AMANTEA

05-01-12

 

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La Storia

di Vincenzo Segreti

Il campamile ed il tetto della navata principale diroccati (inizio 900)L'area, su cui sorge la chiesa-convento di S. Bernardino, ha avuto sempre una vocazione sacra. Fra il II e il III secolo d.C. vi fu eretto un santuario del dio Sole, come attestano un mascherone litico della divinità ed alcuni ritrovamenti archeologici, fra i quali un sinuoso frontone d'epoca romana, misteriosamente scomparso, recante l'iscrizione "DEO SOLI INVICTO PARENTI SACRUM H...".

Mentre non si hanno notizie certe di un tempio paleocristiano, è provato che nei primi decenni del XV secolo, esisteva già una chiesa "extra moenia" con un conventino dei Minori Conventuali. Nel 1436, sotto il buon regno di Renato D'Angiò, su sollecitazione del "Senato Nepetino" e "per bolla di Eugenio IV", il piccolo complesso monastico fu ceduto agli Osservanti, che lo ampliarono e, in un secondo tempo, dedicarono a S. Bernardino da Siena.

 Questi dati sono confermati da un'iscrizione latina, incisa su una storica campana del 1404 (trentadue anni prima dell'avvento degli Osservanti), rifusa nel 1500 e nel 1861, che si conserva nel tempio, nonché della stessa bolla papale.

La comunità monastica subì l'assedio napoleonico del 1806­07 e poi la soppressione, avvenuta per editto murattiano nel 1811. La casa francescana, con il ritorno dei Borboni, fu riaperta e temporaneamente affidata ai Liguorini e, poi, restituita agli Osservanti, che vi dimorarono fino alla definitiva chiusura, avvenuta in periodo postunitario. La chiesa fu trasformata in rettorìa del clero secolare; mentre il convento venne inglobato nei beni del Comune e, durante il secondo conflitto mondiale, fu sede del Battaglione TM BIS con compiti di difesa costiera.

Il tempio, nonostante nel corso dei secoli abbia subito i danni dei terremoti e le ingiurie dei restauri, che hanno cancellato parte della sua storia, costituisce nella regione un raro esempio di architettura tardogotica. L'elegante prospetto con lo slanciato portico ogivale a cinque arcate, esponeva nella parte alta una croce, formata da nove originali piatti maiolicati di gusto arabo-ispano (sec.XV), attinenti alla fauna, alla flora e alle attività marinaresche; ceramiche, che sono, da anni, trattenute, dopo il restauro, presso la Soprintendenza alle Antichità di Reggio Calabria.
Munita di finestroni d'epoca, accanto si eleva la maestosa torre campanaria, che fu costruita
nel 1700, in sostituzione del campanile originario.

L'interno della chiesa si compone di due navate, irregolari (la terza, come dimostrano alcune emergenze architettoniche, è stata abbattuta per dare spazio al convento). La navatina di sinistra presenta la volta a crociera costolonata e archi a sesto acuto. Il presbiterio appartiene alla costruzione del XV sec.

Nell'ex cappella dei "Cavallo" si ammira la Madonna col Bambino, che Antonello Gagini scolpì nel 1 505 a tutto tondo e a figure intere e pose su uno scannello con un bassorilievo della Visitazione. Il gruppo marmoreo, commissionato dal nobile Nicola D'Archom, è un autentico capolavoro del rinascimento meridionale. Sistemate in maniera ancora approssimativa nel tempio si trovano altri pregiati marmi: il dittico quattrocentesco dell'Annunciazione di Francesco da Milano, che coglie con grande maestria il casto pudore e il raccoglimento della Vergine all'annuncio divino dell'arcangelo Gabriele; le statue rinascimentali di buona fattura, anche se mutile, di S.Giovannì Battista, di una Madonna col Bambino e di S. Francesco d'Assisi, provenienti da botteghe provinciali. In fondo alla navata minore, ha trovato degna collocazione in una nicchia la tenera e stilizzata statuetta marmorea della Madonna col Bambino di scuola locale, detta del "pane". Nei pressi dell'altare maggiore si staglia un bassorilievo del vescovo di Termoli, Antonio Mirabelli che, come ricorda un'epigrafe in latino, sormontata dallo stemma gentilizio, morì prematuramente ad Amantea il 23.10.1688.

