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Rina Aloe |
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Franco Bazzarelli |
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Elvy Del Pizzo |
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Antonio Furgiuele |
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Rocco Giardina |
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Giacomino Launi |
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Dalmazio Palumbo
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Francesco Politano |
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Salvatore Ragaglia |
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Salvatore Sciandra |
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Rina Aloe |

Nata a
Amantea Residente ad Roma |
Dissolversi nella luce
Galleggiano pensieri
sull’azzurro
come foglie portate dal vento,
non hanno
voglia
d’immergersi,
guardano
all’arcobaleno
come invito
alla speranza
e attendono
il sole
per
dissolversi
nella luce.
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Evasione
Due bimbi mi tengono teso
il filo dell’orizzonte -
Mi tuffo nell’azzurro, risalgo,
e mi rotolo tra cielo e mare,
poi corro a prendere il sole
e ci gioco;
lo abbandono sulla spiaggia salmone,
ora gioco a saltare con l’arcobaleno
e soffio bolle di nuvole nel cielo,
poi scrivo nell’azzurro con petali
di fiori: W la vita, giochiamo.
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Ho voglia di ali bianche
Ho voglia di ali
bianche
per solcare la notte
Ho voglia di ali
bianche
per vincere la morte
Ho voglia di ali
bianche
per attraversare
l'azzurro
Ho voglia di ali
bianche
per accettare
Ho voglia di ali
bianche
per sperare
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Che senso ha?!
Coltivare quest'
anima
portarla a spasso
nei
ricordi
sfogliare pensieri e
azioni degli altri
contemporanei e non,
che senso ha?
E questo mondo,
questo
universo che
nascondiamo
dentro, che si nutre
di
mille esperienze, di
profumi
di musiche, di
visioni,
di sensazioni che
senso ha?!
- ogni vita un
universo che
comunica nascondendo
gelosamente e ogni
tanto
aprendo qualche
finestra
all'amore, che senso
ha?!
una folla, universi
nella moltitudine,
di piccoli esseri a
2 zampe, che s'incontrano
vestiti,
nascondendosi gli uni agli altri
il corpo e l'anima,
che senso ha?!
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Franco Bazzarelli |

Nato ad Amantea Residente ad Amantea |
Autore autodidatta, a trenta anni ha scoperto l’amore per la
poesia. E’ dotato di una grande sensibilità, con inclinazioni verso il messaggio
evangelico che è presente in tutte le sue opere. Ha partecipato a vari
concorsi letterari riscuotendo sempre vivi consensi ed
apprezzamenti. In Australia con la
lirica “Chitarra muta”, una delle sue più originali creazioni, ha
vinto il concorso letterario “A.L.I.A.S.” Per i suoi meriti artistici è
diventato Socio Benemerito della Accademia Nazionale “Marconi”. Molto interessanti anche i suoi racconti, fra i quali ci piace ricordare
“A mia nonna” e “Un gioco vissuto, dimenticato e ritrovato”. |
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La sua poesia si pone come una
linea etica. scava e lacera la carne, sbalza e taglia il foglio,
non si configura nello spazio del rigo, apre le porte allo
sguardo del lettore che scopre gli inganni, dice della pena e
della sofferenza, del tempo che sfibra l’anima e
contemporaneamente apre il portone gotico del sogno e mostra
l’orizzonte della possibile speranza.
Non lascia spazio ad equivoci o
fraintendimenti, e simile alla stella solitaria che si staglia
nel cielo e ci immette subito nella polvere del giorno, nella
profondità del silenzio di una notte stellata, nel corpo del
sogno e nel fiume che racconta la vita.
Il suo verso elegante, essenziale
nella sua nudità è uno spazio di ritrovata libertà, lama del
pensiero che vede il canto della pioggia/ sereno martirio in
terra di dolore nell’atrio del tempo.
Una straordinaria sensibilità,
fatta di luce e di ombra, dove i significati e le metafore si
fondono e si confondono di continuo con la parola scritta che
danza nel cerchio della vita.
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Vorrei essere un fanciullo
Vorrei
essere un fanciullo che
sorride in faccia al sole; che
la vita ha per amica; che
digiuna e non ha fame; che gioisce tra i dolori; che riceve
senza chiedere; che felice apre il suo volo verso il libero
infinito. |
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Finché
avrò il coraggio
Finché avrò il coraggio
di schiudere la porta del cuore a verità, si aggregheranno stelle
nel mio firmamento. Andrò di cielo in cielo senza sciupar l'azzurro
di placide e serene molecole di banco. Mi poserò su spazi gremiti
di chiarezze e soffierò nel vento sospeso all'infinito.
