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Dalmazio Palumbo   Francesco Politano
         
Salvatore Ragaglia   Salvatore Sciandra
         
Rina Aloe

Nata a Amantea
Residente ad Roma

 

 

Dissolversi nella luce

 

   Galleggiano pensieri

   sull’azzurro

   come foglie portate dal vento,

   non hanno voglia

   d’immergersi,

   guardano all’arcobaleno

   come invito alla speranza

   e attendono

   il sole

   per dissolversi

                                 nella luce.

 

Evasione

 

Due bimbi mi  tengono teso

il filo  dell’orizzonte  -

Mi tuffo nell’azzurro, risalgo,

e mi rotolo tra cielo e mare,

poi corro a prendere il sole

e ci gioco;

lo abbandono sulla spiaggia salmone,

ora gioco a saltare con l’arcobaleno

e soffio bolle di nuvole nel cielo,

poi  scrivo nell’azzurro con petali

di fiori: W la vita, giochiamo.

 

orizzonte nuvoloso

Ho voglia di ali bianche

 

 

Ho voglia di ali bianche

per solcare la notte

 

Ho voglia di ali bianche

per vincere la morte

 

Ho voglia di ali bianche

per attraversare l'azzurro

 

Ho voglia di ali bianche

per accettare

 

Ho voglia di ali bianche

per sperare

 

Che senso ha?!

 

 

  Coltivare quest' anima

portarla a spasso nei

ricordi

sfogliare pensieri e

azioni degli altri

contemporanei e non,

che senso ha?

E questo mondo, questo

universo che nascondiamo

dentro, che si nutre di

mille esperienze, di profumi

di musiche, di visioni,

di sensazioni che senso ha?!

-  ogni  vita un universo che

comunica nascondendo

gelosamente e ogni tanto

aprendo qualche finestra

all'amore, che senso ha?!

una folla, universi nella moltitudine,

di piccoli esseri a 2 zampe, che s'incontrano

vestiti, nascondendosi gli  uni agli altri

il corpo e l'anima, che senso ha?!

 

   
   
Franco Bazzarelli
Franco Bazzarelli

Nato ad Amantea
Residente ad Amantea

Autore autodidatta, a trenta anni ha scoperto l’amore per la poesia.
E’ dotato di una grande sensibilità, con inclinazioni verso il messaggio evangelico che è presente in tutte le sue opere.
Ha partecipato a vari concorsi letterari riscuotendo sempre vivi consensi ed apprezzamenti.
In Australia con la lirica “Chitarra muta”, una delle sue più originali creazioni, ha vinto il concorso letterario “A.L.I.A.S.”
Per i suoi meriti artistici è diventato Socio Benemerito della Accademia Nazionale “Marconi”.
Molto interessanti anche i suoi racconti, fra i quali ci piace ricordare “A mia nonna” e “Un gioco vissuto, dimenticato e ritrovato”.

La sua poesia si pone come una linea etica. scava e lacera la carne, sbalza e taglia il foglio, non si configura nello spazio del rigo, apre le porte allo sguardo del lettore che scopre gli inganni, dice della pena e della sofferenza, del tempo che sfibra l’anima e contemporaneamente apre il portone gotico del sogno e mostra l’orizzonte della possibile speranza.

Non lascia spazio ad equivoci o fraintendimenti, e simile alla stella solitaria che si staglia nel cielo e ci immette subito nella polvere del giorno, nella profondità del silenzio di una notte stellata, nel corpo del sogno e nel fiume che racconta la vita.

Il suo verso elegante, essenziale nella sua nudità è uno spazio di ritrovata libertà, lama del pensiero che vede il canto della pioggia/ sereno martirio in terra di dolore  nell’atrio del tempo.

Una straordinaria sensibilità, fatta di luce e di ombra, dove i significati e le metafore si fondono e si confondono di continuo con la parola scritta che danza nel cerchio della vita.

 

Vorrei essere un fanciullo

Vorrei essere un fanciullo
che sorride in faccia al sole;
che la vita ha per amica;
che digiuna e non ha fame;
che gioisce tra i dolori;
che riceve senza chiedere;
che felice apre il suo volo
verso il libero infinito.

Finché avrò il coraggio

Finché avrò il coraggio
di schiudere la porta
del cuore a verità,
si aggregheranno stelle
nel mio firmamento.
Andrò di cielo in cielo
senza sciupar l'azzurro
di placide e serene
molecole di banco.
Mi poserò su spazi
gremiti di chiarezze
e soffierò nel vento
sospeso all'infinito.

