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Mario Aloe |
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Francesco CURCIO |
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Domenico FIORILLO |
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Achille LONGO |
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Alessandro LONGO
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Nicola POLITANO
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Mario Aloe |
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Nato ad Amantea nel 1899
Morto ad Amantea nel 1965
Personaggio di grandi qualità morali, ha lasciato in eredità
valori artistici di incommensurabile entità.
La sua
personalità, basata su uno stile brioso e molto sveglio, dalle
espressioni spesso colorite (specie verso gli orchestrali),
lasciava trasparire un temperamento da grande artista, fino ad
oggi ancora senza eguali.
Uomo
semplice, lontano da vanità e da egoismi, non ebbe dalla vita
quanto meritava realmente.
Poco
rimane a disposizione della città rispetto al grande repertorio
di marce sinfoniche, di marce funebri struggenti e di numerosi
brani di musica sacra che i più anziani ricordano.
Nel
rammentare le marce “Venerdì Santo” e “Tutta
lacrime”, si può affermare tranquillamente che non vi
sia cittadino di Amantea che non provi un brivido di emozione
per i sentimenti che suscitano tali composizioni,
caratteristiche della
Settimana Santa
ad Amantea, associandovi contemporaneamente il ricordo per il
Grande Maestro.
Ecco,
quindi, che la sua grande eredità viene trasmessa ai posteri
attraverso i sentimenti di ognuno di noi e ciò ne rende
indelebile il ricordo anche in chi non lo abbia conosciuto.
Nel 1980
gli fu conferita, alla memoria, la medaglia d’oro da parte
dell’Amministrazione Comunale quale segno di riconoscenza per
quei meriti artistici che gli valsero importanti premi in tutta
Italia.
Il suo
talento, infatti, ebbe molti apprezzamenti in tutto il
territorio nazionale tanto da fargli far parte dell’Accademia
Musicale Toscana di Firenze per un lungo periodo.
Oggi
il suo nome caratterizza
una delle bande
musicali di Amantea, complesso che guidò per svariati anni
facendole raggiungere ottimi risultati in ambito regionale.
Di lui
ogni “musicante” anziano porta il ricordo del suo amore
per la diffusione della cultura musicale ed il perseguirne con
caparbietà l’obiettivo.
Non
sarebbe una “colpa” il riuscire ad attribuire al maestro
Mario Aloe una strada od una piazza della nostra
città!
Tutti i
comuni amano celebrare i propri concittadini meritevoli di
ricordo con simili iniziative ed è fuor di dubbio che il
Maestro Aloe sia stata una delle maggiori figure , non
solo artistiche, che hanno onorato la nostra Città e sarebbe un
errore non tramandarne il ricordo negli anni futuri.
(a cura di
Dino Posa) |
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Francesco CURCIO |
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Nato ad Amantea il 18 settembre 1928
Morto ad Amantea il 3 luglio 1997
Figura carismatica per tutti gli appassionati di musica
bandistica degli ultimi trent’anni ad Amantea, il Maestro
Francesco Curcio iniziava giovanissimo (a circa dieci
anni di età) a percorrere la strada dell’arte musicale.
Allievo del Maestro Mario Aloe, seppe essere al
tempo stesso un ottimo interprete ed un degno erede dello stesso
Direttore.
Per moltissimi anni fu Primo clarinetto della Banda “Mario
Aloe” e figura di spicco del complesso di cui
successivamente ebbe la guida.
Uomo di rilevante spessore morale e di grande umiltà, dedicò
grande pazienza alla preparazione di tantissimi giovani molti
dei quali, avendo intrapreso la strada dell’arte musicale,
permettono oggi alla nostra Città le ricchezze musicali per essa
tradizionali.
La sua opera di insegnamento ed il suo esempio hanno lasciato in
tutti i suoi allievi una traccia indelebile i cui valori umani
danno grande spessore ai meriti del Maestro Curcio.
Le sue qualità di artista e la grande dedizione con cui l’ha
guidata e diretta hanno permesso alla banda musicale
“Mario Aloe” di ripetere quei grandi successi che
mancavano da tempo.
