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05-01-12
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La "piccola storia", che un
tempo veniva tramandata nei racconti dei vecchi e che, spesso,
assumeva i contorni fantastici di una favola e consentiva
di tener vivo il sentimento di appartenenza, rischia di
scomparire soffocata dalle luci e dai colori dei "media", che
plagiano e massificano inaridendo le radici con il territorio,
con gli usi e le tradizioni. |
Per consultare i testi cliccare sul
titolo
Antonio Bonavita: Ricordo di un eroe |
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Ultimo di sei figli, due femmine e quattro maschi, nacque ad Amantea il 13 gennaio 1920, da Gaetano e Filomena Mazzuca, umili e onesti contadini. Arruolatosi nell’arma dei Carabinieri, prestava servizio nel Battaglione Allievi di Bari quando, il 14 luglio 1948, immediatamente dopo l’attentato all’on.le Togliatti, fu mandato a Gravina di Puglia per presidiare un obiettivo sensibile: la stazione amplificatrice dei telefoni di stato. Come in tutte le città d’Italia, anche in quella città pugliese, d’Italia il Partito Comunista aveva organizzato uno sciopero generale al quale, anche per motivi tecnici legati ai tempi per fermare lo stabilimento, non aderirono tutti gli operai del pastificio Divella. Nacquero dei tafferugli all’interno dello stabilimento, poi una grande massa di manifestanti, verso le 19, cercarono di introdursi, con la forza, nello stabilimento a protezione del quale erano stati chiamati il maresciallo con altri 15 carabinieri, fra i quali il nostro concittadino Antonio Bonavita. Il maresciallo, per calmare gli animi, ebbe l’incauta idea di sparare qualche colpo di pistola in aria ai quali la folla inferocita rispose accerchiando i militi, disarmando l’amanteano che venne violentemente percosso, legato ad una macchina e trascinato per le vie principali della città, fra insulti, sputi, calci ed ogni altra nefandezza, finchè uno dei più facinorosi tentò di finirlo con un colpo di pistola. Il corpo del carabiniere, esanime, venne abbandonato in una piazzetta e a nulla valsero i tentativi di soccorrerlo: nell’ospedale militare di Bari, dove era stato ricoverato, Antonio muore due giorni dopo “vittima eroica e silenziosa del dovere”. Il 23 gennaio 1952 gli è stata conferita, alla memoria, la medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: “Gregario di un piccolo posto a protezione di uno stabilimento civile nel quale lavoravano maestranze non aderenti a sciopero generale, pur fatto segno – da massa notevole di dimostranti- a fitta sassaiola e a colpi di arma da fuoco, rimaneva sereno al posto del dovere. Assalito successivamente da forte gruppo di facinorosi che tentavano di disarmarlo., opponeva strenua resistenza fino a che, ferito da un colpo di arma da fuoco e percosso violentemente al capo, si abbatteva al suolo venendo ancora dalla brutale forza assassina, fatto segno ad altro colpo di arma da fuoco e da nuove violente percosse che lo riducevano in fin di vita. Moriva serenamente esprimendo sentimenti di gratitudine per chi lo aveva amorosamente assistito. Luminoso esempio di attaccamento al dovere e all’onore militare”. FONTI: Giuseppe Massara: “Gravina: Antonio Bonavita, il Carabiniere dimenticato”, Boopen ed.; Ufficio Storico dell’Arma dei Carabinieri. |
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I funerali di stato a Bari |
La lapide nel cimitero di Amantea |
I funerali di stato a Bari | |||||
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LA PRIMA PRO-LOCO DI AMANTEA
Conoscevo bene il professore
Gustavo Valente,
famoso storico calabrese, perchè amico di mio padre, Vincenzo Del
Pizzo, col quale condivideva gli ideali monarchici. |
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'A via d'i marinari
"All’inizio del secolo scorso,
pochi metri dopo la casa di Pietro Pizzino terminava
Via Margherita e il mare si poteva raggiungere percorrendo
un sentiero sterrato, segnato dalle ruote dei carri trainati dai
buoi che trasportavano la sabbia per le costruzioni. |
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Ultimo aggiornamento: 04-11-11