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Mario Aloe

 

Mario Aloe

Nato ad Amantea nel 1899

Morto ad Amantea nel 1965

Personaggio di grandi qualità morali, ha lasciato in eredità valori artistici di incommensurabile entità.

La sua personalità, basata su uno stile brioso e molto sveglio, dalle espressioni spesso colorite (specie verso gli orchestrali), lasciava trasparire un temperamento da grande artista, fino ad oggi ancora senza eguali.

Uomo semplice, lontano da vanità e da egoismi, non ebbe dalla vita quanto meritava realmente.

Poco rimane a disposizione della città rispetto al grande repertorio di marce sinfoniche, di marce funebri struggenti e di numerosi brani di musica sacra che i più anziani ricordano.

Nel rammentare le marce “Venerdì Santo” e “Tutta lacrime”, si può affermare tranquillamente che non vi sia cittadino di Amantea che non provi un brivido di emozione per i sentimenti che suscitano tali composizioni, caratteristiche della Settimana Santa ad Amantea, associandovi contemporaneamente il ricordo per il Grande Maestro.

Ecco, quindi, che la sua grande eredità viene trasmessa ai posteri attraverso i sentimenti di ognuno di noi e ciò ne rende indelebile il ricordo anche in chi non lo abbia conosciuto.

Nel 1980 gli fu conferita, alla memoria, la medaglia d’oro da parte dell’Amministrazione Comunale quale segno di riconoscenza per quei meriti artistici che gli valsero importanti premi in tutta Italia.

Il suo talento, infatti, ebbe molti apprezzamenti in tutto il territorio nazionale tanto da fargli far parte dell’Accademia Musicale Toscana di Firenze per un lungo periodo.

Oggi il suo nome caratterizza una delle bande musicali di Amantea, complesso che guidò per svariati anni facendole raggiungere ottimi risultati in ambito regionale.

Di lui ogni “musicante” anziano porta il ricordo del suo amore per la diffusione della cultura musicale ed il perseguirne con caparbietà l’obiettivo.

Non sarebbe una “colpa” il riuscire ad attribuire al maestro Mario Aloe una strada od una piazza della nostra città!

Tutti i comuni amano celebrare i propri concittadini meritevoli di ricordo con simili iniziative ed è fuor di dubbio che il Maestro Aloe sia stata una delle maggiori figure , non solo artistiche, che hanno onorato la nostra Città e sarebbe un errore non tramandarne il ricordo negli anni futuri.

(a cura di Dino Posa)

 
 
Francesco CURCIO

Francesco Curcio

Nato ad Amantea il 18 settembre 1928

Morto ad Amantea il 3 luglio 1997

Figura carismatica per tutti gli appassionati di musica bandistica degli ultimi trent’anni ad Amantea, il Maestro Francesco Curcio iniziava giovanissimo (a circa dieci anni di età) a percorrere la strada dell’arte musicale.

Allievo del Maestro Mario Aloe, seppe essere al tempo stesso un ottimo interprete ed un degno erede dello stesso Direttore.

Per moltissimi anni fu Primo clarinetto della Banda “Mario Aloe” e figura di spicco del complesso di cui successivamente ebbe la guida.

Uomo di rilevante spessore morale e di grande umiltà, dedicò grande pazienza alla preparazione di tantissimi giovani molti dei quali, avendo intrapreso la strada dell’arte musicale, permettono oggi alla nostra Città le ricchezze musicali per essa tradizionali.

La sua opera di insegnamento ed il suo esempio hanno lasciato in tutti i suoi allievi una traccia indelebile i cui valori umani danno grande spessore ai meriti del Maestro Curcio.

Le sue qualità di artista e la grande dedizione con cui l’ha guidata e diretta hanno permesso alla banda musicale “Mario Aloe” di ripetere quei grandi successi che mancavano da tempo.

Il suo amore e la citata dedizione alla musica lo hanno, poi, portato a proseguire la sua attività alla direzione della Banda musicale “Achille Longo”, di cui fu appassionato artefice insieme a chi scrive e ad altri amici innamorati della musica che non volevano andassero disperse le grandi qualità che, come pochi, il Maestro Curcio sapeva comunicare ai suoi allievi ed a chi gli stava vicino.