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Elvy Del Pizzo |

Nata ad Amantea Residente a Prato |
Quando nei
versi freschi e appassionati di un animo sensibile, ognuno scopre un
po’ di se stesso, delle sue umane vicende delle sue speranze
coltivate con religiosa cura, allora la poesia vibra accenti
di universale valore.
E' in questa
capacità di trasferire sensazioni, di travasare il caldo e
appassionato bisogno di calmare ansie ed inquietudini che i versi
acquistano il valore di una tematica cosmica, ricca di
preziose sfumature e di perenni contenuti esistenziali.
Sicché l'uomo
riscopre se stesso e, reso umile dalle consapevolezza dei propri
limiti, quieta il tumulto della propria anima assetata d'infinito ed
eleva il canto puro che riecheggia il fiducioso abbandono
delle creature nel Creatore.
Questi accenti,
sospesi tra l'umano e il soprannaturale, tra il transeunte e
l'immanente, tra il tempo e l'eternità, permeano l'anima poetica
della giovanissima Elvy Del Pizzo.
Le sue poesie
hanno la preziosità delle cose semplici, la purezza delle
nitide acque di un ruscello che anela il riposo del mare
infinito, il calore di un cuore generoso che, prevalicando i
confini del tempo e dello spazio, tutto stringe a se in
un palpito di amore universale
Vero è che una
sottile vena di mestizia pervade tutte le sue opere per cui traspare
un senso di velata malinconia che, qua e là, assume il sapore di
amari rimpianti.
Ma pur vero e
che, nell'affanno di un'anima inquieta, si fa luce l'umile
implorazione di chi cerca uno squarcio di azzurro per rapire
un raggio di sole.
.. " io che non
avevo più/ un sogno da deporre / sotto il mio cuscino/ pregavo te,
Signore/ e ti chiedevo / di non lasciarmi sola/ nel grande silenzio…
E anche quando il cuore piange lacrime di profonda solitudine e la
vita sembra aver perduto il sapore della speranza, anche quando,
nella dura ascesa al monte delle vicissitudini umane, le mani
sanguinano per le aguzze pietre, sfocia prepotente il desiderio
della conquista " E vado ancora per irti sentieri / e spero ancora i
di giunger sulla cima…
Questo vedere
la realtà attraverso il pallido filtro dei sogni fuggenti ed
irrealizzati, attraverso l'ombra della sera che cela allo sguardo,
fisso all'infinito, l'eterno splendore della luce, e come il lento
declinare del sole all’orizzonte: un tramonto che è preludio certo
di un'alba più spendente di desiderio di vita.
Tullio Ruspoli
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Dal balcone dell'infanzia
E con la
mente a volte, mi riaffaccio al balcone dell’infanzia. Gerani
assolati e nella via giochi di bimbi. Sul gradino di pietra, steso
al sole, un gatto grigio. Una
gallina razzola nella pozzanghera antica aspettando la sera. E a
sera il volo dimenticato di una rondine è l’ultimo messaggio di
quiete.
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Il pescatore
E il grigio del cielo si sbriciola in gocce di
pianto. Un vecchio pescatore, stretto nel suo cappotto, cerca
l'infinito con occhi ansiosi pieni di speranza, pieni di ricordi, pieni di pioggia. Il mare ribolle tra gli scogli antichi. Stridono
i gabbiani sotto la pioggia. Un'onda di salsedine cancella
dal suo volto l'ultimo sogno nascosto tra le rughe. E alza
gli occhi,
bagnati di pioggia, al cielo stanco. Quando ritorna il sole?
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Le
ginestre
E guardo i colli fioriti di ginestre e
ricordo il tempo in cui, lieta, salivo i ripidi sentieri, per giunger
sulla cima. E vado ancora per irti sentieri, E spero ancora di giunger
sulla cima. Ma le ginestre non ci sono piú.
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Che strano, papà
Che strano, papà la vita continua anche
senza di te. Antico scorre il fiume -come sempre. Non
ascolta il pianto dei giunchi ,
trascina quei sassi lucenti chissà dove, papà. Che
strano, Le tue rose fioriscono ancora. Una bianca
farfalla ogni sera si posa sul triste lillà. E si
addormenta Nell’inutile attesa del tuo ritorno.
