I
ruderi del complesso monastico francescano, che altri
autori vogliono fondato dal beato Pietro La Marca,
nonostante
il
deplorevole stato di abbandono, in cui versano, testimoniano
ancora la tipica architettura meridionale trecentesca, non priva
di influenze
arabo-bizantine.
La
chiesa č a basamento quadrato, sormontata dall'abside a
pianta
ottagonale, sulla quale si erge, impostata su pennacchi, la
cupola (XVIII sec.).
Altri
particolari, degni di nota, sono due
piccole campate archiacute in pietra e una monofora ogėvale.
All'interno si individuano i restė di un altare baroccheggiante,
finemente lavorato con stacchi policromi e un'indecifrabile
scritta dedicatoria in latino. Sul retro, si intravedono qualche
locale sotterraneo e
tracce murarie del convento con vestigia di
un coro del XV sec.
Il
sacro edificio, che rimase pių volte danneggiato durante i
terremoti e le invasioni
subiti dalla cittā, fu reso inagibile dall'assedio francese del
1806-07.
Venne, poi, adattato a lazzaretto per le ricorrenti epidemie e
fu abbandonato, per sempre, intorno al 1810.
(Roberto Musė)