La nuova “avventura” musicale ha potuto solo confermare quanto di ottimo egli aveva saputo creare nella nostra città e quanto avrebbe potuto ancora dare se il destino non avesse voluto interrompere quello splendido connubio tra arte ed umanità.

E non è un caso se, alla sua scomparsa, è prevalsa la volontà di intitolare il gruppo bandistico alla sua persona.

Atto, certamente meritevole, che mira a proseguire l’esempio di grande dedizione e di amore per la musica che, con grandissima umiltà, il Maestro Francesco Curcio ha lasciato a tutti noi.

(a cura di Dino Posa)

 
 
 
Domenico FIORILLO

Domenico Fiorillo

Nato a Monteleone il 1 novembre 1856

Morto ad Amantea il 10 gennaio 1937

Dopo aver conseguito il diploma in violino e composizione a Napoli presso il Conservatorio di San Pietro a Maiella, dove conobbe ed ebbe fra i compagni di scuola il celebre conterraneo Francesco Cilea, il Maestro Domenico Fiorillo suonò alcuni anni nell’orchestra di Vibo Valentia (di cui era primo violino).

Trasferitosi ad Amantea, si dedicò alla composizione e all’insegnamento, avendo come alunni elementi delle migliori famiglie di Amantea e dei paesi vicini ai quali seppe trasmettere l’amore e la passione per la musica.

Fra i suoi allievi basta ricordare il Maestro Mario Aloe, per il quale ebbe una particolare predilezione, ricevendone in cambio grande stima e gratitudine.

In quei tempi ad Amantea esistevano due Bande, quella Municipale e quella dei Combattenti che il Maestro Fiorillo diresse fino alla morte formando validissimi elementi che diedero lustro alla nostra città con i loro concerti.

Valente compositore, produsse numerose composizioni, molte delle quali, purtroppo, sono andate perdute.

Tra quelle recuperate vanno ricordate le marce funebri con le quali veniva accompagnata la processione del Venerdì Santo (“Genuflessa ai piedi del Calvario”; “Addolorata Pia”; “La straziante”; “Requiescant”), canti sacri (“Ai piedi della Croce”; “Tantum ergo”) ed alcune marce brillanti e valzer.

riduzione dell’articolo di F.P. “Per non dimenticare Domenico Fiorillo”
Progetto Città, marzo 1997

 
 
 
Achille LONGO

Achille Longo con figlio e nipote

Nella fotografia (del 1902), il Maestro
è ritratto con il figlio Alessandro ed il nipote Achille

Capostipite di una “dinastia” di grandi e famosi musicisti, Achille Longo nacque in un comune della provincia di Reggio Calabria nei primi anni dell’800 e successivamente, intorno al 1850, si trasferì ad Amantea chiamato a costruirvi un corpo musicale che, sotto la sua sapiente e paziente guida, assurse in breve ad insieme di alto e riconosciuto valore.

Ad Amantea il Longo trovò un ambiente ideale perché nella nostra città l’educazione musicale, pur non raggiungendo in tutti i casi le vette dell’arte, era considerata fattore fondamentale di formazione spirituale da tutti i ceti sociali nei quali maturarono numerosi artisti, musicisti e compositori che originarono e sostennero una “civiltà del sentire”, ancora oggi assolutamente non di secondaria importanza.

Rendersi immediatamente conto della grande competenza e della preparazione musicale, completa e profonda, di questo insigne Maestro, non è difficile: basta analizzare con attenzione i 24 pezzi per pianoforte che egli scrisse “ad uso di studio” e che sono ancora oggi pubblicati da una casa editrice musicale.

Come accennato all’inizio, il Maestro Achille Longo, oltre ad aver formato varie generazioni di musicisti in Amantea trasmettendo loro tutto il suo entusiasmo, ha anche tramandato la sua grande passione per la musica a tutta la sua “discendenza”.