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Dietro la porta |
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No, capisci? Io non posso crederci che tu non esisti più. Io non
voglio pensare che ora sei meno di nulla dissolto chissà come chissà
dove. Più evanescente di una nube inesistente come le favole. Io devo
credere che tu sei là, al solito bar dietro l'angolo. |
Come ogni sera. Come un tempo. Come quel tempo passato, lontano che
ha sapore d'antico il
sapore amaro delle cose perdute. Io
non voglio pensare che
tu sei là da
solo ad
aspettare un
fiore da
una mano che
trema ancora, ma
ha fretta d'andare là,
dove tu non puoi venire. Vedi, |
io
non posso capire che
devo ogni volta tornare a casa senza di te. Con
te nel cuore, con te nell'anima, ma
senza te vicino. Io
voglio credere che
tu debba tornare, salire le scale piano, sentire il
rumore dei
tuoi passi e
del tuo bastone e
il cane annusare
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dietro la porta. Come un tempo. E
poi, dietro la porta il
tuo sorriso. Sai, ora il cane non c'è più. Forse era stanco di
aspettarti. E'
andato via anche lui. Appartiene al passato.
Come la nostra vita insieme, Papà...
Con questa poesia Elvy Del Pizzo ha vinto un'edizione
della trasmissione radiofonica "La Corrida" presentata da Corrado
(anno 1971)
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Antonio Furgiuele |

Nato ad Amantea Residente a Catanzaro |
Nato ad Amantea, pur vivendo e lavorando a Catanzaro, resta
fortemente legato alla sua città d’origine.
Il velo di tristezza, sempre presente nei versi di Tonino
Furgiuele, lascia comunque aperta una porta alla speranza
ed i suoi versi si librano nell’aria verso l’infinito e
diventano un inno che vince il dolore trasformando lo stesso in
“un raggio di luce” capace di illuminare il suo cammino
nel “sentiero che non conduce, levigato come pietre di fiume”.
Le sue liriche, in lingua ed in vernacolo, sempre spontanee,
sgorgano dalla sua penna come una limpida fonte e ci propongono
immagini, suoni, colori e sentimenti che, nella loro
universalità, diventano patrimonio di chi ha avuto la fortuna di
leggerli, di meditarli e di apprezzarli. |
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In
un raggio di luce
E dicembre colse il timido sorriso di piccole
erbe coperte da siderei fiocchi di neve. Nella quiete di una
stanza, oltre il grido che lacera l’attesa, una donna canta la sua
nènia. In un angolo un Cristo si mostra a chi lo cerca nei tabernacoli
d’oro: moriva mio padre... in un raggio di luce.
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Frammenti
Poverta velata di gioia
puerile, il cane che cerca nella scodella vuota, mia madre che
innaffia il suo basilico.
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Poi
sarà il dopo
Poi sara il dopo, l'asciutto domani, il sentiero che non conduce,
levigato come pietre di fiume.
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Voci antiche ( Calavecchia )
Il
tacer della via mi contrista. Non odo le grida squillanti dei bimbi
che giocan col rullo, non odo il pesante picchiar della mazza
nell'officina del fabbro, né il ragliare dei ciuchi che aspettan
d'esser ferrati. Non odo l'abbaiare del cane che rincorre il garzone,
né il canto stonato di allegri beoni che obliano nell'osteria
dell'angolo. Forse un rumore ... il picchiar del mio mastro sulla
suola bagnata. No... neanche quello, anzi... non esistono piu.
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Rocco Giardina |

Nato a Riesi Residente ad Amantea |
Rocco Giardina è nato a Riesi(Caltanissetta) il 19.02.1932, in un
paese della Sicilia meridionale, ma per tante vicissitudini, come
l’Ebreo errante, ha vissuto, da giovane, una vita errabonda: In
Sicilia, in Sardegna, in Sicilia, in Emilia Romagna, in Calabria, in
Francia e poi definitivamente in Calabria.Questo girovagare senza
sosta in luoghi diversi, non ha affatto scalfito l’amore per la sua
terra natia, per la quale sente sempre di più, nel cuore e nella
mente, una struggente e malinconica nostalgia:“Sicilia mia!”
