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La
Storia
di Vincenzo Segreti
L'area, su cui sorge la chiesa-convento di S. Bernardino, ha
avuto
sempre una vocazione sacra. Fra il II e il III secolo d.C. vi
fu
eretto un santuario del dio Sole, come attestano un mascherone
litico della divinità ed alcuni ritrovamenti archeologici, fra
i
quali un sinuoso frontone d'epoca romana, misteriosamente
scomparso, recante l'iscrizione "DEO SOLI INVICTO PARENTI
SACRUM
H...".
Mentre
non
si
hanno
notizie certe
di
un
tempio
paleocristiano, è provato che nei primi
decenni del XV secolo, esisteva già una chiesa "extra
moenia" con un conventino dei
Minori Conventuali. Nel
1436, sotto il buon regno di Renato
D'Angiò, su sollecitazione
del "Senato Nepetino" e "per bolla
di Eugenio IV", il piccolo
complesso monastico fu ceduto agli
Osservanti, che lo ampliarono
e, in un secondo tempo,
dedicarono a S. Bernardino da Siena.
Questi dati sono
confermati da un'iscrizione latina, incisa su una storica
campana del 1404 (trentadue anni prima dell'avvento degli
Osservanti), rifusa nel 1500 e
nel 1861, che si conserva nel tempio, nonché della stessa
bolla papale.
La
comunità monastica subì l'assedio napoleonico del 180607
e poi la soppressione, avvenuta per editto murattiano nel
1811.
La casa francescana, con il ritorno dei Borboni, fu riapeta e
temporaneamente affidata ai Liguorini e, poi, restituita agli
Osservanti, che vi dimorarono fino alla definitiva chiusura,
avvenuta in periodo postunitario. La chiesa fu trasformata in
rettorìa del clero secolare; mentre il convento venne inglobato
nei beni del Comune e, durante il secondo conflitto mondiale,
fu
sede del
Battaglione TM BIS
con compiti di difesa
costiera.
Il
tempio, nonostante nel corso dei secoli abbia subito i danni dei
terremoti e le ingiurie dei restauri, che hanno
cancellato parte della sua storia, costituisce nella regione un
raro esempio di architettura tardogotica. L'elegante prospetto
con lo
slanciato portico ogivale a cinque arcate, esponeva nella
parte
alta una croce, formata da nove originali piatti maiolicati
di
gusto arabo-ispano (sec.XV), attinenti alla fauna, alla flora e
alle attività marinaresche; ceramiche, che sono, da anni,
trattenute, dopo il restauro, presso la
Soprintendenza
alle
Antichità
di
Reggio Calabria. Munita di finestroni d'epoca, accanto si eleva
la maestosa torre campanaria, che fu costruita
nel
1700, in sostituzione del campanile originario.
L'interno della chiesa si compone di due navate, irregolari
(la
terza, come dimostrano alcune emergenze architettoniche, è
stata abbattuta per dare spazio al convento). La navatina di
sinistra presenta la volta a crociera costolonata e archi a
sesto
acuto.
Il presbiterio appartiene alla costruzione del XV sec.
Nell'ex cappella dei "Cavallo" si ammira la
Madonna col
Bambino,
che
Antonello Gagini scolpì nel 1
505
a tutto tondo e a figure
intere e pose su uno scannello con un bassorilievo della
Visitazione. Il
gruppo
marmoreo, commissionato dal nobile
Nicola
D'Archom, è un autentico capolavoro del rinascimento
meridionale. Sistemate in maniera ancora approssimativa nel
tempio
si trovano altri pregiati marmi: il dittico quattrocentesco
dell'Annunciazione
di
Francesco da Milano, che coglie con
grande
maestria il casto
pudore e il raccoglimento della
Vergine
all'annuncio divino dell'arcangelo Gabriele; le statue
rinascimentali di buona fattura, anche se mutile, di
S.Giovannì
Battista,
di
una
Madonna
col Bambino
e
di S.
