ITINERARI

 
NEL PROSSIMO AGGIORNAMENTO, SARANNO DESCRITTI ITINERARI ALLA SCOPERTA (O ALLA RISCOPERTA) DELLA NOSTRA CITTA'
 

In questa rubrica presentiamo ai nostri visitatori alcuni dei luoghi più significativi della Città ed itinerari fotografici alla scoperta (o alla riscoperta) di Amantea, delle sue strade, delle contrade e degli aspetti più suggestivi del suo paesaggio e della sua flora.
Un modo per portare nelle case di chi è lontano immagini legate alla vita di ciascuno di noi, dedicate,soprattutto, a chi vive lontano dal suo paese, tentando di alleviarne la nostalgia.

La grotta

 

Il centro storico

         

i scuogli 'i l'Isca

 

Campora S.G.

         

Catocastro

 

'a Chianura

         
Coreca   Cannavina
         
'u Tuvulu   Camoli

La grotta

di Roberto Musì

Parco naturale di quasi 15mila mq, ai piedi del centro storico, la Grotta è in sostanza il nome originario di questo luogo che è ubicato a ridosso di una ampia cavea dove, qualche secolo addietro, sembra desse riparo ad imbarcazioni non solamente di piccole dimensioni come ce lo rappresenta il Pacichelli nella sua arcifamosa stampa del 1701. Ritirandosi il mare, in più di duecento anni, non ha fatto altro che lasciare un ampio spazio che finì con l’essere occupato da coltivazione di ogni genere, sorta di giardino mediterraneo suggestivo e lussureggiante, come molti altri presenti nel territorio.

Della Grotta anche la leggenda, e con essa la fantasia, hanno finito con l’impadronirsene perché fino a non molti anni fa si raccontava che, nientemeno dalla Torre del Castello, "un cunicolo interno metteva al mare sotto le mura della città, quando il flutto moriva in base al dirupo". Forse qualche ardito avrà pure tentato di esplorarne il presunto percorso, ma è sicuro che a nessuno è arriso il successo.

Anni fa per iniziativa dell’Amministrazione Comunale vennero iniziati i lavori per farne un Parco di divertimenti, munito di un piccolo anfiteatro per rappresentazioni teatrali, di giochi per bambini e dotato di moderni servizi per tutti. (...)

N.d.R. Attualmente, dopo numerosi tentativi di ristrutturazione miseramente falliti e ingenti capitali spesi, lo spazio è fruibile, anche se ancora deve essere migliorato, arredato adeguatamente e abbellito.

l'ingressso della grotta

la gradinata dell'anfiteatro

banani sopravvissuti uno dei viali

Il Centro Storico

arco via cavourL’antica via del Carmine aperta nell'ottocento per  consentire l'espansione urbana dell'originario nucleo insediativo, racchiuso nella cinta muraria, oltre la porta di Paraporto si stende sul piano tra visioni di mare e colline.     

L'imbocco di Via Cavour che sa    le ripida verso il cuore del centro storico è contrassegnato da un arco di sostegno sospeso tra le masse impositive delle vecchie dimore, quasi a sancire il distacco con il resto dell'abitato.

A conferma della rappresentatività delle dimore patrizie nel tessuto edilizio, in angoli appartati, è facile scorgere delle cappelle private e portali su cui riecheggiano modi stilistici tardo rinascimentali e barocchi.   

Di rilevanza artistica sono i portali di palazzo Mirabelli (sec. XVII) e palazzo Cavallo Marincola (sec. XVII).

Le stradine confluiscono in slarghi pianeggianti delimitati da case, che aderiscono alla roccia e che somigliano a raccolti cortili con lembi di giardini e piante ornamentali che danno colore all'insieme, con la ruggine dei tetti orlati da cornici degradanti di triplice ordine di tegole.

Le edicole sacre sono poste a protezione dello spazio domestico e collettivo.         

Affidare la propria vita, i propri beni e i luoghi che si frequentano a un Santo protettore vuol dire muoversi con più fiducia in un universo che può diventare ostile.

Festosi balconi ornati di piante sporgono su ricchi mensoloni di pietra per desiderio di godere il paesaggio.

via cavourOrnati portali, picchiotti di orrendo aspetto come agente concreto di difesa dell'abitazione, androne con scalone a parapetto continuo o balaustrato: è questo il tipico schema composito degli ingressi a molte dimore storiche.

Esempi tipici, i secenteschi palazzo Mirabelli e palazzo Florio, e il settecentesco palazzo De Martino.

Le scalinate si incuneano ripide tra gli alzati delle case per superare i dislivelli del suolo.

I passaggi a volta sormontati da vani, oltre che ad accrescere lo spazio abitativo, erano anche adatti alla difesa in caso di attacchi nemici

L'arco è l'elemento fondamentale del linguaggio dell'architettura popolare e contrassegna il paesaggio urbano storico.