. I ricordi più belli della sua prima infanzia serena restano
lì ma sono anche scolpiti e impressi indelebilmente nella sua
mente: ricordi lieti e meno lieti che hanno formato la sua
personalità e lo hanno fatto maturare anzitempo. Da Carbonia,
Sardegna, dove aveva una bella casa comoda e moderna e papà un
lavoro sicuro, ritorna sfollato in Sicilia l’otto maggio del 1943 a
causa della guerra, prima dello sbarco degli Americani. Ultimato il
corso, ritorna in Sicilia e, non trovando lavoro assiduo, ma
soltanto stagionale, continua gli studi privatamente. Nel 1952
muore il padre Salvatore, il fratello maggiore Francesco assume la
guida della famiglia e, superato il concorso magistrale, la
trasferisce in Calabria ed esattamente nel comune di Belmonte
Calabro. Rocco alterna lo studio al lavoro che svolge
stagionalmente in Sicilia e nel 1955 consegue, da privatista,
l’Abilitazione Magistrale. Il lavoro precario, costringe Rocco ad
emigrare in Francia, a Parigi,dove lavora per circa due anni e mezzo
nella fabbrica automobilistica della Citroen come operaio
specializzato. In questo periodo il suo cuore, colpito da uno
strale capriccioso di Cupido, canta la sua tristezza e la sua
malinconia, scrivendo le sue prime poesie: Forse quel dì, Sicilia
mia, Evasione, Primo sogno e tante altre tutte inedite. Assunto
nelle poste di Fagnano Castello con la prima nomina, si trasferisce
poi ad Amantea. Il 4 ottobre 1964 vince il Concorso Magistrale e si
dedica finalmente alla sua attività preferita. Per trentadue
lunghissimi anni , trascorsi non senza rimpianti e amara nostalgia ,
non rivedrà più la sua tanto cara amata Sicilia.
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Il vecchio platano
Avvolto nel silenzio dell’aria immota, intristito dal
grigiore del gelido inverno, indifferente mostri i tuoi rami
spogli al ciel che ti sovrasta. Assorto in mesta prece, ora
dormi sognando le gioie della nuova primavera.
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Pensieri
Solitari pensieri
navigano già nell’immenso mare dei ricordi, inseguono le orme impresse
nel tempo, dal vivere,quotidiano travaglio, ad ingannar la fuggevole
vita. E inseguono ancor le dolci illusioni: giovanil sembianze,
immagini care d’un tanto amato mondo ora scomparso, avvolto nella
nebbia del passato. Vagando vanno tra luoghi cari e siti lieti e
tristi, pieni di malinconia, dove si consumò la
giovinezza, fior profumato della verd’etade. Penoso affanno è la
rimembranza: il cuore piange e l’anima sospira e lenta esprime un
canto senza fine.
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Notte Amanteana
E’ chiara la
notte. Le stelle tremolanti colorano il vivido azzurro della quiete
silente, interrotta a tratti a tratti dal latrar dei cani e dal treno
sferrato. I monti, le valli sembrano avvolti da un lungo riposo, cullati
dal soffio lieve delle verdi fronde. Anche le case dormono rischiarate
in parvenza da tante piccole lucciole. Il mare accarezza la
riva, dolcemente la bacia e si protende lontano con un lungo
abbraccio, verso il cielo più chiaro. E la chiara notte risplende
ancora avvolge il sonno del misero mortale che rincorre ansante la
felicità, il sogno, l’oasi fuggente.
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Giacomino Launi |

Nato a S. Pietro
in Amantea Morto A Roma |
Pur non essendovi nato, ebbe sempre un
grande e profondo attaccamento per la città e la comunità di
Amantea, dove lavorò per molti anni.
Fu insegnante elementare, nonché
autore di varie apprezzate raccolte di poesia, specialmente in
vernacolo (’A timugna, ’A vrascera,
’U mbruogliu) e di un interessante “Dizionario di
termini dialettali amanteani” rimasto inedito.
Come scrive di lui Sharo Gambino,
“Giacomino Launi non solo pensa e scrive in dialetto, ma in dialetto
anche sogna”.
Dialettale, quindi, per vocazione
naturale, il Nostro si muove, nei suoi numerosi versi, tra la corda
civile e quella lirico‑elegiaca.
La prima è costituita da una viva
attenzione alla realtà calabrese, nonché da rabbia e protesta contro
le ingiustizie sociali, l’altra è fatta di nostalgia della civiltà
contadina e di rispetto per le tradizioni, pur non disdegnando gli
aspetti positivi del progresso.
