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Itinerario storico paesaggistico

di Vincenzi Segreti

scorcio di una stradina del centro storicoll visitatore che si inoltra per le strette stradine del centro storico di Amantea, compie un salto a ritroso nel tempo e rivive con l'immaginazione il passato della città antica (la Civita), che dalla sua fondazione magnogreca visse le dominazioni romana, saracena, bizantina, normanna, sveva, aragonese, spagnola, borbonica e francese fino ai governi post-unitari, le cui indelebili impronte si leggono nei beni materiali, disseminati in tutto il territorio comunale.

Attorniato dai resti di antiche porte, di cinte murarie e di poderosi bastioni, l'esteso borgo medioevale allinea ancora, in una composita contraddizione, austeri palazzi e le umili case del popolo,  quasi a rappresentare visivamente il potere delle classi dominanti e l'umile condizione dei ceti subalterni.

Fra questi antichi edifici alcuni si distinguono per storia e maestosità architettonica. il palazzo delle clarisse

Il palazzo delle "Clarisse" è posto su una roccia, che domina il giardino mediterraneo della "Grotta."(…).  Costruito nel 1603 per ospitare le seguaci di S. Chiara; fu poi modificato per diventare agli inizi del 1800 dimora dei marchesi De Luca di Lizzano, che l'avevano acquistato in virtù della legge murattiana sulla liquidazione dei beni ecclesiastici.

Il recente restauro realizzato dal nuovo proprietario, ha valorizzato la fabbrica originaria, evidenziando la bellezza del chiostro ad archi romanici, l'imponenza della scala litica, l'ampiezza delle stanze e dei saloni nonché la sacralità della cappella che con i dipinti d'epoca e una pregevole statua di S.Chiara evoca raccolte atmosfere monastiche.

palazzo MirabelliFra le lapidi antiche che ricordano personaggi e vicende della città, si può ammirare in una teca la base di una stele con iscrizioni arabe che riporta versetti del Corano in lode di Allah, preziosa testimonianza della presenza saracena ad Amantea.

Più in alto, su uno sprone (‘u Pizzunu) si erge, dirimpetto  all'azzurro  del Tirreno , Casa Mirabelli, un edificio tardorinascimentale che mostra un'artistica facciata, un balcone doppio in ferro battuto con fregi  ornamentali, il portale ad arco romanico e scale a chiocciola, incavate nel tufo.

MERCATO ORTOFRUTTICOLOIncombenti sul torrente Catocastro si stagliano i ruderi del seicentesco "Gotto" dei Gesuiti, centro di evangelizzazione e di cultura in tutta la Calabria, soppresso nel 1767 e più tardi adibito a carcere mandamentale.

Annessa al collegio la chiesa coeva di S. Elia profeta ostenta la sua struttura barocca e all'interno un pulpito ligneo finemente istoriato e un organo, entrambi settecenteschi.

chiesetta di S.GiuseppeAl di là del Catocastro la rustica chiesetta di S. Giuseppe, costruita nel 1728 per iniziativa di Fortuna Carratelli e successivamente restaurata da un capitano, scampato miracolosamente con la sua nave ad un naufragio, e recentemente dai devoti del santo.

Il tempietto conserva interessanti dipinti di pittori amanteaniGli scogli dell'Isca e l'oasi blu contemporanei.

Nel tratto di mare antistante emergono i mitici scogli d'Isca che alcuni autori classici identificano con le "insulae enotrides", altri con gli "scopuli Tillesii".

Intorno ad essi si estende un'Oasi Blu del WWF, che sott'acqua rivela una rigogliosa flora marina ed una ricca fauna ittica.

ruderi chiesa S.FrancescoRientrando nel più antico quartiere di Amantea, Catocastro, attraverso angusti ed aerei sentieri si raggiungono le vestigia della chiesa-convento di S. Francesco d'Assisi, fondata da Pietro Cattani intorno al 1220 su un precedente monastero basiliano, come dimostrano le tracce architettoniche confuse nella successione degli stili.

Da qui per accessi sempre più ardui si giunge sul panoramico pianoro del castello medioevale, testimone eloquente della storia cittadina ed inespugnabile baluardo militare, che vide i sanguinosi assedi degli angioini nel 1269 e dei francesi nel 1806-'07, quando fuil castello demolito dalle truppe napoleoniche.