Francesco
d'Assisi,
provenienti da botteghe provinciali. In fondo alla
navata
minore, ha trovato degna collocazione in una nicchia la
tenera
e stilizzata statuetta marmorea della
Madonna col Bambino
di
scuola locale, detta del "pane". Nei pressi
dell'altare maggiore si staglia un bassorilievo del vescovo di
Termoli, Antonio Mirabelli che, come ricorda un'epigrafe in
latino, sormontata
dallo
stemma
gentilizio,
morì
prematuramente
ad Amantea il 23.10.1688.
Fra le
opere pittoriche spicca la tela, raffigurante S.
Barbara
con
una marina sullo sfondo (tuttora in restauro) che, malgrado
i
rifacimenti posteriori e il pessimo stato di conservazione, mostra
ascendenze antonelliane. Nel corso dei lavori di pavimentazione
dell'ultimo restauro, che ha posto in parte rimedio agli
oltraggi del passato, sono affiorate alcune cavità sotterranee,
contenenti
antiche tombe di monaci, non ancora identificati.
E'
noto
che nella chiesa, nel 1470, fu inumato fra' Antonio
Scozzetta, un dotto predicatore amanteano, contemporaneo di
s.
Francesco di Paola, famoso per morigeratezza dei costumi e
per i
molti miracoli operati.
Un'ulteriore
approfondita esplorazione potrebbe rivelare anche tracce del
presunto mitreo. In ogni caso, si spera che questi
interessanti ritrovamenti siano convenientemente posti in luce
ed interpretati per consentire ai visitatori una conoscenza
completa del tempio.
Il
contiguo oratorio
dell'Arciconfraternita dei Nobili (1592),
non ancora agibile, è
introdotto da un raffinato portale rinascimentale, bisognoso di
cure. La cappella custodisce le sepolture di antichi rettori e
il seicentesco altorilievo in marmo alabastrino,
attribuita a Pietro Bernini. Un altorilievo, deturpato
dalle milizie napoleoniche, che reca incise con delicata
plasticità e soffusa
religiosità le scene della
Natività.
Il
coevo convento, costruito insieme alla chiesa da
maestranze di Val di Crati,
mantiene l'elegante chiostro
francescano, che è circondato
da arcate gotiche ed aragonesi, sostenute da pilastri e
capitelli, istoriati con appropriate volute
e motivi floreali, e la scala
litica a chiocciola, che portava alla
vela campanaria. Le celle conventuali, il grande refettorio, gli
storici affreschi, che raffiguravano scene di vita monastica,
furono stoltamente demoliti o scrostati, nel corso del tempo. Le
recenti
opere
di
consolidamento e
di ristrutturazione
dell'edificio, che hanno portato alla luce non solo antiche
strutture murarie, ma
anche interessanti
rinvenimenti archeologici,
sono state sospese,
in
attesa
di
nuovi finanziamenti. (...)
(dal volume "La settimana Santa di Amantea -
Religiosità, storia ed arte in calabria" di Vincenzo Segreti
- Edizioni Angeligrafica - Amantea 1996)
Per uno studio più approfondito sulla chiesa e sul convento
degli Osservanti e sul periodo storico della loro fondazione si
rimanda a: V. Segreti,
La chiesa monumentale di S Bernardino
da Siena di Amantea,
in "Calabria Letteraria", anno XXIV, n.
10-1 1-12, ottobre, novembre, dicembre, 1976, pp. 21-23;
Atto
di fondazione del monastero di S. Bernardino ed altri documenti,
in "Archivio Cavallo Marincola", cit.; P. F. Russo,
Minori Conventuali in Calabria (1217-1982). VII Centenario
Francescano,
Catanzaro, 1982, p.79; V. Segreti,
Le guerre del
Vespro, i re angiomi e i loro
privilegi in favore di Amantea,
in
"Calabria Letteraria", anno XXXVIII, n.7-8-9, luglio, agosto,
settembre,
1990, pp.67-69; Idem, Il
beato Antonio
Scozzetta da Amantea,
un predicatore osservante del XV secolo,
in "Calabria
Letteraria", anno XLI, n. 10-11-12, ottobre, novembre, dicembre,
1993, pp. 39-41; Idem,
Un capolavoro di Antonello
Gagini nella storia e nella religiosità amanteane, in
"Calabria
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