 

   
   
Elvy Del Pizzo

Nata ad Amantea
Residente a Prato

 

Quando nei versi freschi e appassionati di un animo sensibile, ognuno scopre un po’ di se stesso, delle sue umane vicende delle sue speranze coltivate con religiosa cura, allora la poesia vibra accenti di universale valore.

E' in questa capacità di trasferire sensazioni, di travasare il caldo e appassionato bisogno di calmare ansie ed inquietudini che i versi acquistano il valore di una tematica cosmica, ricca di preziose sfumature e di perenni contenuti esistenziali.

Sicché l'uomo riscopre se stesso e, reso umile dalle consapevolezza dei propri limiti, quieta il tumulto della propria anima assetata d'infinito ed eleva il canto puro che riecheggia il fiducioso abbandono delle creature nel Creatore.

Questi accenti, sospesi tra l'umano e il soprannaturale, tra il transeunte e l'immanente, tra il tempo e l'eternità, permeano l'anima poetica della giovanissima Elvy Del Pizzo.

Le sue poesie hanno la preziosità delle cose semplici, la purezza delle nitide acque di un ruscello che anela il riposo del mare infinito, il calore di un cuore generoso che, prevalicando i confini del tempo e dello spazio, tutto stringe a se in un palpito di amore universale

Vero è che una sottile vena di mestizia pervade tutte le sue opere per cui traspare un senso di velata malinconia che, qua e là, assume il sapore di amari rimpianti.

Ma pur vero e che, nell'affanno di un'anima inquieta, si fa luce l'umile implorazione di chi cerca uno squarcio di azzurro per rapire un  raggio di sole.

.. " io che non avevo più/ un sogno da deporre / sotto il mio cuscino/ pregavo te, Signore/ e ti chiedevo / di non lasciarmi sola/ nel grande silenzio… E anche quando il cuore piange lacrime di profonda solitudine e la vita sembra aver perduto il sapore della speranza, anche quando, nella dura ascesa al monte delle vicissitudini umane, le mani sanguinano per le aguzze pietre, sfocia prepotente il desiderio della conquista " E vado ancora per irti sentieri / e spero ancora i di giunger sulla cima…

Questo vedere la realtà attraverso il pallido filtro dei sogni fuggenti ed irrealizzati, attraverso l'ombra della sera che cela allo sguardo, fisso all'infinito, l'eterno splendore della luce, e come il lento declinare del sole all’orizzonte: un tramonto che è preludio certo di un'alba più spendente di desiderio di vita.

Tullio Ruspoli

Dal balcone dell'infanzia

E con la mente
a volte,
mi riaffaccio
al balcone
dell’infanzia.
Gerani assolati
e nella via
giochi di bimbi.
Sul gradino
di pietra,
steso al sole,
un gatto grigio.
Una gallina
razzola
nella pozzanghera
antica
aspettando la sera.
E a sera
il volo
dimenticato
di una rondine
è l’ultimo messaggio
di quie
te.

 

 

Il pescatore

E il grigio del cielo
si sbriciola in gocce
di pianto.
Un vecchio pescatore,
stretto nel suo cappotto,
cerca l'infinito
con occhi ansiosi
pieni di speranza,
pieni di ricordi,
pieni di pioggia.
Il mare ribolle
tra gli scogli antichi.
Stridono i gabbiani
sotto la pioggia.
Un'onda di salsedine
cancella dal suo volto
l'ultimo sogno
nascosto tra le rughe.
E alza gli occhi,
bagnati di pioggia,
al cielo stanco.
Quando ritorna il sole
?

 

 

Le ginestre

E guardo i colli
fioriti di ginestre
e ricordo il tempo
in cui, lieta, salivo
i ripidi sentieri,
per giunger sulla cima.
E vado ancora
per irti sentieri,
E spero ancora
di giunger sulla cima.
 Ma le ginestre
non ci sono piú.

 

 

Che strano, papà

Che strano,
papà
la vita continua anche senza di te.
Antico
scorre il fiume -come sempre.
Non ascolta
il pianto dei giunchi ,
trascina
quei sassi lucenti
chissà dove,
papà.
Che strano,
Le tue rose fioriscono ancora.
 Una bianca farfalla ogni sera
si posa
sul triste lillà.
E si addormenta
Nell’inutile attesa del tuo ritorno.