Il suo amore e la citata dedizione alla musica lo hanno, poi,
portato a proseguire la sua attività alla direzione della
Banda musicale “Achille Longo”, di cui fu appassionato
artefice insieme a chi scrive e ad altri amici innamorati della
musica che non volevano
andassero disperse le grandi qualità
che, come pochi, il Maestro Curcio sapeva
comunicare ai suoi allievi ed a chi gli stava vicino.
La nuova “avventura” musicale ha potuto solo
confermare quanto di ottimo egli aveva saputo creare nella
nostra città e quanto avrebbe potuto ancora dare se il destino
non avesse voluto interrompere quello splendido connubio tra
arte ed umanità.
E non è un caso se, alla sua scomparsa, è prevalsa la volontà di
intitolare il gruppo bandistico alla sua persona.
Atto, certamente meritevole, che mira a proseguire l’esempio di
grande dedizione e di amore per la musica che, con grandissima
umiltà, il Maestro Francesco Curcio ha lasciato a
tutti noi.
(a cura di Dino Posa)
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Domenico FIORILLO |
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Nato a Monteleone il 1 novembre 1856
Morto ad Amantea il 10 gennaio 1937
Dopo aver conseguito il
diploma in violino e composizione a Napoli presso il
Conservatorio di San Pietro a Maiella, dove conobbe ed ebbe fra
i compagni di scuola il celebre conterraneo Francesco
Cilea, il Maestro Domenico Fiorillo suonò
alcuni anni nell’orchestra di Vibo Valentia (di cui era primo
violino).
Trasferitosi ad Amantea, si
dedicò alla composizione e all’insegnamento, avendo come alunni
elementi delle migliori famiglie di Amantea e dei paesi vicini
ai quali seppe trasmettere l’amore e la passione per la musica.
Fra i suoi allievi basta
ricordare il Maestro Mario Aloe, per il quale ebbe
una particolare predilezione, ricevendone in cambio grande stima
e gratitudine.
In quei tempi ad Amantea
esistevano due Bande, quella Municipale e quella dei Combattenti
che il Maestro Fiorillo diresse fino alla morte formando
validissimi elementi che diedero lustro alla nostra città con i
loro concerti.
Valente compositore, produsse
numerose composizioni, molte delle quali, purtroppo, sono andate
perdute.
Tra quelle recuperate vanno
ricordate le marce funebri con le quali veniva
accompagnata la processione del Venerdì Santo (“Genuflessa ai
piedi del Calvario”; “Addolorata Pia”; “La
straziante”; “Requiescant”), canti sacri
(“Ai piedi della Croce”; “Tantum ergo”) ed alcune
marce brillanti e valzer.
riduzione
dell’articolo di F.P. “Per non dimenticare Domenico
Fiorillo”
Progetto Città, marzo 1997
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Achille LONGO |
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Nella
fotografia (del 1902), il Maestro
è ritratto con il figlio Alessandro ed il nipote Achille
Capostipite di una
“dinastia” di grandi e famosi musicisti, Achille
Longo nacque in un comune della provincia di Reggio
Calabria nei primi anni dell’800 e successivamente,
intorno al 1850, si trasferì ad Amantea
chiamato a costruirvi un corpo musicale che, sotto la sua
sapiente e paziente guida, assurse in breve ad insieme di alto e
riconosciuto valore.
Ad Amantea il Longo trovò un
ambiente ideale perché nella nostra città l’educazione musicale,
pur non raggiungendo in tutti i casi le vette dell’arte, era
considerata fattore fondamentale di formazione spirituale da
tutti i ceti sociali nei quali maturarono numerosi artisti,
musicisti e compositori che originarono e sostennero una
“civiltà del sentire”, ancora oggi assolutamente non di
secondaria importanza.
Rendersi immediatamente conto
della grande competenza e della preparazione musicale, completa
e profonda, di questo insigne Maestro, non è difficile: basta
analizzare con attenzione i 24 pezzi per pianoforte che egli
scrisse “ad uso di studio” e che sono ancora oggi
pubblicati da una casa editrice musicale.
Come accennato all’inizio, il
Maestro Achille Longo, oltre ad aver formato varie generazioni
di musicisti in Amantea trasmettendo loro tutto il suo
entusiasmo, ha anche tramandato la sua grande passione per la
musica a tutta la sua “discendenza”.