Fra le opere pittoriche spicca la tela, raffigurante S. Barbara con una marina sullo sfondo (tuttora in restauro) che, malgrado i rifacimenti posteriori e il pessimo stato di conservazione, mostra ascendenze antonelliane. Nel corso dei lavori di pavimentazione dell'ultimo restauro, che ha posto in parte rimedio agli oltraggi del passato, sono affiorate alcune cavità sotterranee, contenenti antiche tombe di monaci, non ancora identificati.
E'
noto che nella chiesa, nel 1470, fu inumato fra' Antonio Scozzetta, un dotto predicatore amanteano, contemporaneo di s. Francesco di Paola, famoso per morigeratezza dei costumi e
per i molti miracoli operati.

Un'ulteriore approfondita esplorazione potrebbe rivelare anche tracce del presunto mitreo. In ogni caso, si spera che questi interessanti ritrovamenti siano convenientemente posti in luce ed interpretati per consentire ai visitatori una conoscenza completa del tempio.

Il contiguo oratorio dell'Arciconfraternita dei Nobili (1592), non ancora agibile, è introdotto da un raffinato portale rinasci­mentale, bisognoso di cure. La cappella custodisce le sepolture di antichi rettori e il seicentesco altorilievo in marmo alabastrino, attribuita a Pietro Bernini. Un altorilievo, deturpato dalle milizie napoleoniche, che reca incise con delicata plasticità e soffusa religiosità le scene della Natività.

Il coevo convento, costruito insieme alla chiesa da maestranze di Val di Crati, mantiene l'elegante chiostro francescano, che è circondato da arcate gotiche ed aragonesi, sostenute da pilastri e capitelli, istoriati con appropriate volute e motivi floreali, e la scala litica a chiocciola, che portava alla vela campanaria. Le celle conventuali, il grande refettorio, gli storici affreschi, che raffiguravano scene di vita monastica, furono stoltamente demoliti o scrostati, nel corso del tempo. Le recenti opere di consolidamento e di ristrutturazione dell'edificio, che hanno portato alla luce non solo antiche strutture murarie, ma anche interessanti rinvenimenti archeologici, sono state sospese, in attesa di nuovi finanziamenti. (...)

(dal volume "La settimana Santa di Amantea - Religiosità, storia ed arte in calabria" di Vincenzo Segreti - Edizioni Angeligrafica - Amantea 1996) 

Per uno studio più approfondito sulla chiesa e sul convento degli Osservanti e sul periodo storico della loro fondazione si rimanda a: V. Segreti, La chiesa monumentale di S Bernardino da Siena di Amantea, in "Calabria Letteraria", anno XXIV, n. 10-1 1-12, ottobre, novembre, dicembre, 1976, pp. 21-23; Atto di fondazione del monastero di S. Bernardino ed altri documenti, in "Archivio Cavallo Marincola", cit.; P. F. Russo, Minori Conventuali in Calabria (1217-1982). VII Centenario Francescano, Catanzaro, 1982, p.79; V. Segreti, Le guerre del Vespro, i re angiomi e i loro privilegi in favore di Amantea, in "Calabria Letteraria", anno XXXVIII, n.7-8-9, luglio, agosto, settembre, 1990, pp.67-69; Idem, Il beato Antonio Scozzetta da Amantea, un predicatore osservante del XV secolo, in "Calabria Letteraria", anno XLI, n. 10-11-12, ottobre, novembre, dicembre, 1993, pp. 39-41; Idem, Un capolavoro di Antonello Gagini nella     storia e nella religiosità amanteane, in "Calabria

 

               
S.Bernardino dopo restauro  inizio anni 50
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Roberto Musì

IL CONVENTO DI S. BERNARDINO

centro propulsore di cultura e punto di riferimento della Chiesa cattolica.