Egli, infatti, è il padre di quel grande musicista e compositore che fu Alessandro Longo (per lunghi anni esponente di primissimo piano della Scuola Musicale Napoletana e Direttore del Conservatorio di S. Pietro a Majella ed il nonno di Achille (junior) e Myriam, anch’essi musicisti di eccelso talento e di indiscussa e consolidata fama internazionale.

(sintesi degli appunti forniti dal Maestro Cipriano Martire)

 
 
 
Alessandro LONGO

Alessandro Longo

Nato ad Amantea nel 1864

Morto a Napoli  il 3 novembre 1945

A Napoli, trenta anni fa, si spegneva all’età di 81 anni, il musicista Alessandro Longo. Egli era nato ad Amantea, nel rione Pianura, sito nel cuore della città storica, il 31 dicembre 1864, da Achille, (fecondo compositore e maestro di pianoforte», e da Teresa Russo di «condizione civile». Il padre, che dirigeva fra l’altro una delle due bande musicali cittadine, avviò presto agli stu­di musicali il giovinetto, che dimostra ingegno precoce ed encomiabile volontà. Più tardi, nel 1878, Alessandro si iscrisse, come convittore, al conser­vatorio napoletano di San Pietro a Majella, dove Beniamino Cesi, per il pianoforte, ed il calabrese Paolo Serrao, per la composizione, furono suoi maestri. Il qualificato ambiente del conservatorio e, soprattutto, «il clima di nobile musicalità», creato dalla Società del Quartetto, che diffondeva con concerti diretti dal Martucci la musica strumentale, influirono sulla formazione artistico-culturale del Longo e sulla sua produzione futura. Sull’esempio di Martucci, di Sgambati, di Bossi e Sinigallia l’opera di Alessandro Longo sarà costantemente volta alla riscoperta dei classici e al rinnovamento della nostra musica strumentale. (...)

  Alessandro, completati nel 1884 gli studi, diventa «assertore e propagandista di un nobile ideale artistico e culturale con il suo estro di compositore, il suo talento di pianista, la sua verve di scrittore, la sua sapienza di didatta ». I modelli Alessandro Longo con un gruppo di allievipreferiti sono Scarlatti, Bach, Schumann, Brahms, Martucci. Pur essendo un estimatore del genio di Wagner, non comporrà opere liriche, convinto che la musica deve essere «scevra di ogni altro elemento ausiliario (poesia, pittura, architettura, mimica, scena, coreografia) per essere degna dell’appellativo di pura. Appena ventenne compone un quintet­to - l’opera 3) - che già denota genuina ispirazione e padronanza di mezzi espressivi.

Nel giro di pochi anni si consacra valente pianista e compositore, scrivendo il «tema con variazioni, opera 11. Non c’è genere della musica pianistica nel quale non si affermi l’arte del musicista amanteano. Di pari passo segue l’attività di acclamato concertista in Italia ed all’estero.

Non é tutto, la casa Ricordi gli affida un importante lavoro di ricerca filologica e di ristrutturazione sistematica: la revisione delle sonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti, che vengono ordinate in suites e pubblicate in 11 volumi. Nell’accurata sistemazione e nel paziente restauro, il Longo profonde i tesori della sua esperienza competenza musicale ed estetica. L’opera si rivelerà notevolissima per aver [atto conoscere al mondo la produzione del più grande statua di beethoven nel chiostro del conservatorioclavicembalista italiano ed influenzerà positivamente la formazione dei più famosi musicisti d’oltralpe. Porta anche a termine la Biblioteca d’oro, una raccolta antologica in volumi delle musiche di tutti i tempi e di tutti gli autori, dai polifonisti cinquecentisti Arcàdelt e Palestrina ai contemporanei Wagner e Verdi. I brani musicali - 700 in tutto - accuratamente scelti e restaurati, vengono dal Longo trascritti per pianoforte e resi noti. I suoi alti meriti d’artista e di uomo di cultura trovano, in seguito, riconosci­mento presso l’Accademia Pontoniana e la Società Reale di Archeologia, Lettere e Belle Arti, che lo annoverano nelle loro file.

