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Mario Aloe
La sua personalità, basata su uno stile brioso e molto sveglio, dalle espressioni spesso colorite (specie verso gli orchestrali), lasciava trasparire un temperamento da grande artista, fino ad oggi ancora senza eguali. Uomo semplice, lontano da vanità e da egoismi, non ebbe dalla vita quanto meritava realmente. Poco rimane a disposizione della città rispetto al grande repertorio di marce sinfoniche, di marce funebri struggenti e di numerosi brani di musica sacra che i più anziani ricordano. Nel rammentare le marce “Venerdì Santo” e “Tutta lacrime”, si può affermare tranquillamente che non vi sia cittadino di Amantea che non provi un brivido di emozione per i sentimenti che suscitano tali composizioni, caratteristiche della Settimana Santa ad Amantea, associandovi contemporaneamente il ricordo per il Grande Maestro. Ecco, quindi, che la sua grande eredità viene trasmessa ai posteri attraverso i sentimenti di ognuno di noi e ciò ne rende indelebile il ricordo anche in chi non lo abbia conosciuto. Nel 1980 gli fu conferita, alla memoria, la medaglia d’oro da parte dell’Amministrazione Comunale quale segno di riconoscenza per quei meriti artistici che gli valsero importanti premi in tutta Italia. Il suo talento, infatti, ebbe molti apprezzamenti in tutto il territorio nazionale tanto da fargli far parte dell’Accademia Musicale Toscana di Firenze per un lungo periodo. Oggi il suo nome caratterizza una delle bande musicali di Amantea, complesso che guidò per svariati anni facendole raggiungere ottimi risultati in ambito regionale. Di lui ogni “musicante” anziano porta il ricordo del suo amore per la diffusione della cultura musicale ed il perseguirne con caparbietà l’obiettivo. Non sarebbe una “colpa” il riuscire ad attribuire al maestro Mario Aloe una strada od una piazza della nostra città! Tutti i comuni amano celebrare i propri concittadini meritevoli di ricordo con simili iniziative ed è fuor di dubbio che il Maestro Aloe sia stata una delle maggiori figure , non solo artistiche, che hanno onorato la nostra Città e sarebbe un errore non tramandarne il ricordo negli anni futuri. (a cura di Dino Posa) |
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Francesco CURCIO
Allievo del Maestro Mario Aloe, seppe essere al tempo stesso un ottimo interprete ed un degno erede dello stesso Direttore. Per moltissimi anni fu Primo clarinetto della Banda “Mario Aloe” e figura di spicco del complesso di cui successivamente ebbe la guida. Uomo di rilevante spessore morale e di grande umiltà, dedicò grande pazienza alla preparazione di tantissimi giovani molti dei quali, avendo intrapreso la strada dell’arte musicale, permettono oggi alla nostra Città le ricchezze musicali per essa tradizionali. La sua opera di insegnamento ed il suo esempio hanno lasciato in tutti i suoi allievi una traccia indelebile i cui valori umani danno grande spessore ai meriti del Maestro Curcio. Le sue qualità di artista e la grande dedizione con cui l’ha guidata e diretta hanno permesso alla banda musicale “Mario Aloe” di ripetere quei grandi successi che mancavano da tempo. Il suo amore e la citata dedizione alla musica lo hanno, poi, portato a proseguire la sua attività alla direzione della Banda musicale “Achille Longo”, di cui fu appassionato artefice insieme a chi scrive e ad altri amici innamorati della musica che non volevano andassero disperse le grandi qualità che, come pochi, il Maestro Curcio sapeva comunicare ai suoi allievi ed a chi gli stava vicino. La nuova “avventura” musicale ha potuto solo confermare quanto di ottimo egli aveva saputo creare nella nostra città e quanto avrebbe potuto ancora dare se il destino non avesse voluto interrompere quello splendido connubio tra arte ed umanità. E non è un caso se, alla sua scomparsa, è prevalsa la volontà di intitolare il gruppo bandistico alla sua persona. Atto, certamente meritevole, che mira a proseguire l’esempio di grande dedizione e di amore per la musica che, con grandissima umiltà, il Maestro Francesco Curcio ha lasciato a tutti noi. (a cura di Dino Posa) |
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Domenico FIORILLO
Trasferitosi ad Amantea, si dedicò alla composizione e all’insegnamento, avendo come alunni elementi delle migliori famiglie di Amantea e dei paesi vicini ai quali seppe trasmettere l’amore e la passione per la musica. Fra i suoi allievi basta ricordare il Maestro Mario Aloe, per il quale ebbe una particolare predilezione, ricevendone in cambio grande stima e gratitudine. In quei tempi ad Amantea esistevano due Bande, quella Municipale e quella dei Combattenti che il Maestro Fiorillo diresse fino alla morte formando validissimi elementi che diedero lustro alla nostra città con i loro concerti. Valente compositore, produsse numerose composizioni, molte delle quali, purtroppo, sono andate perdute. Tra quelle recuperate vanno ricordate le marce funebri con le quali veniva accompagnata la processione del Venerdì Santo (“Genuflessa ai piedi del Calvario”; “Addolorata Pia”; “La straziante”; “Requiescant”), canti sacri (“Ai piedi della Croce”; “Tantum ergo”) ed alcune marce brillanti e valzer.