Protagonisti delle sue storie in versi
(o “novelle a tutto tondo”, come le definisce il Gambino)
sono, oltre a diversi animali, soprattutto piccole figure umane, che
vivono i loro quotidiani problemi ora arroccandosi in principi
severi di vita, ora – invece - aprendosi al nuovo e alla speranza.
(Francesco Politano) |
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Terra luntana
A ’nnu gruoccu de luna, stasira, s’è appergulata
’na stilla lucenti, fa lla vuòcula, joche, e tramenti, vad’aiute ’ssa
vecchia lumera, ad allùciare ’a terra e llu mare. L’unne ’mbutte llu
vientu,e llu core le cunte, e ciange lacrime amare. Salutamela, nun
ti lu scordare, stilla lucente ’ngroccata a ’ssa luna. Quandu ’e llà
passi, duna ’na vuce, c’è ’nna casa, ’nu chiuppu e ’nna nuce, sutta
’na timpa, ’na funtanella ’nduvu ogne sira, ccu llu varrile, illa va
all’acqua, ’un te pua sbagliare, è la cchiù bella, se chiame
Lucia, d’amure ha chjnu la vita mia.
N.d.R. In armonia con la principale finalità della nostra
Associazione, abbiamo scelto questa poesia che dedichiamo ai
nostri concittadini lontani perchè in questa lirica la nostalgia
del poeta si fonde con la nostalgia di tutti coloro che sono
costretti a vivere in una “Terra lontana”. |
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Voler fermare
qualche appunto sulle poesie di Giacomino
Launi, non è semplice, non perchè non si scorge poesia,
ma perchè evidentemente è
raro trovare un cultore di una poesia oggi tenuta ben
salda come reliquia nella storia letteraria.
Launi fa poesia crepuscolare, tutto lascia intendere che
egli abbia una cultura
crepuscolare: più di tutti è il tono del paesaggio dei
crepuscolari che colpisce, ovvero di Pascoli
e della
Maremma carducciana.
Poesia
sensibilissima, dove tutto è leggero, anche il vento
che
soffia sull'incerta luce dell'alba. Attenta, garbata visione
dei luoghi dell'infanzia in una cornice di "cielo stanco"
dove si interrogano i sogni. (...)
Il Launi
attinge dagli avvenimenti del creato, tanto più
vera è la
poesia quanto più producente una sua precisa realtà.
Antonio Coppola |
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Un'indubbia vocazione narrativa
caratterizza le raccolte poetiche di
Giacomino Launi.
A ulteriore
conferma di ciò, sta pure il suo
recente lavoro, il "Vocabolario di
termini dialettali
amanteani" (integrativi del
"Dizionario" del
Rohlfs).
Si tratta di
un'opera interessante,
costituita da
numerosi termini in dialetto amanteano,
a cui si accompagna una vera e
propria antologia (oltre
35.000 versi), con una traduzione-guida
in italiano.
Il "Vocabolario"
launiano si differenzia dall'insolito "Vocabolario
Siciliano" di Mario Grasso,
edito da Prova
d'Autore.
Il poeta e
operatore culturale siciliano
dedica, infatti, solo una poesia
ad ogni lettera dell'alfabeto,
scegliendo i
termini dialettali più
comuni; il poeta
amanteano offre,
invece, più poesie per ognuna delle
moltissime parole
del suo dizionario in vernacolo, legate soprattutto
ad una civiltà agro-pastorale di cui
rimangono ormai
poche tracce.
Nella sua opera Giacomino Launi,
fondendo la forza dell'immaginazione
con la realtà concreta,
esprime, senza alcuna preoccupazione
intellettualistica e attraverso
generi diversi (poemetto, epigramma, ecc.),
sentimenti semplici
(amore, amicizia, nostalgia,
ecc.), esigenze etiche, esperienze
personali, interrogativi
esistenziali, eventi sociali e religiosi, aspetti
di vita paesana. E lo fa in un
linguaggio
immediato, sovente musicale
e metaforico, che aderisce alle
cose e acquista altresì una
valenza culturale,
in
quanto testimonia il
forte attaccamento del poeta alle
proprie radici e ai valori del passato che aiutano gli uomini a "jiri
luntanu", a vincere
ogni odio e
risentimento. |
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'U Paise miu
'Ncapu 'nu cozzariellu ,
ammunsellate ,
cumu casciotte (3) vecchie llà
jettate,
c’è ‘nnu troppiello ‘e case
anniricate.