Alla scomparsa di Martucci (1909), la vita musicale napoletana subisce un duro colpo. Il Longo, erede del grande compositore, e titolare, per concorso, della cattedra di pianoforte dal 1897 in S. Pietro a Majella, si impegna a fondo per risollevare la scuola napoletana dalla crisi «d’inerzia e di depressione». Nel 1914 fonda, con la collaborazione di illustri esponenti dell’arte e della cultura, "Arte Pianistica", una rivista musicale, che affronta i problemi della musica pianistica e che serve da stimolo nei dibattiti e nelle polemiche fra le opposte tendenze. Il giornale offre al maestro l’occasione «di scrivere pagine scintillanti d’umorismo». Fra le tante divagazioni letterarie, il Nostro compose un poemetto di 3000 versi in 21 canti, d’imitazione dantesca, dove, in chiave satirica, descrive un suo viaggio nell’oltretomba fra le anime dei grandi musicisti. Il componimento, che l’autore definisce «un semplice scherzo», mette invece in evidenza la fertile fantasia, la vasta cultura, il versatile ingegno del Longo. Sempre a Napoli fonda la nuova Società del Quartetto, dotandola di un complesso da camera, di cui egli è il pianista. L’iniziativa, pur fra tante difficoltà, promuove, in generosa emulazione, una fioritura di altre istituzioni concertistiche, risollevando la vita musicale napoletana. Il Longo per quasi 40 anni insegnò pianoforte al conservatorio.

via vittorio emanuele anni 30Alla sua scuola si plasmarono musicisti celebri come Franco Alfano, Gennaro Napoli, Tito Aprea, Franco Capuana, Antonino Votto, i figli Achille e Miriam e tanti altri. Egli non fu «un gelido pedagogo”, ma il docente-artista che considerò il problema tecnico inscindibile da quello artistico.

Le sue opere didattiche (la Czernyana, Tecnica pianistica, studi di terze, seste, ottave, arpeggi) furono molto apprezzate. Il maestro rivolse sempre il suo interesse di musicista ai giovani, ai quali raccomandava di non distruggere, ma di comprendere e rinnovare i valori musicali tradizionali, perseguendo l’espressione autentica del bello e bandendo le deviazioni e le aberrazioni, che spesso umiliano l’arte. Gli ultimi anni del suo magistero si svolgono sotto la direzione di Francesco Cilea in un periodo glorioso per la scuola napoletana. Nel 1934 Longo lascia l’insegnamento con il titolo di professore emerito. A distanza di 10 anni, nel 1944, il ministro della Pubblica Istruzione lo nomina direttore del conservatorio, «sconvolto dagli eventi bellici». L’ottantenne musicista intraprese, con ardore giovanile, l’opera di costruzione, ma la nobile fatica fu interrotta dalla sua morte, avvenuta in Napoli, il 3 novembre 1945.(...)

FONTE: www.bequadro.it

 
 
 
Nicola POLITANO

Nicola Politano

Nato ad Amantea

Residente ad Amantea

Musicista precoce, già all’età di nove anni suona con abilità la tromba nella Banda di Amantea, diretta dal Maestro Mario Aloe.

Studia da autodidatta (con molta passione ed evidente profitto) armonia, contrappunto, composizione, orchestrazione e strumentazione per banda.

Suoi brani bandistici sono stati premiati in vari concorsi di composizione originale per banda ed eseguiti, tra gli altri, anche dalla Banda dei Carabinieri, diretta dal Maestro Borgia.

Inoltre, la sua attività di compositore non si limita alla sola musica per banda poiché ha composto anche musica sinfonica, operistica, sacra (sia vocale che strumentale), da camera, leggera e folkloristica.

 

Il maestro Nicola Politano insignito dell'ordine cavalleresco della reale casa di SveviaNicola Politano“appartiene alla categoria degli autodidatti, è un dinamico autore di musica sacra, vocale e strumentale e soprattutto di marce, che vengono tenute in considerazione ed eseguite per il loro valore artistico dai più rinomati complessi nazionali fra i quali la Banda dei Carabinieri.