Spesso si vedono scale esterne dalle lunghe rampe con ringhiere di ferro che s'inerpicano in un audace intreccio, aiutandosi con un arco rampante che precede un passaggio a volta, mentre un arco di sostegno s'incunea tra le murature.

Solo i vicoli possono consentire il passaggio in un tale addensarsi di abitazioni.

E' facile scorgere in molti angoli del centro antico tetti di case ricoperti dai coppi in terracotta che si tingono d'oro al tramonto e sono sorretti dalle capriate di travi non squadrate.

I piccoli slarghi animati da fontane pubbliche con scale esterne e terrazzi per godere dello spazio all'aperto ispirano un senso di quiete e intimità.

ultima casa sulla via del castelloLo spazio comunitario all' aperto viene attivamente vissuto nell'incontro e nello scambio. In questi ambiti è fiorita la tradizione orale del popolo di Amantea; solo in questi luoghi che hanno in sé qualcosa di misterioso e fiabesco potevano fiorire i canti popolari, i racconti, i proverbi, le tradizioni magi che, la cultura materiale ed alimentare, i rituali festivi e della morte.

Solo in questi luoghi poteva dispiegarsi la grande cultura popolare che irretiva in una vasta trama le opere e i giorni e forniva un'epica conchiusa, dove ogni cosa stava al suo posto e l'uomo, attraverso I'apparato simbolico, tentava di dominare il mondo. In questo universo prestabilito ogni gesto configurava il compiersi di un destino.

(dal depliant di promozione turistico edito dall’Amministrazione Comunale di Amantea – Tip. Angeligrafica- gennaio 1987

 

i scuogli 'i l'Isca

“Insulae Oenotrides” o Pietre Planete in Omero o Tillesi Scopuli o Scogli di Lea, on sullo sfondo il vulcano Stromboli in continua attività che gli ha valso il nome di "faro Mediterraneo", sono i nomi con cui sono stati identificati gli scogli di Isca nell'antichità.

La loro esistenza è testimoniata successivamente dalla più antica fra le carte e stampe calabresi, quella del cosentino Prospero Paresi, sia nelle edizioni secentesche di derivazione maginiana, sia nel settecentesco Atlante Marittimo del Regno di Napoli, sia nel breve saggio di F. Salmojraghi del fine secolo scorso (dallo studio del prof. G. Lena dell'Università della Calabria).

L'Oasi Blu di Isca è un tratto di mare prospiciente l'estremità meridionale della Catena Costiera, in provincia di Cosenza, compreso tra 1a città di Amantea con il castello, le torri e il sottostante centro storico e il paese di  Belmonte Calabro, con il centro storico incastonato sulla collina e il monu­mento dedicato a M. Bianchi, poco più sotto.

L'area marina protetta istituita nel 1991 e denominata "Oasi Blu Isca" presenta la tipica flora e fauna del mediterraneo: è facile incontrare le castagnole, le donzelle, le salpe, ecc. più difficile 1'incontro con cernie (simbolo dell'Oasi); splendide sono le immagini delle margherite di mare, delle madrepore arancione e delle praterie di posidonia.
Oltre all'accentuata presenza di gabbiani, di balleri
ne, si possono talvolta osservare gli aironi che sostano sui due scogli.
I fondali dell'Oasi Blu di Isca raggiungono la profon
dità massima di 25 metri.

L'Oasi Blu di Isca

Posizionata nello specchio di mare antistante il tratto di costa compreso fra i centri urbani di Amantea e Belmonte Calabro Marino, l’oasi si estende intorno ai due scogli di Isca (che sarebbero ciò che resta di un antichissimo promontorio) su di una superficie di circa sei ettari di mare e si trova ad una distanza di circa 700÷800 metri dall’arenile.

Il suo fondale, che raggiunge una profondità di oltre 20 metri, è ricco di spirografi, gorgonie, polipi, aragoste, madrepore arancioni, margherite di mare, ricci e stelle marine ed ospita numerosi tipi di pesci come: scorfani, donzelle, saraghi, occhiate e cernie.

Inoltre, l’area dell'oasi risulta essere anche una zona di passaggio per i delfini e nelle sue immediate vicinanze è stato possibile osservare delle tartarughe marine.

L’Oasi Blu d’Isca è un’area marina protetta istituita nel 1991 su iniziativa della sezione del WWF di Amantea.

Presenta la tipica flora e fauna del mediterraneo: castagnole, donzelle, salpe, cernie (simbolo dell’oasi), splendidi gruppi di margherite di mare, madrepore arancione, praterie di posidonia.

Oltre all’accentuata presenza di gabbiani e di ballerine, talvolta si possono osservare gli aironi che sostano sugli scogli.