 

Dietro la porta

No,
capisci?
Io non posso 
crederci
che tu non esisti più. 
Io non voglio 
pensare
che ora
sei meno di nulla 
dissolto
chissà come 
chissà dove.
Più evanescente
di una nube 
inesistente 
come le favole.
Io devo
credere
che tu sei là, 
al solito bar
dietro l'angolo.

Come ogni sera.
Come un tempo.
Come quel tempo 
passato, lontano
che ha sapore
d'antico
il sapore amaro
delle cose perdute.
Io non voglio 
pensare
che tu sei là 
da solo
ad aspettare
un  fiore
da una mano
che trema ancora, 
ma ha fretta
d'andare
là, dove tu
non puoi venire.
Vedi,

io non posso
capire
che devo
ogni volta 
tornare a casa
senza di te.
Con te nel cuore, 
con te nell'anima, 
ma senza te vicino.
Io voglio
credere
che tu debba 
tornare,
salire le scale 
piano,
sentire
il rumore
dei tuoi passi
e del tuo bastone 
e il cane
annusare
 

dietro la porta.
Come un tempo.
E poi,
dietro la porta
il tuo sorriso.
Sai, ora il cane
non c'è più.
Forse era stanco
di aspettarti.
E' andato via
anche lui.
Appartiene al passato.
Come la nostra vita
insieme, Papà...

Con questa poesia Elvy Del Pizzo ha vinto un'edizione della trasmissione radiofonica "La Corrida" presentata da Corrado (anno 1971)

       
   
Antonio Furgiuele

Nato ad Amantea
Residente a Catanzaro

 

Nato ad Amantea, pur vivendo e lavorando a Catanzaro, resta fortemente legato alla sua città d’origine.

Il velo di tristezza, sempre presente nei versi di Tonino Furgiuele, lascia comunque  aperta una porta alla speranza ed i suoi versi si librano nell’aria verso l’infinito e diventano un inno che vince il dolore trasformando lo stesso in “un raggio di luce” capace di illuminare il suo cammino nel “sentiero che non conduce, levigato come pietre di fiume”.

Le sue liriche, in lingua ed in vernacolo, sempre spontanee, sgorgano dalla sua penna come una limpida fonte e ci propongono immagini, suoni, colori e sentimenti che, nella loro universalità, diventano patrimonio di chi ha avuto la fortuna di leggerli, di meditarli e di apprezzarli.

 

In un raggio di luce

E dicembre
colse il timido sorriso di piccole erbe
coperte da siderei fiocchi di neve.
Nella quiete di una stanza,
oltre il grido che lacera l’attesa,
una donna canta la sua nènia.
In un angolo
un Cristo si mostra a chi lo cerca
nei tabernacoli d’oro:
moriva mio padre...
in un raggio di luce.

 

rocco furgiuele, padre del poeta

Frammenti 

Poverta velata
di gioia puerile,
il cane che cerca
nella scodella vuota,
mia madre che innaffia
il suo basilico.

 

Poi sarà il dopo

Poi sara il dopo,
l'asciutto domani,
il sentiero che non conduce,
levigato come pietre di fiume.

 

CALAVECCHIA VISTA DALL'ALTO- ANNO 1952

 

Voci antiche
( Calavecchia )

Il tacer della via mi contrista.
Non odo le grida squillanti dei bimbi
che giocan col rullo,
non odo il pesante picchiar della mazza
nell'officina del fabbro,
né il ragliare dei ciuchi
che aspettan d'esser ferrati.
Non odo l'abbaiare del cane
che rincorre il garzone,
né il canto stonato di allegri beoni
che obliano nell'osteria dell'angolo.
Forse un rumore ...
il picchiar del mio mastro sulla suola bagnata.
No... neanche quello, anzi... non esistono piu.

 

   
   
Rocco Giardina

Nato a Riesi
Residente ad Amantea

 

