adibiti alle fatiche più umili e, perciò, condussero una vita di stenti fino quando non decisero di convertirsi al Cattolicesimo per non essere più trattati da prigionieri o da schiavi. In conseguenza di tale conversione passarono, così, da una “mala vita” ad una “bona vita”. E proprio “Bonavita” fu il cognome dato ai turchi convertiti che, pertanto, da quel giorno non furono più Mustafà, Alì, Mohamed, ecc., ma Bonavita Rocco, Bonavita Francesco, Bonavita Giuseppe, ecc. ed i loro eredi, moltiplicatisi nei secoli, rappresentano oggi uno di cognomi più diffusi ad Amantea. |
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Data: 7 OTTOBRE
1571 Protagonisti: |
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Armata Cristiana |
Armata Turca |
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DON GIOVANNI DAUSTRIA (Comandante
supremo della flotta cristiana) |
ALI MUEDHDHIN ZADEH PASCIA
(Comandante supremo della flotta turca)
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Ecco l'inizio della battaglia di Lepanto attraverso il racconto di un marinaio della nave cristiana "San Teodoro", narrato da Gianni Granzotto nel libro: "La battaglia di Lepanto": "...L'armata cristiana stava ferma sulla sua linea. Il solo movimento ordinato da don Giovanni riguardò le galeazze, che si andarono a schierare un miglio davanti a noi, come isole avanzate. Le galeazze erano sei, e dovevano mettersi a due per due all'innanzi di ciascuno dei nostri corpi, due per l'ala di Barbarigo, due per il centro di don Giovanni, due per l'ala del Doria. Se non che costui, comandato dall'argarsi verso il pieno del golfo, girò fin troppo il bordo allontanandosi al largo più di quanto si credeva opportuno. Per quella mossa si aprì una specie di varco sulla parte destra del nostro schieramento e le due galeazze che dovevano andare a proteggere il corno dei genovesi si trovarono un po' sperdute nel mezzo del mare. Ma le altre
furono pronte a scatenare tutto l'inferno dei cannoni di cui erano
strapiene, immobili in mezzo al mare sotto quel peso come enormi
tartarughe galleggianti. Sui turchi che avanzavano a tutta voga,
senza più vele ai trinchetti per la caduta del vento, piovvero i
colpi ed il fuoco in una terribile tempesta d'improvviso infuriante
sul mare tranquillo. Davanti al nostro corpo di navi sparavano le
galeazze di Francesco Duodo e di Andrea da Pesaro. Vidi le palle
lanciate dal Duodo sfracassare il fanale più grande della Reale dei
Turchi, che per altezza dominava il gruppo dei legni nemici
avventati all'assalto. Un secondo colpo frantumò la spalla d'una
galera vicina, un terzo mandò in pezzi il fasciame di un'altra, che
si mise ad imbarcare acqua a fiotti sprofondando nel mare come in
una sabbia. Uomini con i turbanti in capo si buttarono a nuoto dagli
spalti divelti, tra remi spezzati, E' quasi il tramonto quando giunge la fine dei combattimenti. In tutto la battaglia è durata più di cinque ore. Quel tratto di mare è completamente coperto di rottami di navi, cadaveri e feriti che invocano aiuto con grida strazianti. Lepanto, per i turchi, è stata un'ecatombe: circa duecentomila morti tra marinai e soldati, tutti i comandanti morti, tranne Ulugh Alì, diecimila feriti, ottomila prigionieri, ottanta galere bruciate o affondate e centodiciassette catturate Da parte cristiana si contano circa ottomila morti ed altrettanti feriti, quindici galere perdute e quasi tutte le altre gravemente danneggiate. La vittoria di Lepanto da parte della Lega Santa infrange l'antico sogno del dominio turco. La Cristianità è salva. FONTI: http://cronologia.leonardo.it/battaglie/batta05.htm (RIDUZIONE) |
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di Pino Del Pizzo
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Siamo nel 1947. Da poco si è
concluso il secondo conflitto mondiale e, in tutti, c'è
desiderio di ricominciare, di mettere alle spalle le paure,