Cucuzzu ogne matina sempre 'e
cunte
e 'ncapu 'nu rigistru si l'appunte;
de secoli lu nùmaru non cange,
sulu ogne tanto se sente ca
chiange
'nu ciaramilu rutto o 'nu
barcune
chi de 'nu stante ha piersu 'nu
dubrune .
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Dalmazio Palumbo |

Nato a Lago Residente a Genzano |
Da sempre frequenta la nostra
città che, da oltre trenta anni, ha eletto come posto di
villeggiatura e riposo, inserendosi nell’ambiente e vivendone le
problematiche tanto da poter essere considerato, a tutti gi effetti,
un “Amanteanonelmondo”.
Avenendone scoperto la
raccolta di poesie “Ali di Farfalle” e superando tutte
le sue reticenze, vi presentiamo l’amico‑poeta con una sintesi della
prefazione alla sua pubblicazione.
“Un linguaggio scarno,
semplificato che rispecchia il modo di essere del poeta: parco,
frugale, schietto nel quale traspare un’amarezza di fondo, mostrata
con il sorriso innocente del bimbo che riporta quanto ha visto,
senza rendersene conto.
La vita lo ha forgiato: il
tempo lo ha macerato, nutrito, nel corpo e nell’anima, gli ha
restituito la postura eretta.
Così il candore dell’uomo mite
rispunta leggero come le farfalle (simbolo di fragilità, ma forza di
eleganza) da lui cantate in molte occasioni.
E in lui il presente trionfa
perché è riuscito ad amassato, anche se doloroso.”
(Getulio Baldazzi)
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Ali d'acciaio
Non erano ali di farfalle quelle che
volavano alte sui monti arsi dell’Afghanistan. Erano ali
d’acciaio portatrici di morte! Aerei grandi, carichi di bombe da dare in
pasto ai pezzenti che da secoli combattono la fame e il freddo di
quei posti deserti e desolati. Le ali colorate di farfalle non si
vedono, muoiono anch’esse di stenti e di paura!
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Francesco Politano |

Nato a Lago Residente ad Amantea |
Francesco Politano, nato a Lago
(CS) nel 1949, vive ad Amantea (CS).
Docente nelle scuole medie, ha pubblicato le
seguenti opere di poesia: Lirici
canti Azzurri rettangoli d'ombre
In un guizzo di volpe
Il
rumore del silenzio( Rebellato ed.
, premio Spoleto 1985), Le parole,
gli anni, (Periferia, 1994, tradotta in francese dal poeta
Paul Courget), Nel bosco
dei palazzi ( Edizioni Orizzonti meridionali, Cosenza 2003,
tradotta in spagnolo dal poeta Carlos Vitale) e Nell'atelier del cuore (2006,
vincitrice del premio internazionale "Giovanni tronchi").
Suoi testi poetici sono apparsi su"
Poesia", "Antigones", "Capoverso" ed altre riviste nazionali ed internazionali.
E' autore anche di vari saggi
e racconti.
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Natale Amanteano
A Francesco Volpe
Obliqua foglia di neve
la luna scivola
su cerchi scarni
di fuoco.
E dicembre respira
ansie di blu-Immenso
nel muschio tenace
dei vicoli.
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Il rumore del silenzio
Il rumore del silenzio
è uno sguardo levigato
che scandaglia l’attesa.
E’ un grido d’anima
che solca pareti
di cerchi compunti
su rami d’alberi secchi.
E avvolge il mantello
di piccoli amori
sussultati da trilli di cose.
(Rebellato ed. Premio Spoleto 1985)
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Il laser dei tuoi occhi
Stanotte il laser
dei tuoi occhi si
tuffa da uno scoglio di parole, fulmineo
percorre onde d'affetto, nei
fondali dell'anima riposa.
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Anche le piante
"Anche le
piante hanno un'anima", dice l'antica
condomina. " Esse gioiscono e
soffrono come veri umani". E sulla sdraio dal terrazzo
limoni e rose guarda
contenta.
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Salvatore Ragaglia |

Nato a Catania
Morto ad Amantea |
Salvatore
Ragaglia è
nato a
Catania, ma
egli suole definirsi "cittadino
del mondo ".
Piccolissimo, infatti ha lasciato
la sua Sicilia, girovagando col padre,
professore di "Lingue", per l'Italia;
dall'Umbria, in Puglia e poi,
più a lungo, in Toscana
dove ha trascorso gran
parte della sua prima giovinezza.