Egli, infatti, è il padre di
quel grande musicista e compositore che fu Alessandro
Longo (per lunghi anni esponente di primissimo piano
della Scuola Musicale Napoletana e Direttore del
Conservatorio di S. Pietro a Majella ed il nonno di
Achille (junior) e Myriam, anch’essi
musicisti di eccelso talento e di indiscussa e consolidata fama
internazionale.
(sintesi degli
appunti forniti dal Maestro Cipriano Martire)
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Alessandro LONGO |
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Nato ad Amantea nel 1864
Morto a Napoli il 3 novembre 1945
A Napoli,
trenta anni fa, si spegneva all’età di 81 anni, il musicista
Alessandro Longo. Egli era nato ad Amantea, nel rione Pianura,
sito nel cuore della città storica, il 31 dicembre 1864, da
Achille, (fecondo compositore e maestro di pianoforte», e da
Teresa Russo di «condizione civile». Il padre, che dirigeva fra
l’altro una delle due bande musicali cittadine, avviò presto
agli studi musicali il giovinetto, che dimostra ingegno precoce
ed encomiabile volontà. Più tardi, nel 1878, Alessandro si
iscrisse, come convittore, al conservatorio napoletano di San
Pietro a Majella, dove Beniamino Cesi, per il pianoforte, ed il
calabrese Paolo Serrao, per la composizione, furono suoi
maestri. Il qualificato ambiente del conservatorio e,
soprattutto, «il clima di nobile musicalità», creato dalla
Società del Quartetto, che diffondeva con concerti diretti dal
Martucci la musica strumentale, influirono sulla formazione
artistico-culturale del Longo e sulla sua produzione futura.
Sull’esempio di Martucci, di Sgambati, di Bossi e Sinigallia
l’opera di Alessandro Longo sarà costantemente volta alla
riscoperta dei classici e al rinnovamento della nostra musica
strumentale.
(...)
Alessandro, completati nel 1884 gli studi, diventa «assertore e
propagandista di un nobile ideale artistico e culturale con il
suo estro di compositore, il suo talento di pianista, la sua
verve di scrittore, la sua sapienza di didatta
».
I modelli
preferiti sono Scarlatti, Bach, Schumann, Brahms, Martucci. Pur
essendo un estimatore del genio di Wagner, non comporrà opere
liriche, convinto che la musica deve essere «scevra di ogni
altro elemento ausiliario (poesia, pittura, architettura,
mimica, scena, coreografia) per essere degna dell’appellativo di
pura. Appena ventenne compone un quintetto
-
l’opera 3)
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che già denota
genuina ispirazione e padronanza di mezzi espressivi.
Nel giro di
pochi anni si consacra valente pianista e compositore, scrivendo
il «tema con variazioni, opera 11. Non c’è genere della
musica pianistica nel quale non si affermi l’arte del musicista
amanteano. Di pari passo segue l’attività di acclamato
concertista in Italia ed all’estero.
Non é tutto,
la casa Ricordi gli affida un importante lavoro di ricerca
filologica
e di ristrutturazione sistematica: la revisione delle sonate per
clavicembalo di Domenico Scarlatti, che
vengono
ordinate in suites e pubblicate in 11 volumi. Nell’accurata
sistemazione e nel paziente restauro, il Longo profonde i tesori
della sua esperienza competenza musicale ed estetica. L’opera si
rivelerà notevolissima per aver [atto conoscere al mondo la
produzione del più grande
clavicembalista italiano ed
influenzerà positivamente la formazione dei più famosi musicisti
d’oltralpe. Porta anche a termine la Biblioteca d’oro, una
raccolta antologica in volumi delle musiche di tutti i tempi e
di tutti gli autori, dai polifonisti cinquecentisti Arcàdelt e
Palestrina ai contemporanei Wagner e Verdi. I brani
musicali
-
700 in tutto
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accuratamente
scelti e restaurati, vengono dal Longo trascritti per pianoforte
e resi noti. I suoi alti meriti d’artista e di uomo di cultura
trovano, in seguito, riconoscimento presso l’Accademia
Pontoniana e la Società Reale di Archeologia, Lettere e Belle
Arti, che lo annoverano nelle loro file.
