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Il turismo è fin qui vissuto prettamente sull'iniziativa dei singoli operatori e nell'illusione che bastasse la qualità del nostro mare... Purtroppo, in assenza di interventi strutturali e di oculate programmazioni, senza curare l'immagine attraverso appropriati canali di informazione, continuando nell'improvvisazione e nell'estemporaneità, sacrificando in bilancio la voce "turismo", il nostro centro -che negli anni '50 e'60 era il più rinomato della costa tirrenica- ormai veleggia agli ultimi posti delle preferenze, con grave scompenso dell'economia che sul turismo fonda una delle sue principali risorse... |
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GUIDA ALLA NAVIGAZIONE
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Amantea e il suo bacino
"mondi inesplorati dove pulsa con battiti eterni il cuore sempre giovane di una terra antica" Il bacino naturale di Amantea rappresenta un'area a forte vocazione turistica e vi si trovano, oltre che la città tirrenica, i Comuni di Fiumefreddo Bruzio, Longobardi, Belmonte Calabro, Lago, S.Pietro in Amantea, Aiello Calabro, Cleto con la frazione di Savuto. Si situa in quella stretta fascia insediativa tra mare e monti posta all'estremo limite della catena costiera tirrenica.
E' questa una zona dai forti contrasti di paesaggio,
tutta animata da dorsali e valloni incisi da ripide e brevi fiumare,
con le pendici dei versanti collinari che si
E in ogni luogo, il respiro e la visione del mare che
diventa luogo d'incanto e d'abbandono alla scogliera emersa di
Coreca con le belle rocce di serpentine verdi solcate da bianchi e
rosei filamenti.
Gli ordini religiosi predilessero queste contrade sin
dall'alto medioevo e, insieme a parole di carità ed amore, portarono
capolavori d'arte e d'architettura che,
Le dimore dei centri antichi che somigliano a tanti libri di pietra vennero edificate nel tempo da abili maestranze con precise norme compositive e funzionali che hanno dato anima e sorriso al paesaggio urbano. Il fiume della storia ha sedimentato su questo territorio un imponente patrimonio di architettura fortificata inserito in un sistema difensivo coerente ed integrato.
Ben diciotto torri di difesa costiera e case a torre
si ergono vigili e severe nello stretto corridoio litoraneo in
posizione dominante sul mare. Furono edificate tra medioevo ed età
moderna per la custodia questo tratto di litorale tirrenico e la sua
protezione dai nemici del Regno e dai pirati musulmani in età Angioina; dai corsari barbareschi e dai Turchi in epoca aragonese e
vicereale, allorché
Il sistema difensivo costiero é integrato da cinque
trionfali castelli di originale impianto costruttivo che, feudatari,
Università, governi centrali edificarono per ragioni strategiche,
riadattandoli nel corso del tempo, in relazione al mutare delle
tecniche e degli strumenti di guerra. Sabbie marine, pianure alluvionali, pendici e dorsi collinari, greti di fiumare, rocce di diversa origine geologica, formano l'ambiente fisico su cui prospera una fitta e meravigliosa vegetazione costiera costituita dagli alberi e dagli arbusti della macchia mediterranea.
II paesaggio agrario è molto variegato con le campagne popolate da una fitta maglia di abitazioni rurali di diversa dimensione e tipologia poste sulla terra lavorativa.
A queste dimore rurali si connettono
altri edifici per l'esercizio
delle attività agricole e la lavorazione
e trasformazione dei prodotti dei
campi e numerosi nuclei di lavoro
artigianale siti nei piccoli aggregati
rurali dove si espletano attività
complementari a quelle agricole
quali la lavorazione di prodotti fabbrili
per la preparazione di utensili e attrezzi, l'intreccio di fibre
vegetali
con la
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Turismo e comunicazione (...) Ma come si può pretendere che il volto del turismo calabrese, così importante per l’economia regionale, quello che ora ciabatta dalla branda alla spiaggia, che utilizza solo per venti giorni le seconde case al mare, cambi volto se, da una parte non riconosciamo le nostre risorse proponibili, che devono essere organizzate in modo tale che possano rappresentare un’offerta attraente, e dall’altra non facciamo sapere, con ogni mezzo possibile e ogni volta che ne abbiamo l’opportunità, quello che abbiamo da mettere sul piatto della bilancia? A cosa serve restaurare castelli, se poi li teniamo a porte chiuse? Che significato ha organizzare dibattiti su questa materia, se tutto questo resta confinato nel ristretto ambito di una sala conferenze? A che serve un dipendente preposto all’informazione turistica, se scambia il monumento di Michele Bianchi a Belmonte, per un monumento a Moro? Sergio Zanardi |
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Ultimo aggiornamento: 29-01-10