Non restano che vaste rovine, sufficienti a dare l'idea dell'antica potenza del maniero. Oggi la fortezza e l'intera zona, dove si ammirano anche gli avanzi di un'imponente torre angioína, sono di proprietà privata e restano in perenne attesa di diventare patrimonio pubblico.

In basso, sull'ex nazionale, la Chiesa Madre di S. Biagio (1667) sorge su un edificio basiliano, dedicato a S. Pantaleone.

chiesa Matrice nella luce del tramontoE’ un tempio con forma basilicale, che presenta un'ampia facciata e tipici portali in pietra.

Delle tre navate a croce latina si ammirano, tra le numerose statue e tele di santi, l’Annunciazione, un dipinto di scuola napoletana seicentesca dall’atmosfera mistica e trascendente e la “Presentazione di Gesù al Tempio”, un ispirato “olio” neoclassico di un pittore anonimo.

La chiesa custodisce anche le statue delle “varette” (un’originale Via Crucis) che sfilano in processione il Venerdì Santo fra commoventi marce funebri e canti devozionali.

Adiacente alla Matrice, fra le rovine di alcuni palazzi, un cippo marmoreo ricorda le vittime del bombardamento aereo statunitense del 20 febbraio 1843. il Municipio

Fuori le mura la "Piazza", dove la sede del Municipio coniuga l'architettura neoclassica a quella "romana" del regime fascista.

Il quartiere annovera la chiesa barocca del Carmine dai due campanili a cuspide, edificata su un romitorio dei Carmelitani e ristrutturata nel 1894.

Nella navatina centrale e nelle due laterali si custodiscono una originale "Madonna del Carmelo” di Domenico Di Pietro, un estroso pittore amanteano, ed altri dipinti sacri.

casa in località "Rota"Scendendo in contrada Rota, in mezzo alle moderne costruzioni si scorge il cascinale, che reca un'iscrizione in marmo in ricordo dell'onorevole resa di Amantea borbonica alle milizie francesi nel febbraio del 1807.

Poco discosto si eleva la chiesa-coravento di San Bernardino da Siena, edificata nel 1436, sotto  Renato III d'Angiò, su un preesistente conventino francescano e soppressa nel 1811 per editto murattiano.

chiesa monumentale di S. BernardinoIl complesso monumentale con il ritorno dei Borboni fu riaperto, ospitando prima i Liguorini e poidi nuovo la famiglia francescana fino alla chiusura definitiva in periodo postunitario.

Divenuti rettoria del clero secolare, i sacri edifici sono compresi nei beni immobili del Comune. Ora a gestirli è una comunità di frati francescani conventuali, che continuano l'antica missione di edificazione delle anime con una serie di iniziative religiose e socioculturali, non prive d impedimenti di ogni genere.

Benché attraverso secoli avesse subito le ingiurie dei restauri, "S. Bernardino" costituisce un raro esempio architettura tardo-gotica, riscontrabile soprattutto nell'elegante facciata che esponeva una Croce composta di originali piatti maiolicati di gusto arabo-ispano (sec. XV), ritornati recentemente dopo essere stati restaurati dalla Sovrintendenza delle Antichità di Reggio Calabria.natività del Bernini

Ed ancora questi stilemi sono identificabili nel portico ogivale  a cinque arcate e nell’ampio portale marmoreo della chiesa.

Munita di finestroni d’epoca, accanto si erge la grande torre campanaria del 1700.

L’interno del tempio, che è dotato dell' antico presbiterio, è a due navate irregolari, divise da archi a sesto acuto, che conservano interessanti marmi fra i quali la “Madonna col Bambino” (1505), uno dei capolavori di Antonello Gagini e la "Madonna del pane", una piccola e graziosa scultura del XIV sec.

Il convento mantiene dell'antica fabbrica il chiostro ad arcate romaniche ed aragonesi, la scala litica a chiocciola della vela campanaria, vetusti locali e i resti di ingegnosi impianti idraulici.

interno Oratorio dei NobiliDi fianco, l'Oratorio dei nobili del 1592, dedicato all'Immacolata, conserva lo stupendo altorilievo della “Natività” di Pietro Bernini, posto sull’altare scolpito dal messinese Pietro Barbalonga; le tombe di antichi priori della confraternita nobiliare; il quattrocentesco dittico dell' "Annunciazione" di Francesco da Milano.

monumento ai caduti della grande guerra (1915-1918)La cappella accoglie un museo di arte sacra che custodisce anche numerosi reperti del passato.

