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Il turismo è fin qui vissuto prettamente sull'iniziativa dei singoli operatori e nell'illusione che bastasse la qualità del nostro mare... Purtroppo, in assenza di interventi strutturali e di oculate programmazioni, senza curare l'immagine attraverso appropriati canali di informazione, continuando nell'improvvisazione e nell'estemporaneità, sacrificando in bilancio la voce "turismo", il nostro centro -che negli anni '50 e'60 era il più rinomato della costa tirrenica- ormai veleggia agli ultimi posti delle preferenze, con grave scompenso dell'economia che sul turismo fonda una delle sue principali risorse...

 

Turismo e comunicazione

(...) Ma come si può pretendere che il volto del turismo calabrese, così importante per l’economia regionale, quello che ora ciabatta dalla branda alla spiaggia, che utilizza solo per venti giorni le seconde case al mare, cambi volto se, da una parte non riconosciamo le nostre risorse proponibili, che devono essere organizzate in modo tale che possano rappresentare un’offerta attraente, e dall’altra non facciamo sapere, con ogni mezzo possibile e ogni volta che ne abbiamo l’opportunità, quello che abbiamo da mettere sul piatto della bilancia? A cosa serve restaurare castelli, se poi li teniamo a porte chiuse? Che significato ha organizzare dibattiti su questa materia, se tutto questo resta confinato nel ristretto ambito di una sala conferenze? A che serve un dipendente preposto all’informazione turistica, se scambia il monumento di Michele Bianchi a Belmonte, per un monumento a Moro?

Sergio Zanardi

 
monte cocuzzo innevato

Amantea e il suo bacino

 

"mondi inesplorati dove pulsa con battiti eterni il cuore sempre giovane di una terra antica"

fiumara

aiello calabro

fiumefreddo bruzio

cleto

belmonte calabro

lago d'autunno

la spiaggia di amantea

Il bacino naturale di Amantea rappresenta un'area a forte vocazione turistica e vi si trovano, oltre che la città tirrenica, i Comuni di Fiumefreddo Bruzio, Longobardi, Belmonte Calabro, Lago, S.Pietro in Amantea, Aiello Calabro, Cleto con la frazione di Savuto. Si situa in quella stretta fascia insediativa tra mare e monti posta all'estremo limite della catena costiera tirrenica.

E' questa una zona dai forti contrasti di paesaggio, tutta animata da dorsali e valloni incisi da ripide e brevi fiumare, con le pendici dei versanti collinari che si presentano ora ammantati dal verde cupo della fitta macchia mediterranea, ora aride e nude; con i colori vivi e luminosi delle giovani rocce modellate dagli agenti atmosferici e con quelli ormai opachi e spenti di quelle ferite dal tempo; con la luce abbacinante delle grigie sabbie marine e del pietrame del greto delle fiumare e l'oscurità degli orridi silenziosi.

E in ogni luogo, il respiro e la visione del mare che diventa luogo d'incanto e d'abbandono alla scogliera emersa di Coreca con le belle rocce di serpentine verdi solcate da bianchi e rosei filamenti.
E poi i paesi, distesi sul dorso di alte barriere rocciose o adagiati sull'aspro pendio collinare, come lunghi festoni di pietra, con i centri antichi rinserrati nelle storiche cinte murarie, che la sapienza costruttiva popolare edificò su siti difensivi, conferendo ad ogni elemento dell'architettura una caratteristica e uno stile.

Gli ordini religiosi predilessero queste contrade sin dall'alto medioevo e, insieme a parole di carità ed amore, portarono capolavori d'arte e d'architettura che, sfidando il tempo e le calamità naturali, so­no giunti a noi miracolosamente integri.

Le dimore dei centri antichi che somigliano a tanti libri di pietra vennero edificate nel tempo da abi­li maestranze con precise norme compositive e funzionali che hanno dato anima e sorriso al paesaggio urbano.

Il fiume della storia ha sedimentato su questo territorio un imponente patrimonio di architettura fortificata inserito in un sistema difensivo coerente ed integrato.