Dopo la
parentesi degli studi universitari
compiuti a Catania, dove si è laureato in Giurisprudenza, ha vissuto
a Napoli, per i suoi impegni
di funzionario delle Ferrovie dello Stato, anche qui con una
parentesi di alcuni anni trascorsi felicemente in Sardegna quale
Capo del Reparto Movimento di Sassari.
Lasciando Napoli si è trasferito
nella ridente cittadina di Amantea, dove attualmente risiede.
Ha pubblicato in età giovanile
poesie di vario genere, anche in
chiave umoristica su alcuni giornali Catanesi, tra cui “Il Prode
Anselmo"; diffuso in
Sicilia e Calabria, di cui fu anche "redattore letterario".
Su alcune emittenti televisive (Tele
Capo d'Istria e Telespazio 3) ha
curato recentemente trasmissioni di "rubriche letterarie ",
tra cui una
serie di letture integrali di alcuni Canti della "Divina Connnedia
", con
relativi commenti, e la rubrica "I
Poeti visti da un Poeta ';
con riferimento ai maggiori
Poeti italiani (Dante, Petrarca, Foscolo, Leopardi,
Manzoni ecc.).
Chiaramente
egli propende per la "poesia tradizionale
"
e considera la "metrica
" elemento essenziale e
distintivo della "Poesia "
rispetto alla "Prosa ".
La Poesia
-
egli dice -
è innanzitutto armonia,
musica della parola, e solo il
Poeta può trarre dai suoi accenti quella musicalità
che non solo è dolcezza di espressione, ma concorre a dare al senso
delle parole qualcosa che ne dilata il significato.
Salvatore Ragaglia pratica il giuoco
degli "Scacchi " a livello agonistico
ed è stato "Vice Campione Italiano "
dei ferrovieri per l'anno
1989/90. La sua poesia "Gli Amici Meravigliosi ",
dedicata al "mobile giuoco, è stata tradotta in
russo ed è nota agli scacchisti sovietici.
Per l'Ode a Papa Wojtyla, il Pontefice
ha manifestato il suo compiacimento, facendo pervenire al poeta
lusinghiere e gratificanti parole di ringraziamento e, per
l'occasione, si
è degnato di
conferirgli, motu proprio, la Santa Apostolica Benedizione.
Tratto da: “Aneliti,
sussulti, trasparenze”, volume pubblicato nel 1991 al quale fu attribuito il premio speciale
“Città di Roma”.
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Lo scopo giocondo
Di sogni non vive il poeta soltanto, ma ognuno si
nutre di vaghi pensieri, di attese, di desideri, di cose che danno
l’incanto, di cose che portano al cuore il brio della vita, l’essenza,
il sapore, lo scopo giocondo, la gioia infinita di essere al mondo da
quando il fanciullo giocando scorazza nei prati fioriti e poi, della
vita che scorre, le gioie precorre sognando. La vita si addice a chi ne
gioisce, a chi si accontenta, a chi non paventa e capisce che basta
quel tanto per esser felice.
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Ai lettori
In umiltà
presento
all'amico
lettore quel
che, parlando al cuore, m'ispira
il sentimento; quel
che in me se ne muore di
momento in momento, quel
che non è talento, ma
palpito d'amore. Son
parole sottili, un
intricar di fili per
imbastire il verso, proteso
senza tema a
scoprire un emblema che
assommi l'Universo.
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L'Angelo Custode
Mi
accompagni ovunque io vada•
da me
non tì distacchi:
tu sei
l'Angelo Custode•
mi
segui per la strada, se
mi siedo e giuoco a scacchi;
nè t'importa
se non ode
nè ti vede il
tuo protetto,
sì che alfin
può dubitare
di trovarsi
al tuo cospetto.
Ma se pur non
fosse vera
l'esistenza
tutelare
di cui tutti
si ha bisogno, tu fai parte del mio sogno:•
t'invoco quando è sera,
allorchè solo
per via
me ne vo',
tenacemente inseguendo i sogni miei,•
se pur
tu non ci sei, mi
consola enormemente
il pensier che
tu ci sia.
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Il mistero
Quando
sarà trascorso dei miei giorni tutto l'inarrestabile cammino saranno
per me senza ritorni i
riflessi del sole e del mattino, pur
sempre tornerà per un bambino,
vispo e
felice ancor dopo di me, tutto
splendente il cielo mattutino; sarà
tutto ancor così com'è questo
mondo che piange e ride e freme sogna
e si dispera, ma non sa dissipar
quel mistero che ci preme: che
cosa sarà mai quest'aldilà? E
speranza e timor corrono insieme nel
simulacro dell'eternità.