riduzione
dell’articolo di F.P. “Per non dimenticare Domenico
Fiorillo” |
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Ad Amantea il Longo trovò un ambiente ideale perché nella nostra città l’educazione musicale, pur non raggiungendo in tutti i casi le vette dell’arte, era considerata fattore fondamentale di formazione spirituale da tutti i ceti sociali nei quali maturarono numerosi artisti, musicisti e compositori che originarono e sostennero una “civiltà del sentire”, ancora oggi assolutamente non di secondaria importanza. Rendersi immediatamente conto della grande competenza e della preparazione musicale, completa e profonda, di questo insigne Maestro, non è difficile: basta analizzare con attenzione i 24 pezzi per pianoforte che egli scrisse “ad uso di studio” e che sono ancora oggi pubblicati da una casa editrice musicale. Come accennato all’inizio, il Maestro Achille Longo, oltre ad aver formato varie generazioni di musicisti in Amantea trasmettendo loro tutto il suo entusiasmo, ha anche tramandato la sua grande passione per la musica a tutta la sua “discendenza”. Egli, infatti, è il padre di quel grande musicista e compositore che fu Alessandro Longo (per lunghi anni esponente di primissimo piano della Scuola Musicale Napoletana e Direttore del Conservatorio di S. Pietro a Majella ed il nonno di Achille (junior) e Myriam, anch’essi musicisti di eccelso talento e di indiscussa e consolidata fama internazionale. (sintesi degli appunti forniti dal Maestro Cipriano Martire) |
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Alessandro LONGO
Nel giro di
pochi anni si consacra valente pianista e compositore, scrivendo
il «tema con variazioni, opera 11.
Non é tutto,
la casa Ricordi gli affida un importante lavoro di ricerca
filologica
e di ristrutturazione sistematica: la revisione delle sonate per
clavicembalo di Domenico Scarlatti, che
vengono
ordinate in suites e pubblicate in 11 volumi. Nell’accurata
sistemazione e nel paziente restauro, il Longo profonde i tesori
della sua esperienza competenza musicale ed estetica. L’opera si
rivelerà notevolissima per aver [atto conoscere al mondo la
produzione del più grande clavicembalista italiano ed
influenzerà positivamente la formazione dei più famosi musicisti
d’oltralpe. Porta anche a termine la Biblioteca d’oro, una
raccolta antologica in volumi delle musiche di tutti i tempi e
di tutti gli autori, dai polifonisti cinquecentisti Arcàdelt e
Palestrina ai contemporanei Wagner e Verdi. I brani
musicali
-
700 in tutto
-
accuratamente
scelti e restaurati, vengono dal Longo trascritti per pianoforte
e resi noti. I suoi alti meriti d’artista e di uomo di cultura
trovano, in seguito, riconoscimento presso l’Accademia
Pontoniana e la Società Reale di Archeologia, Lettere e Belle
Arti, che lo annoverano nelle loro file.
Alla scomparsa
di Martucci (1909), la vita musicale napoletana subisce un duro
colpo. Il Longo, erede del grande compositore, e titolare, per
concorso, della cattedra di pianoforte dal 1897 in S. Pietro a
Majella, si impegna a fondo per risollevare la scuola napoletana
dalla crisi «d’inerzia e di depressione». Nel 1914 fonda, con la
collaborazione di illustri esponenti dell’arte e della cultura,
"Arte Pianistica",
una
rivista musicale, che affronta i problemi della musica
pianistica e che serve da stimolo nei dibattiti e nelle
polemiche fra le opposte tendenze. Il giornale offre al maestro
l’occasione «di scrivere pagine scintillanti d’umorismo». Fra le
tante divagazioni letterarie, il Nostro compose un poemetto di
3000 versi in 21 canti, d’imitazione dantesca, dove, in chiave
satirica, descrive un suo viaggio nell’oltretomba fra le anime
dei grandi musicisti. Il componimento, che l’autore definisce
«un semplice scherzo», mette invece in evidenza la fertile
fantasia, la vasta cultura, il versatile ingegno del Longo.
Sempre a Napoli fonda la nuova Società del Quartetto, dotandola
di un complesso da camera, di cui egli è il pianista.
L’iniziativa, pur fra tante difficoltà, promuove, in generosa
emulazione, una fioritura di altre istituzioni concertistiche,
risollevando la vita musicale napoletana. Il Longo per quasi 40
anni insegnò pianoforte al conservatorio.
