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La
Storia
di
Vincenzo Segreti
L'antica cappella dei santi apostoli Pietro e
Paolo costituì il nucleo originario della chiesa Matrice.
Fu il
patrizio amanteano Giovan Battista di Lauro che, nel 1667,
ampliò l'originario edificio, dedicandolo alla Madonna del
Suffragio (per il popolo era la chiesa dei Morti o delle Anime
del Purgatorio). Successivamente, con l'aggiunta della
parrocchia di S. Biagio, il tempio ebbe il titolo di
arcipretura.
Gli arcipreti, che si avvicendarono nel tempo, fecero più volte
restaurare la chiesa e incentivarono lo spirito religioso della
comunità, mantenendo alto, in particolar modo, il culto della
Settimana Santa.
La storia della chiesa, che in fondo riflette le vicende della
città, è contenuta in una raccolta di atti e documenti
parrocchiali. Fra l'altro, il prezioso archivio scandisce
l'andamento demografico della città, dai primi decenni del 1600
fino alla seconda metà del 1800, prima dell'istituzione
dell'anagrafe e dello stato civile; annovera terreni, concessi
in censo ai cittadini, che sono gli avanzi di quell'immensa
proprietà, abolita dalle leggi antiecclesiastiche e comprata
dall'aristocrazia e dalla borghesia. Anche le iscrizioni,
visibili all'interno, testimoniano memorandi avvenimenti come
l'imponente restauro del 1906, dopo un anno dal terremoto; la
morte e la sepoltura del vescovo di Tropea Gregorio Mele,
avvenuta ad Amantea, nel 1817 durante una visita pastorale.
Di
questo presule, le cui ceneri riposano presso l'altare maggiore,
sono ricordate la grande prudenza e la profonda dottrina. ,
Costruzione barocca di forma basilicale, a tre navate, la chiesa,
all'esterno, mostra un'ampia ed armoniosa facciata con un
portale maggiore e due minori, illustrati da decorazioni
floreali e simboli sacri. Sul portone centrale spicca la lapide,
recante lo stemma dei di Lauro, in ricordo della fondazione. Più
in alto, si apre un elegante finestrone, coronato da un timpano.
Ai lati si vedono due nicchie, occupate dalle dignitose statue
di s. Biagio e di Padre Pio da Pietralcina.
Sul retro della fabbrica, a livello del tetto, emerge un piccolo
campanile, sormontato da una cupola a tamburo.
Sull'ingresso è posta la cantoria, dotata di un organo del 1893.
L'interno a croce latina si presenta con le navate, separate da
arcate ed abbellite da iscrizioni latine, da teste di cherubini
e medaglioni con immagini sacre, con il soffitto e le pareti,
decorati da rosoni. Gli elementi architettonici di spicco sono:
il solenne arco trionfale; l'altare maggiore secentesco,
ingentilito da pregevoli stucchi; la volta dell'abside con
immagini dell'Antico e nuovo Testamento. Sui muri, dietro
l'altare, si evidenziano le figure di due angeli ai lati dei
trigramma IHS, dei santi Pietro e Paolo e delle Quattro Virtù
Teologali, dipinti con gusto e genuina fede da pittori locali.
Più artisticamente rilevanti sono: l'Annunciazione, una luminosa
tela dall'atmosfera mistica e trascendente, attribuita a
Giuseppe Pascaletti da Fiumefreddo, attivo a Roma nella prima
metà del Settecento; La presentazione di Gesù al tempio, una fin
troppo elaborata opera neoclassica di autore anonimo; la Madonna
fra i santi Teresa e Bernardo, un'apprezzabile composizione
settecentesca, che risente dell'influenza manieristica del
Seicento; la Madonna della Catena, un "olio" ottocentesco di
Raffaele Aloisio d'Aiello Cal., denso di devozione e di fantasia
compositiva. Si possono, inoltre, ammirare un oleografico
dipinto di S. Biagio (il santo a cui è dedicata la chiesa),
posto sull'altare maggiore. La maestosa e dorata cornice lignea
di questa tela è, invece, un capolavoro d'intaglio barocco,
realizzato da bottega meridionale del XVII sec.
Benché erosi
dall'umidità, ancora si possono intravedere gli affreschi
dell'altare, composti, negli anni '30, dai pittori
Carmelo Zimatore e Diego Grillo di Pizzo Cal.; pitture, che
rappresentano in uno stile figurativo dal caldo cromatismo scene
e miracoli della vita di S. Biagio. Una composizione fresca e
popolareggiante di Mariano Bossio da Lago, é la tela di S Pietro
(1935).
Di minore importanza artistica, ma di grande interesse
religioso, il patrimonio scultorio che si compone di statue in
legno e cartapesta. Fra esse degne di nota sono la Madonna del
Rosario, la Madonna della Catena, l'Addolorata, S. Francesco di
Paola, S. Antonio di Padova, S. Vincenzo Ferreri e un Crocefisso
ligneo, copia piuttosto fedele del Cristo trafugato; un'opera,
che per la perfezione anatomica, la suggestiva drammaticità
della figura, la soffusa dolcezza dello sguardo sosteneva il
confronto con le celebri crocifissioni di fra Umile da Pietralia. |