Rocco Giardina è nato a Riesi(Caltanissetta) il 19.02.1932, in  un  paese  della Sicilia  meridionale,  ma per tante vicissitudini, come l’Ebreo errante, ha vissuto, da giovane, una vita errabonda: In Sicilia, in Sardegna, in Sicilia, in Emilia Romagna, in Calabria, in Francia e poi definitivamente in Calabria.Questo girovagare senza sosta in luoghi diversi, non ha affatto scalfito l’amore per la sua terra natia, per la quale  sente sempre di più, nel cuore e nella mente, una struggente e malinconica nostalgia:“Sicilia mia!”  . I ricordi più belli della sua prima infanzia serena restano        lì ma sono  anche scolpiti e  impressi  indelebilmente nella sua mente: ricordi lieti e meno lieti che hanno formato la sua personalità e lo hanno fatto maturare anzitempo.   Da Carbonia, Sardegna, dove aveva una bella casa comoda e moderna e papà  un lavoro sicuro, ritorna sfollato in Sicilia  l’otto maggio del 1943 a causa della guerra, prima dello sbarco degli Americani.  Ultimato il corso, ritorna in Sicilia e, non trovando lavoro assiduo, ma soltanto stagionale, continua gli studi privatamente.  Nel 1952 muore il padre Salvatore, il fratello maggiore Francesco assume la guida della famiglia e, superato il concorso magistrale, la trasferisce in Calabria ed esattamente nel comune di Belmonte   Calabro.  Rocco alterna lo studio al lavoro che svolge stagionalmente in Sicilia e nel 1955 consegue, da privatista, l’Abilitazione Magistrale.  Il lavoro precario, costringe Rocco ad emigrare in Francia, a Parigi,dove lavora per circa due anni e mezzo nella fabbrica automobilistica della Citroen come operaio specializzato. In questo periodo il suo cuore, colpito  da uno strale  capriccioso di Cupido, canta la sua tristezza e la sua malinconia, scrivendo le sue prime poesie:  Forse quel dì, Sicilia mia, Evasione, Primo sogno e tante altre tutte inedite. Assunto nelle poste di Fagnano Castello con la prima nomina, si trasferisce poi ad Amantea. Il 4 ottobre 1964 vince il Concorso Magistrale e si dedica finalmente alla sua attività preferita.   Per trentadue lunghissimi anni , trascorsi non senza rimpianti e amara nostalgia , non rivedrà più la sua tanto cara amata Sicilia. 

riesi
riesi

Il vecchio platano

Avvolto nel silenzio
dell’aria immota,
intristito  dal grigiore
del gelido inverno,
indifferente mostri
i tuoi rami spogli
al ciel che ti sovrasta.
Assorto in mesta prece,
ora dormi sognando
le gioie della nuova primavera.

  

vecchio platano
rocco giardina costruisce statua s.giuseppe per presepe csa alla calavecchia - anno 1980

Pensieri

Solitari pensieri navigano
già nell’immenso mare dei ricordi,
inseguono le orme impresse nel tempo,
dal vivere,quotidiano travaglio,
ad ingannar la fuggevole vita.
E inseguono ancor le dolci illusioni:
giovanil sembianze, immagini care
d’un tanto amato mondo ora scomparso,
avvolto nella nebbia del passato.
Vagando vanno tra luoghi cari e siti
lieti e tristi, pieni di malinconia,
dove si consumò la giovinezza,
fior profumato della verd’etade.
Penoso affanno è la rimembranza:
il cuore piange e l’anima sospira
e lenta esprime un canto senza fine.

 

Notte Amanteana

E’ chiara la notte.
Le stelle tremolanti
colorano il vivido azzurro
della quiete silente,
interrotta a tratti a tratti
dal latrar dei cani
e dal treno sferrato.
I monti, le valli
sembrano avvolti
da un lungo riposo,
cullati dal soffio lieve
delle verdi fronde.
Anche le case
dormono rischiarate in parvenza
da tante piccole lucciole.
Il mare accarezza la riva,
dolcemente la bacia
e si protende lontano
con  un lungo abbraccio,
verso il cielo più chiaro.
E la chiara notte
risplende ancora
avvolge il sonno
del misero mortale
che rincorre ansante
la felicità, il sogno,
l’oasi fuggente. 

  

scalinata di s. bernardino di notte
   
   
Giacomino Launi
Giacomino Launi

Nato a S. Pietro in Amantea
Morto A Roma

 

Pur non essendovi nato, ebbe sempre un grande e profondo attaccamento per la città e la comunità di Amantea, dove lavorò per molti anni.

Fu insegnante elementare, nonché autore di varie apprezzate raccolte di poesia, specialmente in vernacolo (’A timugna, ’A vrascera, ’U mbruogliu) e di un interessante “Dizionario di termini dialettali amanteani” rimasto inedito.

Come scrive di lui Sharo Gambino, “Giacomino Launi non solo pensa e scrive in dialetto, ma in dialetto anche sogna”.

Dialettale, quindi, per vocazione naturale, il Nostro si muove, nei suoi numerosi versi, tra la corda civile e quella lirico‑elegiaca.