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Gli amici meravigliosi
Quando,
deluso, ahimé, cedo agli attacchi
di un mondo così cinico e beffardo, mi è gradito distoglierne lo
sguardo dedicandomi al
giuoco degli
" scacchi
". In
essi mi si svela un nuovo mondo che innanzi a me si schiude
misterioso: più lo
conosco e più divento ansioso di volerlo
conoscere più a fondo. L'incruenta
tenzon che, senza brando, pur si
affronta con animo guerriero per misurar la forza del pensiero
ed
arricchir lo spirito giuocando, mi
esalta, sottraendo ai miei pensieri quelli più
amari ed affannosi e mesti: e, fiducioso,
mi abbandono a questi meravigliosi
amici "
bianchi e neri ".
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La poesia è
nel sangue e fluisce nelle sue vene
colorata degli
umori vermigli dell'umano sentire. Ne nasce un
canto caldo, suadente, che nell'armonia
del verso riecheggia la favola bella del trovator cortese e,
con un brivido, risveglia memorie sopite, antichi
profumi, sentore di spigo
...
Il lettore,
avvolto nella nube diafana d'un sogno
perduto, ripercorre gli itinerari della memoria in
"
suggestioni di luoghi ",
si scopre tra i
banchi di scuola ancor stupito
dinnanzi ai "
giganti
" della storia e del sapere, si sorprende pensoso per
"
l'eterno femminino ", o immerso in colloqui amabili e profondi tra
"
fantasie " di vita e" aneliti " esistenziali.
La poesia è
nel sangue e si doveva avvertire
già nei primi
vagiti del bimbo cresciuto nell'andante
sublime del verseggiar felice d'un padre "
sognatore ", che alla "
musa vagabonda " dedicava, sereno, i momenti domestici.
La musica gli è rimasta dentro, ha
plasmato il suo animo, ed egli,
Salvatore Ragaglia, non poteva non riversare sull'Amico, anzi
sugli Amici,
- che ne ha tanti -
"quel
che, parlando al cuore" gli "ispira il sentimento", "quel che
non è talento, ma palpito
d'amore ".
Son parole
sottili, un intricar di fili per
imbastire il verso, proteso
senza tema scoprire un emblema che
assomi l'Universo
la struttura prettamente classica
dell'impianto, al contrario di quanto pensa l'Autore,
Della
critica i grandi osservatori
si
burleranno dello stile antico
non avran
pietà dei versi miei.
incontra oggi,
in un'epoca di meccanicismo e d'automazione, oggi, nell'era
impersonale della telematica, favore e
consenso, perchè s'avverte la necessità impellente
d'un rifugio dalla robotica, prima che la disumanizzazione diventi
un fatto compiuto, e allora siamo anche
noi con Ragaglia quando auspica:
Non sia mai detto che soltanto mia sia questa forma che il bel canto
onora, auspicando che ancor trovi dimora in chi destarne possa la magia. Permane
l'armonia nella Natura, non è, senz'armonia, garrir d'uccello, anche l'arte ha bisogno della pura voce armoniosa ancor del menestrello, perchè sia sempre giusta la misura non
s'estingua mai l'amore al bello.
PAOLO DIFFIDENTI
Presidente
del
CENTRO LETTERARIO DEL LAZIO |
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A una stella cadente
-
O stella che ritorni dal cielo, dove vai? Dei tuoi passati giorni
che ricordi? Che sai? -
Vate, non sono stella: di tutte le tue fole son l'ultima e più bella; la vita, lunga o breve, è un'orma sulla neve che altra neve cancella prima che torni il sole.
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Salvatore Sciandra |
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Un
artista eclettico e senza confini.
Poeta, scrittore, pittore, commediografo, animatore del
“Glicine”, dove hanno esposto ed espongono pittori d’ogni
parte d’Italia, Totò non cessa mai di stupire quanti non lo
conoscono personalmente e non sanno della sua vita di sacrifici
nella quale ha forgiato un carattere forte.
Come tanti di noi, anche lui – con la sua valigia di cartone – ha
conosciuto la malinconia della lontananza, la solitudine, il
sacrificio: sentimenti immanenti in ogni sua opera che lui supera
con un inno di speranza affidato di volta in volta ai suoi versi, ai
suoi pennelli, ai suoi personaggi.
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