La chiesa di S. Bernardino degli Osservanti (fatta erigere con Breve di papa Eugenio IV° nel 1436) invece è, da subito quasi, che si connota come luogo più consono ad ospitare un certo tipo di fedeli.
 Il 18 giugno 1489 è nientemeno il duca di Calabria futuro re Alfonso II° d’Aragona con tutto il codazzo delle famiglie nobili che gli fanno da ala a presenziare la Santa Messa detta in suo onore.
Alfonso II° giunse in Amantea  proveniente da Paola via mare. Scrive Joampiero Leostello da Volterra nelle sue Effemeridi: “… andò per mare fino a la Mantia et andò a provedere certe cose al castello: et postea comedit et andò a vespero a Sancto Belardino et vidit multa pomaria…” .
Il giorno dopo,  prima di partire per Ajello,  di nuovo  il re “ andò a messa a sancto Belardino”.
Saranno proprio le famiglie nobili che man mano si impegneranno a riempire la chiesa di oggetti d’arte e di suppellettili varie (mi riferisco ai bacini o piatti di maiolica di produzione ispano-moresca del XV° secolo che disegnano una grande croce sulla facciata della chiesa) cose che andranno ad arricchire un patrimonio che diventa sempre più cospicuo.
Interessante è il contratto di committenza che il nobile Giacomo Cavallo stipulò con lo scultore messinese Pietro Barbalonga il 6 settembre del 1608, nel quale si prevedeva la realizzazione di due statue e di un sepolcro di pietra (portati a termine qualche tempo dopo ma distrutti nel corso dell’assedio del 1807) , è la testimonianza di quanto grande fosse l’impegno del ceto nobile della città verso la chiesa e la comunità di S. Bernardino.
La presenza dei nobili nel seno della chiesa avrà il suo culmine con la fondazione di una Confraternita che chiameranno dell’Immacolata e che sarà tanta parte nella vita della comunità francescana.
Ecco a questo punto è chiaro che si tratta, come la chiamo io, una specie di connotazione di classe che caratterizzerà le due chiese.
L’una povera, l’altra ricca e opulenta. Si capisce chi delle due avrà più ossigeno.
E’ vero che i danni subiti dai terremoti furono più o meno uguali per tutte e due ma molto spesso sono i terremoti nel cuore e nello spirito degli uomini che disegnano un destino.
La chiesa dei Conventuali possiamo dunque dire che fu gradualmente oscurata da quella degli Osservanti, anche quando questi  ultimi, andati via da Amantea e sostituiti dai Liguorini (1855), furono di nuovo chiamati sia pure per pochi anni, quando l’ondata di anticlericalismo arrivata con l’unità d’Italia alienò il bene e spense una fiammella.
Come dicevamo, dopo quasi cinquant’anni (1855-1860) gli Osservanti di S. Bernardino chiusero  pure la loro esperienza con la soppressione, secondo le nuove leggi dello stato sabaudo italiano, del solo convento, ma qui c’è un’altra storia che non è stata ancora scritta e che è racchiusa nelle carte d’archivio, tra Tropea e Cosenza.
Eppure nonostante tutto, con l’avvento dell’unità d’Italia, San Bernardino visse.
La chiesa fu affidata ad un parroco mentre il convento, soppresso per mancanza di frati , fu praticamente chiuso. E tale restò fino a tutto il ‘900 quando subì danni per il terremoto del 1908.
Seguirono poi alcuni restauri fino ad oggi quando fu riportato alla sua antica bellezza  tutto il complesso monastico, alla fine degli anni novanta, per merito del Ministero dei Beni Culturali.
Nel 1995  l’Amministrazione Comunale e l’Arcivescovato di Cosenza firmarono una convenzione per il ripristino di una comunità fratesca del Minori Conventuali che attualmente tiene in grande decoro l’intero complesso.
Con i frati insediati, i grandi lavori intrapresi vengono portati a termine tra il 2000 ed il 2007.
Anche i bacini ispano-moreschi, di cui si diceva, ormai completamente restaurati ritornano al convento e messi in una teca per la esposizione al pubblico in quanto fra breve si dovranno allestire delle mostre nei locali al pianterreno che i tecnici dei recenti restauri hanno destinato a luogo museale. S. Bernardino oggi è una grossa realtà innanzitutto come bene culturale che dà lustro alla città, poi come centro attivo per incontri di fede e di apostolato.
Poiché l’intero complesso è di assoluta proprietà del Comune di Amantea si fanno voti che rimanga ancora nel tempo a venire, il fiore all’occhiello che è diventato, centro propulsore di cultura e punto di riferimento della Chiesa cattolica.

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Ultimo aggiornamento:  02-06-11