La prima è costituita da una viva attenzione alla realtà calabrese, nonché da rabbia e protesta contro le ingiustizie sociali, l’altra è fatta di nostalgia della civiltà contadina e di rispetto per le tradizioni, pur non disdegnando gli aspetti positivi del progresso.

Protagonisti delle sue storie in versi (o “novelle a tutto tondo”, come le definisce il Gambino) sono, oltre a diversi animali, soprattutto piccole figure umane, che vivono i loro quotidiani problemi ora arroccandosi in principi severi di vita, ora – invece - aprendosi al nuovo e alla speranza.

(Francesco Politano)

 

Terra luntana

A ’nnu gruoccu de luna, stasira,
s’è appergulata ’na stilla lucenti,
fa lla vuòcula, joche, e tramenti,
vad’aiute ’ssa vecchia lumera,
ad allùciare ’a terra e llu mare.
L’unne ’mbutte llu vientu,e llu core
le cunte, e ciange lacrime amare.
Salutamela, nun ti lu scordare,
stilla lucente ’ngroccata a ’ssa luna.
Quandu ’e llà passi, duna ’na vuce,
c’è ’nna casa, ’nu chiuppu e ’nna nuce,
sutta ’na timpa, ’na funtanella
’nduvu ogne sira, ccu llu varrile,
illa va all’acqua, ’un te pua sbagliare,
è la cchiù bella, se chiame Lucia,
d’amure ha chjnu la vita mia.

N.d.R. In armonia con la principale finalità della nostra Associazione, abbiamo scelto questa poesia che dedichiamo ai nostri concittadini lontani perchè in questa lirica la nostalgia del poeta si fonde con la nostalgia di tutti coloro che sono costretti a vivere in una “Terra lontana”.

 

vecchia fontana di cannavina

Voler fermare qualche appunto sulle poesie di Giacomino Launi, non è semplice, non perchè non si scorge poesia, ma perchè evidentemente è raro trovare un cultore di una poesia oggi tenuta ben salda come reliquia nella storia letteraria. Launi fa poesia crepuscolare, tutto lascia intendere che egli abbia una cultura crepuscolare: più di tutti è il tono del paesaggio dei crepuscolari che colpisce, ovvero di Pascoli e della Maremma carducciana.

Poesia sensibilissima, dove tutto è leggero, anche il vento che soffia sull'incerta luce dell'alba. Attenta, garbata visione dei luoghi dell'infanzia in una cornice di "cielo stanco" dove si interrogano i sogni. (...)

Il Launi attinge dagli avvenimenti del creato, tanto più vera è la poesia quanto più producente una sua precisa realtà.

Antonio Coppola

 

Un'indubbia vocazione narrativa caratterizza le raccolte poetiche di Giacomino Launi.

A ulteriore conferma di ciò, sta pure il suo recente lavoro, il "Vocabolario di termini dialettali amanteani" (integrativi del "Dizionario" del Rohlfs).

Si tratta di un'opera interessante, costituita da numerosi termini in dialetto amanteano, a cui si accompagna una vera e propria antologia (oltre 35.000 versi), con una traduzione-guida in italiano.

Il "Vocabolario" launiano si differenzia dall'insolito "Vocabolario Siciliano" di Mario Grasso, edito da Prova d'Autore.

Il poeta e operatore culturale siciliano dedica, infatti, solo una poesia ad ogni lettera dell'alfabeto, scegliendo i termini dialettali più comuni; il poeta amanteano offre, invece, più poesie per ognuna delle moltissime parole del suo dizionario in vernacolo, legate soprattutto ad una civiltà agro-pastorale di cui rimangono ormai poche tracce.

Nella sua opera Giacomino Launi, fondendo la forza dell'immagi­nazione con la realtà concreta, esprime, senza alcuna preoccupazione intellettualistica e attraverso generi diversi (poemetto, epigramma, ecc.), sentimenti semplici (amore, amicizia, nostalgia, ecc.), esigenze etiche, esperienze personali, interrogativi esistenziali, eventi sociali e religiosi, aspetti di vita paesana. E lo fa in un linguaggio immediato, sovente musi­cale e metaforico, che aderisce alle cose e acquista altresì una valenza culturale, in quanto testimonia il forte attaccamento del poeta alle proprie radici e ai valori del passato che aiutano gli uomini a "jiri luntanu", a vincere ogni odio e risentimento.

'U Paise miu

'Ncapu 'nu cozzariellu , ammunsellate ,

cumu casciotte (3) vecchie llà jettate,

 c’è ‘nnu troppiello ‘e case anniricate.