Alla scomparsa
di Martucci (1909), la vita musicale napoletana subisce un duro
colpo. Il Longo, erede del grande compositore, e titolare, per
concorso, della cattedra di pianoforte dal 1897 in S. Pietro a
Majella, si impegna a fondo per risollevare la scuola napoletana
dalla crisi «d’inerzia e di depressione». Nel 1914 fonda, con la
collaborazione di illustri esponenti dell’arte e della cultura,
"Arte Pianistica",
una
rivista musicale, che affronta i problemi della musica
pianistica e che serve da stimolo nei dibattiti e nelle
polemiche fra le opposte tendenze. Il giornale offre al maestro
l’occasione «di scrivere pagine scintillanti d’umorismo». Fra le
tante divagazioni letterarie, il Nostro compose un poemetto di
3000 versi in 21 canti, d’imitazione dantesca, dove, in chiave
satirica, descrive un suo viaggio nell’oltretomba fra le anime
dei grandi musicisti. Il componimento, che l’autore definisce
«un semplice scherzo», mette invece in evidenza la fertile
fantasia, la vasta cultura, il versatile ingegno del Longo.
Sempre a Napoli fonda la nuova Società del Quartetto, dotandola
di un complesso da camera, di cui egli è il pianista.
L’iniziativa, pur fra tante difficoltà, promuove, in generosa
emulazione, una fioritura di altre istituzioni concertistiche,
risollevando la vita musicale napoletana. Il Longo per quasi 40
anni insegnò pianoforte al conservatorio.
Alla sua
scuola si plasmarono musicisti celebri come Franco Alfano,
Gennaro Napoli, Tito Aprea, Franco Capuana, Antonino Votto, i
figli Achille e Miriam e tanti altri. Egli non fu «un gelido
pedagogo”, ma il docente-artista che considerò il problema
tecnico inscindibile da quello artistico.
Le sue opere
didattiche (la Czernyana, Tecnica pianistica, studi di terze,
seste, ottave, arpeggi) furono molto apprezzate. Il maestro
rivolse sempre il suo interesse di musicista ai giovani, ai
quali raccomandava di non distruggere, ma di comprendere e
rinnovare i valori musicali tradizionali, perseguendo
l’espressione autentica del bello e bandendo le deviazioni e le
aberrazioni, che spesso umiliano l’arte. Gli ultimi anni del suo
magistero si svolgono sotto la direzione di Francesco Cilea in
un periodo glorioso per la scuola napoletana. Nel 1934 Longo
lascia l’insegnamento con il titolo di professore emerito. A
distanza di 10 anni, nel 1944, il ministro della Pubblica
Istruzione lo nomina direttore del conservatorio, «sconvolto
dagli eventi bellici». L’ottantenne musicista intraprese, con
ardore giovanile, l’opera di costruzione, ma la nobile fatica fu
interrotta dalla sua morte, avvenuta in Napoli, il 3 novembre
1945.(...)
FONTE:
www.bequadro.it
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Nicola POLITANO |
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Nato ad Amantea
Residente ad Amantea
Musicista precoce, già all’età di nove anni suona
con abilità la tromba nella Banda di Amantea, diretta dal
Maestro Mario Aloe.
Studia da autodidatta (con molta passione ed
evidente profitto) armonia, contrappunto, composizione,
orchestrazione e strumentazione per banda.
Suoi brani bandistici sono stati premiati in vari
concorsi di composizione originale per banda ed eseguiti, tra
gli altri, anche dalla Banda dei Carabinieri, diretta dal
Maestro Borgia.
Inoltre, la sua attività di compositore non si
limita alla sola musica per banda poiché ha composto anche
musica sinfonica, operistica, sacra (sia vocale che
strumentale), da camera, leggera e folkloristica.
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Nicola Politano“appartiene
alla categoria
degli autodidatti, è un dinamico autore di
musica sacra, vocale e strumentale e soprattutto di marce, che
vengono tenute in considerazione
ed eseguite per il loro valore artistico
dai più rinomati complessi nazionali
fra i quali
la Banda dei Carabinieri.