Alla sua
scuola si plasmarono musicisti celebri come Franco Alfano,
Gennaro Napoli, Tito Aprea, Franco Capuana, Antonino Votto, i
figli Achille e Miriam e tanti altri. Egli non fu «un gelido
pedagogo”, ma il docente-artista che considerò il problema
tecnico inscindibile da quello artistico.
FONTE: www.bequadro.it
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Nicola POLITANO
Musicista precoce, già all’età di nove anni suona con abilità la tromba nella Banda di Amantea, diretta dal Maestro Mario Aloe. Studia da autodidatta (con molta passione ed evidente profitto) armonia, contrappunto, composizione, orchestrazione e strumentazione per banda. Suoi brani bandistici sono stati premiati in vari concorsi di composizione originale per banda ed eseguiti, tra gli altri, anche dalla Banda dei Carabinieri, diretta dal Maestro Borgia.
Inoltre, la sua attività di compositore non si
limita alla sola musica per banda poiché ha composto anche
musica sinfonica, operistica, sacra (sia vocale che
strumentale), da camera, leggera e folkloristica.
Nicola Politanoappartiene
alla categoria
degli autodidatti, è un dinamico autore di
musica sacra, vocale e strumentale e soprattutto di marce, che
vengono tenute in considerazione
ed eseguite per il loro valore artistico
dai più rinomati complessi nazionali
fra i quali
la Banda dei Carabinieri.
Ossequioso
della forma classica e delle tonalità
tradizionali, Politano ha trasfuso nelle sue
composizioni la sua alata
fantasia, che si
manifesta in una vasta gamma di sentimenti
e di sensazioni; l'amore appassionato, l'allegria,
la tristezza, il dolore, gli
Questa
poetica è espressa con notevoli risultati in
"Impressioni mediterranee",
un poema
sinfonico di vasto respiro, che presenta una
musicalità, a volte dolente e triste, a volte serena
e gioiosa, sempre immersa nella descrizione
di paesaggi solari, e in "Una rosa
per il re",
una dolcissima fantasia che adombra
una storia d'amore a lieto fine, meritevole
di essere trasformata in melodramma
con un opportuno libretto. Il compositore
ha
ottenuto numerosi attestati e riconoscimenti
da accademie culturali e da istituzioni
musicali nazionali.”(dall'articolo di
Vincenzo Segreti per "La Provincia" del 10 settembre 2003) "Una vita per la musica" La mia amicizia con Nicola si perde "nella notte dei tempi". Riandando indietro negli anni, mi tornano alla mente le serate invernali trascorse nel retrobottega del suo salone in compagnia della sua chitarra con la quale viveva in simbiosi e le cui note facevano da sottofondo alle nostre confidenze giovanili. Dai suoi sfoghi, accorati e spontanei, traspariva tutta la durezza di un’infanzia e di una giovinezza segnate dal sacrificio e dal lavoro affrontato con la forza della consapevolezza di essere l’unico sostegno per la sua adorata famiglia… Essa era il suo primo grande amore e, solo un gradino più sotto, veniva la passione per la musica nella quale trovava l’evasione dal quotidiano e la pace dello spirito. Non c'era giorno che non mi proponesse l'ascolto di una sua "nuova marcia" o di una"sinfonia" che gli frullava per la testa, sin dal mattino, e che era ansioso di trascrivere appena il lavoro gliene dava l'opportunità. Non sono mai stato un fine conoscitore della musica, ma Nicola era capace di coinvolgermi e farmi vivere le sue stesse sensazioni mentre (con la bocca) accennava le sue "arie", ad occhi chiusi, dirigendo un'immaginaria orchestra sottolineando la funzione melodica di ogni strumento chiamato in causa. Quella di Nicola, in parole povere, era una vita "vissuta fra le note" che, più che le parole, rappresentavano la sua genuina forma di espressione. Ed era questa sua capacità di espressione che dava un tocco quasi magico alle note della sua tromba nelle strazianti marce che accompagnavano il rito della processione delle “varette” e che liberavano l’intenso dolore che gli gravava nel petto.
Come una colonna sonora, è la musica a sottolineare gli eventi e la trasformazione emotiva dell’artista in una maturazione che si avverte nel confronto fra composizioni di epoche diverse, un confronto non tanto tecnico (non ne sarei capace), quanto emozionale nel quale, pur sempre, qualche clarino sta a ricordare, seppure inconsciamente, i segni del passato. Ora con Nicola mi incontro di rado. I problemi della vita ci hanno materialmente allontanato, ma in ogni incontro riprendiamo il filo dei nostri discorsi, quasi che non li avessimo mai interrotti. E ieri sera c’ero anch’io fra la folla che gremiva la Cattedrale per il concerto del Maestro Nicola Politano, anche io commosso (come lui), anche io felice (come lui) immerso nelle onde di musica sprigionate dagli ottoni nella penombra delle navate. Pino Del Pizzo |
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Ultimo aggiornamento: 29-01-10