Cucuzzu ogne matina sempre 'e cunte

e 'ncapu 'nu rigistru si l'appunte;

de secoli lu nùmaru non cange,

sulu ogne tanto se sente ca chiange

'nu ciaramilu  rutto o 'nu barcune

chi de 'nu stante  ha piersu 'nu dubrune .

 

La signora Marianna Gagliardi, moglie del poeta
quattro dei sette volumi che compongono il "vocabolario"
 
   
Dalmazio Palumbo

Nato a Lago
Residente a Genzano

Da sempre frequenta la nostra città che, da oltre trenta anni, ha eletto come posto di villeggiatura e riposo, inserendosi nell’ambiente e vivendone le problematiche tanto da poter essere considerato, a tutti gi effetti, un “Amanteanonelmondo”.

Avenendone scoperto la raccolta di poesie “Ali di Farfalle” e superando tutte le sue reticenze, vi presentiamo l’amico‑poeta con una sintesi della prefazione alla sua pubblicazione.

“Un linguaggio scarno, semplificato che rispecchia il modo di essere del poeta: parco, frugale, schietto nel quale traspare un’amarezza di fondo, mostrata con il sorriso innocente del bimbo che riporta quanto ha visto, senza rendersene conto.

La vita lo ha forgiato: il tempo lo ha macerato, nutrito, nel corpo e nell’anima, gli ha restituito la postura eretta.

Così il candore dell’uomo mite rispunta leggero come le farfalle (simbolo di fragilità, ma forza di eleganza) da lui cantate in molte occasioni.

E in lui il presente trionfa perché è riuscito ad amassato, anche se doloroso.”

(Getulio Baldazzi) 

Ali d'acciaio

Non erano ali di farfalle
quelle che volavano alte
sui monti arsi
dell’Afghanistan.
Erano ali d’acciaio
portatrici di morte!
Aerei grandi, carichi
di bombe da dare
in pasto ai pezzenti
che da secoli combattono
la fame e il freddo
di quei posti deserti
e desolati.
Le ali colorate di farfalle
non si vedono,
muoiono anch’esse
di stenti e di paura!

 
   
   
Francesco Politano

Nato a Lago
Residente ad Amante
a

Francesco Politano, nato a Lago (CS) nel 1949, vive ad Amantea (CS).

Docente nelle scuole medie, ha pubblicato le seguenti opere di poesia:
Lirici canti
Azzurri rettangoli d'ombre
In un guizzo di volpe
Il rumore del silenzio( Rebellato ed. , premio Spoleto 1985),
Le parole, gli anni, (Periferia, 1994, tradotta in francese dal poeta Paul Courget),
Nel bosco dei palazzi ( Edizioni Orizzonti meridionali, Cosenza 2003, tradotta in spagnolo dal poeta Carlos Vitale) e
Nell'atelier del cuore (2006, vincitrice del premio internazionale "Giovanni tronchi").

Suoi testi poetici sono apparsi su" Poesia",  "Antigones", "Capoverso" ed altre riviste nazionali ed internazionali.

E' autore anche di vari saggi e racconti.

  

Natale Amanteano


A Francesco Volpe

Obliqua foglia di neve

la luna scivola

su cerchi scarni

di fuoco.

E dicembre respira

ansie di blu-Immenso

nel muschio tenace

dei vicoli.

 

Il rumore del silenzio

Il rumore del silenzio

è uno sguardo levigato

che scandaglia l’attesa.

E’ un grido d’anima

che solca pareti

di cerchi compunti

su rami d’alberi secchi.

E avvolge il mantello

di piccoli amori

sussultati da trilli di cose.

(Rebellato ed. Premio Spoleto 1985)

 

Il laser dei tuoi occhi 

Stanotte il laser dei tuoi occhi
si tuffa da uno scoglio di parole,
fulmineo percorre onde d'affetto,
nei fondali dell'anima riposa.

 

 

Anche le piante 

"Anche le piante hanno un'anima",
dice l'antica condomina. "
Esse gioiscono e soffrono
come veri umani".
E sulla sdraio dal terrazzo
limoni e rose guarda contenta.

 

   
   
Salvatore Ragaglia

Nato a Catania
Morto ad Amantea

Salvatore Ragaglia è nato a Catania, ma egli suole definirsi "cittadino del mondo ". Piccolissimo, infatti ha lasciato la sua Sicilia, girovagando col padre, professore di "Lingue", per l'Italia; dall'Umbria, in Puglia e poi, più a lungo, in Toscana dove ha trascorso gran parte della sua prima giovinezza.