A valle si incontrano il parco della "Rimembranza" con il monumento ai caduti di tutte le guerre e il rione Calavecchia (il nome ricorda un antico approdo), borgo ottocentesco delle taverne, stazione di sosta e di ristoro per i viaggiatori in transito, che collega il centro storico con la parte nuova della città.

Notturno della Calavecchia ristrutturataLa fascia pianeggiante rappresenta il centro socio-economico della città, che mostra i suoi palazzi neo­classici e dell'architettura floreale accanto ai moderni edifici.

Al termine di corso Vittorio Emanuele II, si accede alla chiesa-convento dei Cappuccini (1646), di cui si apprezzanola chiesa dei cappuccini il campanile a cuspide, il portate barocco, gli intagli lignei della chiesa, le celle con le volte a botte del rustico cenobio.

Anche questi francescani, che eventi storici sfavorevoli hanno allontanato, svolsero un'intensa azione caritativa ed evangelica.

Verso sud sulla litoranea si estende la contrada "Tonnara", così denominata per un privilegio  aragonese del 1446, concesso alla famiglia Gracchi per pescare e salare i tonni.

la tonnaraSulle prospicienti colline si susseguono le località di S. Procopio, S. Elia, S. Sospirato, S. Maria, Sant'Angelo, S. Giorgio, che testimoniano la fuga degli amanteani per sfuggire agli invasori saraceni e la conseguente nascita delle stesse borgate.

Altre contrade come Colongi e Calcato attestano la dominazione romana anche con i ritrovamenti archeologiciCoreca vista dall'alto d'epoca.

Segue l'incantevole lido di Coreca, che presenta luminose scogliere di marmo verde in un mare dai riflessi argentei.

la torre di avvistamento di CorecaSul promontorio omonimo svetta la bianca torre di guardia, eretta dagli spagnoli del 1601, che faceva parte di un articolato sistema costiero di "vedette", armate per fronteggiare l'attacco dei pirati o dei nemici, provenienti dal mare.

Infine si entra nel territorio della popolosa frazione di Campora S. Giovanni, compresa fra l'Oliva e il Torbido, ai confini con la provincia di Catanzaro.

Le ridenti colline e le fertili pianure sono i tratti salienti del paesaggio, punteggiato da tipici casini baronali settecenteschi ed illustrato dalla possente torre S. Giovanni (1568) ornata dapanorama di Campora mensole tufacee, nonostante sia stata inglobata in un discutibile fabbricato.

Costituitasi in nucleo cittadino ai primi del novecento intorno  alla stazione ferroviaria di Aiello Calabro, Campora vide nei due dopoguerra le lotte contadine contro gli agrari e subì un disastroso cannoneggiamento navale nel secondo conflitto mondiale.

In seguito divenne un importante centro agricolo e commerciale in continua ascesa.

In questi siti frequenti sono i ritrovamenti archeologici come dimostra l'ampia struttura di un santuario pagano del VI-V seco­lo a.C., rinvenuto nella campagna di Imbelli e ricco di oggetti votivi, che è stato distrutto da un evento catastrofico.  

Campora: Corso ItaliaProbabilmente era un "heroon" che la leggenda vuole consacrato a Polite, un compagno di Ulisse, ucciso dai temesani per avere violentato una vergine. La sua ombra, anche secondo i racconti cli Strabone e Pausania, si vendicò con tanta ferocia da costringere gli abitanti a sacrificargli ogni anno un'avvenente fanciulla fino a quando il pugile locrese Eutimo non sconfisse il "demone" dell'eroe.

In questa zona e in tutto il territorio comunale un' intensa e razionale campagna di scavi, sempre promessa e mai effettuata, porterebbe ad esiti molto interessanti per la scoperta di insediamenti neolitici, di necropoli, di avanzi di ville romane nonché per l'individuazione di Temesa, una delle più importanti colonie della Magna Grecia sul Tirreno, e della vicina Lampetea, poi municipio romano con il nome di Clampetia.

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Ultimo aggiornamento: 31-12-07