Con la costituzione dell’area protetta, il WWF, tra l’altro, si propone:

§     la conservazione di campioni rappresentativi di ecosistemi particolarmente rari o minacciati;

§     la sensibilizzazione ed educazione alla conservazione della natura;

§     lo sviluppo della ricerca scientifica per la conservazione, anche in rapporto allo studio delle tecniche di utilizzazione razionale delle risorse naturali.

 
LA CERNIA, SIMBOLO DELL'OASI
SPIROGRAFO
RICCIO DI PRATERIA

MARGHERITA DI MARE

IL C.E.A.M.

Il C.E.A.M. (Centro di Educazione Ambientale Marino) con sede in Belmonte Calabro Marino, gestito dal WWF di Amantea diffonde cultura ambientale rendendo gli ospiti protagonisti di attività di studio e di conoscenza dell’ambiente attraverso materiali didattici e visite guidate svolte sotto la guida ed il controllo di personale volontario qualificato.

I fondi provenienti dalle quote di ingresso e dalle donazioni sono utilizzati per far fronte alle spese di gestione dell’Oasi e contribuiscono a salvare, migliorare e tutelare un tassello importante del patrimonio Italiano.

   

Lo Scoglio di Isca

Si intravede emergere dall’acqua e la sua vista illumina il tuo volto.
La stanchezza scompare e sembra che venga incontro a darti il benvenuto.

E’ lì da sempre, a dire a tutti quelli che ritornano, dopo breve o lunga assenza, che si è giunti a casa.

I vecchi dicono che quelli che vanno via ritorneranno, anche dopo aver trovato “la fortuna”, perché non si può resistere al richiamo dello scoglio.

E’ la casa, la mamma, la terra di ognuno. Il paese puoi trovarlo diverso: più case, più gente, più traffico.

La gente puoi trovarla diversa: più furba, più amara, più assente.

Ma lo scoglio è sempre lì, immobile, sicuro, forte.

Lo hai raggiunto con la barca da bambino e, più grande, hai sfidato la distanza anche a nuoto.

Ci hai pescato, lo hai scalato, hai vinto su di lui.

D’inverno, quando il mare arrabbiato lo infrange, coperto di bianca schiuma sembra scomparire.

Ma è sempre lì, forte, immobile.

Ogni volta che torni, ti ruba un sorriso, lo porti con te ogni volta che parti.

Sei sicuro di trovarlo. Chi potrebbe spostarlo? Chi potrebbe scalfirlo?

Subisce da sempre la gara con gli anni.

Lo indicherai anche a tuo figlio e quando lo porterai gli racconterai di quella volta che…

Neanche tu ti sei accorto che le onde, il vento e le conchiglie morte lo stanno mutando.

Fortunata Morelli

 

ISCA ALL'ALBA
L'ISCA PICCOLA
AMANTEA VISTA DALL'ISCA
ONDE SULL'ISCA GRANDE
ISCA AL TRAMONTO

IN RICORDO DI TINA MORELLI

Come se all’improvviso lo scoglio dell’Isca fosse stato inghiottito dai flutti del mare, lasciandoci increduli e sbigottiti, così, nell’incerta alba del due novembre, Tina Morelli, stroncata da un fato crudele, ci ha improvvisamente lasciati affranti e addolorati, coscienti di un grande vuoto che nessuno potrà colmare.

Professionista stimata, competente e disponibile, aperta ad ogni forma di collaborazione sociale, sarà sempre ricordata per la sua allegria, la sua spontaneità, il suo altruismo.

Proprio qualche giorno prima della sua immatura morte, avendo preso conoscenza del progetto della A.A.M., si era detta disponibile a collaborare, nonostante i suoi numerosi impegni, perchè anch’essa avvertiva il bisogno di stendere un ponte tra la nostra città e quanti ne sono lontani e soffrono la nostalgia della terra natia nella quale tutti sperano, un giorno, di ritornare, e di rivedere stagliato su un orizzonte rosso fuoco lo scoglio dell’Isca “che ti ruba un sorriso” e che ti dà il benvenuto.

Cara dottoressa, anche dopo la tua scomparsa il “tuo” scoglio “rimarrà lì, immobile, sicuro e forte”. Nasceranno nuove case, ci sarà più traffico e la gente … …

La gente sarà probabilmente “più furba, più amara, più assente” anche perché Tu non ci sei più

(Pino Del Pizzo)

Campora San Giovanni

campora: panoramaA sud di Amantea, percorrendo la velocissima superstrada S.S. 18 per Reggio Calabria, su di un piccolo pianoro che domina un'area pianeggiante adiacente la spiaggia sorge Campora  che si affaccia sul mar Tirreno . La frazione è contornata da una splendida e lussureggiante collina sulla quale uliveti e vigneti la fanno da padroni consentendo una produzione di vini ed oli genuini  e di qualità. Il paesaggio che degrada dolcemente verso il mare, offre un colpo d'occhio veramente suggestivo tra il verde delle colline e della fertile pianura nella quale le sue operose aziende agricole  producono ortaggi famosi, per abbondanza e qualità, presenti non solo sui mercati nazionali, ma anche esteri e che costituiscono la ricchezza ben evidente e tangibile della piccola e attiva  comunità, nella quale esperti imprenditori hanno saputo sviluppare importanti attività commerciali e artigianali.