Dopo la parentesi degli studi universitari compiuti a Catania, dove si è laureato in Giurisprudenza, ha vissuto a Napoli, per i suoi impegni di funzionario delle Ferrovie dello Stato, anche qui con una parentesi di alcuni anni trascorsi felicemente in Sardegna quale Capo del Reparto Movimento di Sassari.

Lasciando Napoli si è trasferito nella ridente cittadina di Amantea, dove attualmente risiede.

Ha pubblicato in età giovanile poesie di vario genere, anche in chiave umoristica su alcuni giornali Catanesi, tra cui “Il Prode Anselmo"; diffuso in Sicilia e Calabria, di cui fu anche "redattore letterario".

Su alcune emittenti televisive (Tele Capo d'Istria e Telespazio 3) ha curato recentemente trasmissioni di "rubriche letterarie ", tra cui una serie di letture integrali di alcuni Canti della "Divina Connnedia ", con relativi commenti, e la rubrica "I Poeti visti da un Poeta '; con riferimento ai maggiori Poeti italiani (Dante, Petrarca, Foscolo, Leopardi, Manzoni ecc.).

Chiaramente egli propende per la "poesia tradizionale " e conside­ra la "metrica " elemento essenziale e distintivo della "Poesia " rispetto alla "Prosa ".

La Poesia - egli dice - è innanzitutto armonia, musica della parola, e solo il Poeta può trarre dai suoi accenti quella musicalità che non solo è dolcezza di espressione, ma concorre a dare al senso delle parole qualcosa che ne dilata il significato. 

Salvatore Ragaglia pratica il giuoco degli "Scacchi " a livello agonistico ed è stato "Vice Campione Italiano " dei ferrovieri per l'anno 1989/90.
La sua poesia "Gli Amici Meravigliosi ", dedicata al "mobile giuoco, è stata tradotta in russo ed è nota agli scacchisti sovietici.

Per l'Ode a Papa Wojtyla, il Pontefice ha manifestato il suo compiacimento, facendo pervenire al poeta lusinghiere e gratificanti parole di ringraziamento e, per l'occasione, si è degnato di conferirgli, motu proprio, la Santa Apostolica Benedizione.

Tratto da: “Aneliti, sussulti, trasparenze”, volume pubblicato nel 1991 al quale fu attribuito il premio speciale “Città di Roma”.

 

Lo scopo giocondo

Di sogni non vive il poeta soltanto,
ma ognuno si nutre di vaghi pensieri,
di attese, di desideri,
di cose che danno l’incanto,
di cose che portano al cuore
il brio della vita,
l’essenza, il sapore,
lo scopo giocondo,
la gioia infinita
di essere al mondo
da quando il fanciullo giocando
scorazza nei prati fioriti
e poi, della vita che scorre,
le gioie precorre
sognando.
La vita si addice
a chi ne gioisce,
a chi si accontenta,
a chi non paventa e capisce
che basta quel tanto
per esser felice.

 

Ai lettori

In umiltà presento
all'amico lettore
quel che, parlando al cuore, 

m'ispira il sentimento;

quel che in me se ne muore 

di momento in momento,

quel che non è talento, 

ma palpito d'amore.

Son parole sottili,

un intricar di fili

per imbastire il verso,
 
proteso senza tema

a scoprire un emblema 

che assommi l'Universo.

 

L'Angelo Custode

Mi accompagni ovunque io vada• 
da me non tì distacchi:

tu sei l'Angelo Custode

mi segui per la strada,

se mi siedo e giuoco a scacchi;

nè t'importa se non ode

nè ti vede il tuo protetto,

sì che alfin può dubitare

di trovarsi al tuo cospetto.

Ma se pur non fosse vera

l'esistenza tutelare

di cui tutti si ha bisogno,
tu fai parte del mio sogno:
• 
t'invoco quando è sera,

allorchè solo per via

me ne vo', tenacemente
inseguendo i sogni miei,

se pur tu non ci sei,

mi consola enormemente

il pensier che tu ci sia.

 

Il mistero

Quando sarà trascorso
dei miei giorni tutto l'inarrestabile cammino

saranno per me senza ritorni

i riflessi del sole e del mattino,

pur sempre tornerà per un bambino,

vispo e felice ancor dopo di me,

tutto splendente il cielo mattutino;

sarà tutto ancor così com'è

questo mondo che piange e ride e freme

sogna e si dispera, ma non sa

dissipar quel mistero che ci preme:

che cosa sarà mai quest'aldilà?