i sacrifici, le sofferenze e il dolore. Nella foto gentilmente concessa dal signor Vincenzo Pulice compaiono: da sinistra: Vincenzo Pulice (bambino)Fortunato Marinari, Alfredo Aloe, Giovanni Marinari, Mario Schettini, Pietro Morelli, Nino Schettini; seduto Ercolano De Luca. |
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La
Un’altra attività presente ad Amantea a partire dal 1903 fu la “filanda”
di via R. Mirabelli, impiantata da Giuseppe e Pasquale Maione e
rimasta
in attività fino al 1927. Il periodo produttivo fu quello compreso tra il 1908 e il 1920. Nel 1913 arrivò a dare lavoro a 45 persone, quasi tutte donne. Si trattava di un’attività particolarmente delicata che consisteva nel lavorare i bozzoli della seta che venivano allevati non soltanto nelle case di campagna, ma anche in quelle più povere del centro urbano. La maggioranza delle famiglie contadine "investivano i loro poveri capitali nella coltivazione del baco da seta e potevano farlo perché i proprietari della filanda fornivano le uova, a fronte dell'anticipata vendita del prodotto. I coloni dei Cavallo e dei Furgiuele, sulle cui proprietà si trovavano estesi "gelseti",allevavano i bachi da seta a metà col padrone, ma il rischio della produzione era tutto a carico del colono.
Una nota curiosa è rappresentata dal fatto che le uova,
di dimensione microscopica, poiché per dischiudersi avevano bisogno di
un caldo costante compreso tra 15 e 25 gradi,
venivano "covate" avvolte in un panno di lana, tra le mammelle delle
donne.
Si trattava di quantità esigue, tanto che ogni famiglia contadina acquistava generalmente un'oncia (30 grammi) o due once di uova. L’allevamento del baco, ad Amantea chiamato "u sìricu", era un procedimento molto delicato. Innanzitutto l'ambiente doveva essere ben arieggiato, perciò nelle case dei contadini veniva usato il "tavulàtu, cioé il locale posto al di sopra della stanza da letto, da questa separato da un solaio di tavole, perché l'abbassamento della temperatura notturna veniva mitigato dalla presenza di coloro che dormivano nella stanza sottostante. Il baco, per fare il bozzolo, si doveva arrampicare su rametti di ginestra o di erica collocati sopra la "cannizzola” che era un fitto intreccio di piccole canne su cui venivano allevati i bachi, nutriti dalle foglie di gelso; la corretta disposizione di questi rami era molto importante.
La "sborrolatura”, cioè la rimozione dei bozzoli, doveva
avvenire 10 giorni dopo la salita dei bachi sui rami, quando I bozzoli rimasti venivano essiccati per provocare la morte della pupa che, altrimenti, si trasformava in farfalla fuoriuscendo dal bozzolo e rompendo la continuità del suo filo. A volte capitava che si compissero procedimenti errati a che l'allevamento veniva colpito da malattie molto contagiose contro le quali non esistevano terapie. In tale caso i contadini dovevano versare il triplo del valore delle uova anticipate dai proprietari della filanda, finendo col perdere lavoro e capitale investito. L'attività serica era molto diffusa ad Amantea dove vi era, fin dal settecento, una alta produzione di gelso bianco le cui foglie, più dolci di quelle del gelso nero, servivano per gli allevamenti dei bachi. La qualità di bozzolo prodotto in Calabria era uno dei migliori. (…) Ad Amantea la gelsicoltura era praticata specialmente nei quattrocento ettari di terreno pianeggiante compreso tra il Catocastro ed il promontorio di Coreca, di proprietà dei Furgiuele, dei Del Giudice, dei Cavallo e dei Caratelli; nei terreni pianeggianti dei Furgiuele compresi tra Coreca e il fiume Oliva; nelle "macchie" sparse che si trovavano lungo i lati dei torrenti e dei fiumi. La presenza della filanda dei Maione fece incrementare la coltivazione del baco da seta anche nei paesi circostanti e valorizzò di molto la produzione del gelso che poi venne gradualmente abbandonata, in concomitanza con la crisi e la chiusura di detta azienda.
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Ultimo aggiornamento: 29-01-10