Oltre all'agricoltura, al commercio e al turismo, un'altra attività potrebbe esserne ben più apprezzabile, celata sotto il suo territorio, ove si pensi ad alcuni accidentali ritrovamenti archeologici di manufatti litici, ceramici, bronzei e reperti di ossidiana.

Proprio nelle contrade Imbelli, Cuccuvaja, Principessa e nell’agro di Campora, sono state trovate tracce di insediamenti umani risalenti al neolitico e al periodo magnogreco e romano.

Si potrebbe parlare, a questo punto, di Campora come di una "potenziale zona archeologica per i numerosi reperti di remote civiltà che, venuti alla luce solo per caso negli ultimi anni, con la recente scoperta di numerose tombe hanno attirato l’attenzione  delle autorità scientifiche nazionali quale quelli  della sovrintendenza ai Beni Archeologici competente per territorio e di alcune Università.

Una vera miniera... archeologica

Una frequentazione umana millenaria e vicende storiche che hanno posto a contatto gli abitanti  di questa area costiera tirrenica con le più diverse civiltà del bacino del Mediterraneo hanno lasciato sul territorio uno sterminato patrimonio di beni archeologici che connota con tracce indelebili il paesaggio agrario e urbano.

Recenti indagini sul territorio hanno portato alla scoperta di siti di interesse preistorico e protostorico nella frazione di Campora S.Giovanni, nella località di Imbelli e sulla riva destra del torrente Torbido; sui versanti acclivi di Cozzo Piano Grande, nel territorio di Serra d'Aiello, nell'area di Cleto e Savuto.

torre di avvistamento sposta sulla collina di corecaSin dal neolitico la fascia costiera che gravita intorno ad Amantea, come è attestato dai cospicui ritrovamenti di ceramica di Stentinello e di ossidiana liparitica a Campora e sulle balze collinari prossime al fiume Savuto, ha avuto una funzione di collegamento tra le isole Eolie e l'interno della Calabria, fungendo da scalo marittimo.

Tombe a tholos con banchine scavate nei teneri banchi di roccia arenacea  testimoniano di influenze micenee nell'architettura funeraria tra media e tarda età del bronzo; altre tombe a grotticella artificiale stanno a dimostrare un'occupazione del sito nell'età del ferro.    

Ma le ultime campagne di ricogni­zione e ritrovamenti fortuiti hanno permesso di documentare lo stanzia­mento di coloni greci nella zona di Campora S. Giovanni sin dal VI secolo a.C..       

Da una necropoli sita in vicinanza   del mare provengono, infatti, numerosi     reperti pertinenti a tale periodo. Basta qui ricordare, tra i tanti, numerose lekythoi, vasi funerari collocati all'interno della tomba o nelle immediate vicinanze di essa; alcuni aryballoi, vasetti globulari per unguenti; degli scamnoi vasi di grande dimensione atti a contenerne altri più piccoli ed una grande varietà di materiali attinenti alla sfera della coroplastica, quali colombe e tartarughe fittili, e una protome femminile di divinità, nella quale si può forse scorgere la figura di Demeter alla quale potrebbe essere dedicato il santuario la cui stipe votiva, che ha restituito materiali di età arcaica, hanno messo in luce recenti scavi, sempre in località Imbelli che si và rilevando come un sito di grande rilievo archeologico.

Queste recenti scoperte confermano il nostro legame con la grande civiltà greca, con l'ideologia religiosa e funeraria degli ellenici, con i loro modelli culturali e la concezione del mito che, fondando e garantendo la realtà in cui l’uomo opera e influenzando nelle sue strutture profonde ed inconsce il comportamento e l’agire delle nostre genti, plasma in un orizzonte culturale e rituale movenze e bisogni umani insopprimibili.

Noi calabresi accogliamo con profonda gratitudine e commozione

questa eredità di cui la cultura greca ha fatto dono: in essa affondano le nostre radici: da essa germogliano i semi della ragione; da essa sgorgano le sorgenti perenni del nostro immaginario; l'erba tenera del nostro pensiero maturo si stende nei campi d'asfodelo delle scene figurate dei vasi ed il vento che viene dal respiro del mare pre-cosmico ci porta le voci delle creature del mito.

 

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