E speranza e timor corrono insieme

nel simulacro dell'eternità.

 

Gli amici meravigliosi

Quando, deluso, ahimé, cedo agli attacchi
di un mondo così cinico e beffardo,
mi è gradito distoglierne lo sguardo
dedicandomi al giuoco degli
" scacchi ".
In essi mi si svela un nuovo mondo
che innanzi a me si schiude misterioso:
più lo conosco e più divento ansioso
di volerlo conoscere più a fondo.
L'incruenta tenzon che, senza brando,
pur si affronta con animo guerriero
per misurar la forza del pensiero
ed arricchir lo spirito giuocando,
mi esalta, sottraendo ai miei pensieri
quelli più amari ed affannosi e mesti:
e, fiducioso, mi abbandono a questi
meravigliosi amici " bianchi e neri ".

  

La  poesia è nel sangue e fluisce nelle sue vene colorata degli umori vermigli dell'umano sentire. Ne nasce un canto caldo, suadente, che nell'armo­nia del verso riecheggia la favola bella del trovator cortese e, con un brivido, risveglia memorie sopite, antichi profumi, sentore di spigo ...

Il lettore, avvolto nella nube diafana d'un so­gno perduto, ripercorre gli itinerari della memoria in " suggestioni di luoghi ", si scopre tra i banchi di scuola ancor stupito dinnanzi ai " giganti " del­la storia e del sapere, si sorprende pensoso per " l'eterno femminino ", o immerso in colloqui amabili e profondi tra " fantasie " di vita e" aneliti " esistenziali.

La poesia è nel sangue e si doveva avvertire già nei primi vagiti del bimbo cresciuto nell'andan­te sublime del verseggiar felice d'un padre " sognatore ", che alla " musa vagabonda " dedicava, sereno, i momenti domestici.

La musica gli è rimasta dentro, ha plasmato il suo animo, ed egli, Salvatore Ragaglia, non poteva non riversare sull'Amico, anzi sugli Amici, - che ne ha tanti - "quel che, parlando al cuore" gli "ispira il sentimento", "quel che non è talento, ma palpito d'amore ". 

Son parole sottili,
un intricar di fili
per imbastire il verso,
proteso senza tema

scoprire un emblema
che assomi l'Universo 

la struttura prettamente classica dell'impianto, al contrario di quanto pensa l'Autore,  

Della critica i grandi osservatori

si burleranno dello stile antico

non avran pietà dei versi miei.

incontra oggi, in un'epoca di meccanicismo e d'automazione, oggi, nell'era impersonale della telematica, favore e consenso, perchè s'avverte la necessità impellente d'un rifugio dalla robotica, prima che la disumanizzazione diventi un fatto compiuto, e allora siamo anche noi con Ragaglia quando auspica:

Non sia mai detto che soltanto mia
sia questa forma che il bel canto onora,
auspicando che ancor trovi dimora
in chi destarne possa la magia.
Permane l'armonia nella Natura,
non è, senz'armonia, garrir d'uccello,

anche l'arte ha bisogno della pura
voce armoniosa ancor del menestrello,

perchè sia sempre giusta la misura
non s'estingua mai l'amore al bello.

PAOLO DIFFIDENTI
Presidente
del CENTRO LETTERARIO DEL LAZIO

A una stella cadente

- O stella che ritorni
dal cielo, dove vai?
Dei tuoi passati giorni
che ricordi? Che sai?
- Vate, non sono stella:
di tutte le tue fole
son l'ultima e più bella;
la vita, lunga o breve,
è un'orma sulla neve
che altra neve cancella
prima che torni il sole.

 

 
   
Salvatore Sciandra

Un artista eclettico e senza confini.

Poeta, scrittore, pittore, commediografo, animatore del “Glicine”, dove hanno esposto ed espongono pittori d’ogni parte d’Italia, Totò non cessa mai di stupire quanti non lo conoscono personalmente e non sanno della sua vita di sacrifici nella quale ha forgiato un carattere forte.

Come tanti di noi, anche lui – con la sua valigia di cartone – ha conosciuto la malinconia della lontananza, la solitudine, il sacrificio: sentimenti immanenti in ogni sua opera che lui supera con un inno di speranza affidato di volta in volta ai suoi versi, ai suoi pennelli, ai suoi personaggi.

 

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