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Da
tutti conosciuto con il termine dialettale “u Monumentu”, e
auspicato per volontà della locale Associazione Combattenti e
Reduci, come omaggio alla memoria dei caduti amanteani nella I°
Guerra Mondiale, il Monumento come poi sarà chiamato, sorse
intorno alla fine degli anni ’20 e su di un’area dove vi erano
soltanto i pochi resti di un antico palazzo nobiliare
appartenuto fino a qualche anno prima, alla famiglia Sacchi del
Sedile della città di Amantea e famosa anche per avere
espresso uomini di un certo prestigio nel campo del diritto.
Alla fine del ‘700, la famiglia in Amantea risulta estinta e con
essa curiosamente anche l’avito palazzo va in rovina poiché
finirà con l’essere denominato, non solo presso il popolino, “u
Palazzu viecchiu”. Questo almeno fino ai primi vent’anni del
‘900, quando con l’avvento del Fascismo i nazionalisti locali lo
fecero espropriare e subito pensarono di erigervi, come avveniva
in tutti i paesi d’Italia, un sacrario ai soldati morti in una
guerra per la cui causa si consacrava l’unione degli italiani e
l’indipendenza del Paese.
Dal punto di vista architettonico il monumento aveva
originariamente queste caratteristiche: un cippo marmoreo con
piccolo altare cintato, due colonne centrali sormontate da un
aquila. Di fronte all’altare e quasi ai suoi piedi una grande
vasca con una piccola roccia di natura lavica al centro da cui
fuoruscivano zampilli d’acqua fresca ricadenti sullo specchio
dell’acqua stessa e piena di guizzanti pesciolini rossi; ed
infine a dare il senso del parco, tutt’intorno una serie di pini
marini
che dopo mezzo secolo e passa erano diventati giganteschi
e svettanti contro un fondale di mare azzurrissimo. In seguito
ad un uragano (cosa assai rara ed eccezionale dalle nostre
parti) che si abbattè sulla costa amanteana nel gennaio del
1981, il Monumento fu quasi distrutto ed i suoi alberi
completamente abbattuti.
(in questi
giorni -dicembre 2007- sono stati ultimati i lavori di ripristino per
riportare il Monumento all'antico splendore. n.d.r.)
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