Ben diciotto torri di difesa costiera e case a torre si ergono vigili e severe nello stretto corridoio litoraneo in posizione dominante sul mare. Furono edificate tra medioevo ed età moderna per la custodia questo tratto di litorale tirrenico e la sua protezione dai nemici del Regno e dai pirati musulmani in età Angioina; dai corsari barbareschi e dai Turchi in epoca aragonese e vicereale, allorché l'espansione dell’impero ottomano e la guerra da corsa condotta dagli agili navigli provenienti dalle coste dell'Africa settentrionale costituivano una terribile minaccia per la popolazione Calabrese.

Il sistema difensivo costiero é integrato da cinque trionfali castelli di originale impianto costruttivo che, feudatari, Università, governi centrali edificarono per ragioni strategiche, riadattandoli nel corso del tempo, in relazione al mutare delle tecniche e degli strumenti di guerra.
Completano il quadro della organizzazione difensiva del territorio masserie fortificate, edifici religiosi protetti da sistemi difensivi, tratti integri di cinte murarie bastionate, dimore private tutelate da in­gegnosi elementi protettivi. Videro la luce, sotto la cura di mani esperte e smaniose, portali litici finemente scolpiti con ondeggianti cordonature; ombrosi portici sorretti da agili pilastri; facciate con raccolte specchiature ed occhieggianti, traforati, rosoni; interni ricchi di intensa atmosfera spirituale, eleganti altari marmorei in verdi marmi calabresi dai delicati intarsi; lumeggianti tele di artisti di scuola fiamminga, toscana, romana, napoletana; crocifissi lignei di raggelante te umanità, paliotti e cornici lignee dal ricco e mosso intaglio;una nobile e vibrante statuaria con alcuni esempi insigni; smaglianti ceramiche dense di significati simbolici nell'intricato rincorrersi delle trame dei colori; solenni monumenti funerari decorati, audaci pulpiti lignei pensili sulle cui figure in bassorilievo è racchiusa l'ideologia di un epoca e tanti altri arredi sacri su cui si è riversata la passione per la forma di un popolo geniale.

Sabbie marine, pianure alluvionali, pendici e dorsi collinari, greti di fiumare, rocce di diversa origine geologica, formano l'ambiente fisico su cui prospera una fitta e meravigliosa vegetazione costiera costituita dagli alberi e dagli arbusti della macchia mediterranea.

L'esposizione, la diversa altitudine, l'insediarsi su differenti sub­strati fanno si che un manto sempreverde ricopra tutto l'anno ogni angolo del territorio conferendogli un aspetto di eterna giovinezza.
Lentisco e corbezzolo, olivastro e carrubo, erica ed euforbia, mirto e cisti, lecci e roverelle come antiche creature del mito assiepate in luoghi d'incanto conoscono i passi degli dei scomparsi, vedono ancora il corteo di Dioniso e le Ninfe alle
fonti.

II paesaggio agrario è molto variegato con le campagne popolate  da una fitta maglia di abitazioni rurali di diversa dimensione e tipologia poste sulla terra lavorativa.

A queste dimore rurali si connettono altri edifici per l'esercizio delle attività agricole e la lavorazione e trasformazione dei prodotti dei campi e numerosi nuclei di lavoro artigianale siti nei piccoli aggregati rurali dove si espletano attività complementari a quelle agricole quali la lavorazione di prodotti fabbrili per la preparazione di utensili e attrezzi, l'intreccio di fibre vegetali con la materia prima tratta dall'habitat per ricavarne contenitori, l'intaglio ligneo per approntare strumenti di lavoro e oggetti d'uso quotidiano.

Si tratta di uno sterminato patri
monio di cultura materiale, di norme compositive e funzionali, di tecniche di lavoro, di usi alimentari che per lunghi secoli, riversandosi da una generazione all'altra, ha ga­rantito l'identità di un popolo tenace e avvezzo alla fatica. Avvicinarsi a questo mondo, al suo paesaggio agrario, utilizzare itinerari per edifici rurali rappresentativi dei diversi tipi di conduzione, visitare luoghi e macchine di lavoro ormai in disuso, documentarsi sulla cultura alimentare del mondo contadino e sulle pratiche millenarie di trasformazione e conservazione dei prodotti agricoli è com­piere un viaggio suggestivo per mondi inesplorati dove pulsa con battiti eterni il cuore sempre giovane di una terra antica.

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Ultimo aggiornamento: 30-12-07