Ossequioso della forma classica e delle tonalità tradizionali, Politano ha trasfuso nelle sue composizioni la sua alata fantasia, che si manifesta in una vasta gamma di sentimenti e di sensazioni; l'amore appassionato, l'allegria, la tristezza, il dolore, gli affetti familiari, il calore umano della gente del Sud, i ritmi e i suoni della vita quotidiana.

Questa poetica è espressa con notevoli risultati in "Impressioni mediterranee", un poema sinfonico di vasto respiro, che presenta una musicalità, a volte dolente e triste, a volte se­rena e gioiosa, sempre immersa nella de­scrizione di paesaggi solari, e in "Una rosa per il re", una dolcissima fantasia che adombra una storia d'amore a lieto fine, meritevole di essere trasformata in melodramma con un opportuno libretto. Il compositore ha ottenuto numerosi attestati e riconoscimenti da accademie culturali e da istituzioni musicali nazionali.”(dall'articolo di Vincenzo Segreti per "La Provincia" del 10 settembre 2003)

 

 

"Una vita per la musica"

 La mia amicizia con Nicola si perde "nella notte dei tempi".

Riandando indietro negli anni, mi tornano alla mente le serate invernali trascorse nel retrobottega del suo salone in compagnia della sua chitarra con la quale viveva in simbiosi e le cui note facevano da sottofondo alle nostre confidenze giovanili.

Dai suoi sfoghi, accorati e spontanei, traspariva tutta la durezza di un’infanzia e di una giovinezza segnate dal sacrificio e dal lavoro affrontato con la forza della consapevolezza di essere l’unico sostegno per la sua adorata famiglia…

Essa era il suo primo grande amore e, solo un gradino più sotto, veniva la passione per la musica nella quale trovava l’evasione dal quotidiano e la pace dello spirito.

Non c'era giorno che non mi proponesse l'ascolto di una sua "nuova marcia" o di una"sinfonia" che gli frullava per la testa, sin dal mattino, e che era ansioso di trascrivere appena il lavoro gliene dava l'opportunità.

Non sono mai stato un fine conoscitore della musica, ma Nicola era capace di coinvolgermi e farmi vivere le sue stesse sensazioni mentre (con la bocca) accennava le sue "arie", ad occhi chiusi, dirigendo un'immaginaria orchestra  sottolineando la funzione melodica di ogni strumento chiamato in causa.

Quella di Nicola, in parole povere, era una vita "vissuta fra le note" che, più che le parole, rappresentavano la sua  genuina forma di espressione.  

Ed era questa sua capacità di espressione che dava un tocco quasi magico alle note della sua tromba  nelle strazianti marce che accompagnavano il rito della processione delle “varette” e che liberavano l’intenso dolore che gli gravava nel petto.

La famiglia, il lavoro e la musica assorbivano tutto il suo tempo… poi giunse l’amore per la donna della sua vita, un amore che, in sintonia con la sua esistenza, non poteva che essere travagliato e pieno di difficoltà, infine superate con un felice matrimonio coronato dalla nascita di una figlia meravigliosa.

Come una colonna sonora, è la musica a sottolineare gli eventi e la trasformazione emotiva dell’artista in una maturazione che si avverte nel confronto fra composizioni di epoche diverse, un confronto non tanto tecnico (non ne sarei capace), quanto emozionale nel quale, pur sempre, qualche clarino sta a ricordare, seppure inconsciamente, i segni del passato.

Ora con Nicola mi incontro di rado.

I problemi della vita ci hanno materialmente allontanato, ma  in ogni incontro riprendiamo il filo dei nostri discorsi, quasi che non li avessimo mai interrotti.

E ieri sera c’ero anch’io fra la folla che gremiva la Cattedrale per il concerto del Maestro Nicola Politano, anche io commosso  (come lui), anche io felice (come lui) immerso nelle onde di musica sprigionate dagli ottoni  nella penombra delle navate.

Pino Del Pizzo

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Ultimo aggiornamento: 31-12-07