Ossequioso
della forma classica e delle tonalità
tradizionali, Politano ha trasfuso nelle sue
composizioni la sua alata
fantasia, che si
manifesta in una vasta gamma di sentimenti
e di sensazioni; l'amore appassionato, l'allegria,
la tristezza, il dolore, gli affetti familiari,
il calore umano della gente del Sud, i
ritmi e i
suoni della vita quotidiana.
Questa
poetica è espressa con notevoli risultati in
"Impressioni mediterranee",
un poema
sinfonico di vasto respiro, che presenta una
musicalità, a volte dolente e triste, a volte serena
e gioiosa, sempre immersa nella descrizione
di paesaggi solari, e in "Una rosa
per il re",
una dolcissima fantasia che adombra
una storia d'amore a lieto fine, meritevole
di essere trasformata in melodramma
con un opportuno libretto. Il compositore
ha
ottenuto numerosi attestati e riconoscimenti
da accademie culturali e da istituzioni
musicali nazionali.”(dall'articolo di
Vincenzo Segreti per "La Provincia" del 10 settembre 2003)
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"Una vita per la musica" |
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La mia
amicizia con Nicola si perde "nella notte dei tempi".
Riandando
indietro negli anni, mi tornano alla mente le serate invernali
trascorse nel retrobottega del suo salone in compagnia della sua
chitarra con la quale viveva in simbiosi e le cui note facevano da
sottofondo alle nostre confidenze giovanili.
Dai suoi sfoghi, accorati e spontanei, traspariva
tutta la durezza di un’infanzia e di una giovinezza segnate dal
sacrificio e dal lavoro affrontato con la forza della consapevolezza
di essere l’unico sostegno per la sua adorata famiglia…
Essa era il suo primo grande amore e, solo un gradino
più sotto, veniva la passione per la musica nella quale trovava
l’evasione dal quotidiano e la pace dello spirito.
Non c'era giorno che non mi proponesse l'ascolto di
una sua "nuova marcia" o di una"sinfonia" che gli frullava per la
testa, sin dal mattino, e che era ansioso di trascrivere appena il
lavoro gliene dava l'opportunità.
Non sono mai stato un fine conoscitore della musica,
ma Nicola era capace di coinvolgermi e farmi vivere le sue stesse
sensazioni mentre (con la bocca) accennava le sue "arie", ad occhi
chiusi, dirigendo un'immaginaria orchestra sottolineando la
funzione melodica di ogni strumento chiamato in causa.
Quella di Nicola, in parole povere, era una vita
"vissuta fra le note" che, più che le parole, rappresentavano la
sua genuina forma di espressione.
Ed era questa sua capacità di espressione che dava un
tocco quasi magico alle note della sua tromba nelle strazianti
marce che accompagnavano il rito della processione delle
“varette” e che liberavano l’intenso
dolore che gli gravava nel petto.
La famiglia, il lavoro e la musica assorbivano tutto
il suo tempo… poi giunse l’amore per la donna della sua vita, un
amore che, in sintonia con la sua esistenza, non poteva che essere
travagliato e pieno di difficoltà, infine superate con un felice
matrimonio coronato dalla nascita di una figlia meravigliosa.
Come una colonna sonora, è la musica a sottolineare
gli eventi e la trasformazione emotiva dell’artista in una
maturazione che si avverte nel confronto fra composizioni di epoche
diverse, un confronto non tanto tecnico (non ne sarei capace),
quanto emozionale nel quale, pur sempre, qualche clarino sta a
ricordare, seppure inconsciamente, i segni del passato.
Ora con Nicola mi incontro di rado.
I problemi della vita ci hanno materialmente
allontanato, ma in ogni incontro riprendiamo il filo dei nostri
discorsi, quasi che non li avessimo mai interrotti.
E ieri sera c’ero anch’io fra la folla che gremiva la
Cattedrale per il concerto del Maestro Nicola Politano, anche io
commosso (come lui), anche io felice (come lui) immerso nelle onde
di musica sprigionate dagli ottoni nella penombra delle navate.
Pino Del Pizzo |
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