L'Associazione 05-01-12
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Quando il sudore profumava la fatica e la partecipazione era gioia e voglia di vivere, atleti e dirigenti hanno scritto pagine di sport in varie discipline: il calcio, l'atletica, la pallavolo, la pallamano, il ciclismo. Dei migliori restano le imprese, in tutti un insegnamento di vita.

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Pina dei "miracoli

         

C’era una volta l’atletica….

PREMESSA

Oltre al calendario Federale, molte società di  Cosenza e Reggio Calabria, città in cui esistevano i due campi d’atletica leggera, organizzavano numerose manifestazioni che assegnavano medaglie  e trofei con i quali si riempivano le bacheche delle sedi e i palmarès degli atleti.
Il regolamento era quasi sempre lo stesso: per ogni gara si assegnavano 6 punti al primo, 5 al secondo, 4 al terzo, 3 al quarto, 2 al secondo e 1 al sesto. Il trofeo veniva assegnato alla società che conseguiva il miglior punteggio sommando quelli utili conseguiti dai propri atleti.
Questo regolamento, generalmente, favoriva le squadre residenti nella città in cui si svolgeva la  manifestazione perché  potevano schierare tutti i loro atleti e coprire tutte le gare incluse nel meeting, senza spese di trasporto e difficoltà logistiche legate anche agli orari di effettuazione delle gare,
Inoltre, la società organizzatrice includeva nel programma solo le specialità in cui aveva atleti con buone possibilità di vittoria o di ottenere punteggi utili per la classifica finale a squadre.
Nonostante tutto, le società di Amantea, pur partecipando con un numero limitato di atleti, quasi sempre riuscivano a primeggiare  e a portare a casa coppe, trofei e medaglie.

Pina dei miracoli

 Ogni anno, nella seconda metà del mese di agosto, al campo scuola C.O.N.I. di S. Vito a Cosenza si teneva il “Trofeo Primavera”, così chiamato dal presidente del gruppo sportivo Primavera, signor Primavera che, tra l’altro aveva una figlia, bella come la primavera, che gareggiava nel lancio del giavellotto.
La ragazza, tanto bella quanto atleticamente poco dotata, era il vanto del suo papà perché era campionessa provinciale della specialità: da tre anni vinceva sempre la gara del giavellotto femminile di cui deteneva anche il record provinciale di categoria.
Per dovere di cronaca, però, devo anche precisare che a gareggiare nel lancio era solo lei: quindi più che essere la  “prima”, era “l’unica”!....
Quell’estate mi ero proposto di vincere il trofeo: a fatica, e dopo una lunga ricerca, riuscii a trovare sei macchine di volenterosi che mi consentirono di trasportare a Cosenza una ventina di atleti con i quali sarei riuscito a coprire tutte le specialità e fare quanti più punti era possibile.
Eravamo coscienti di ben figurare in tutte le discipline, in alcune delle quali (salto in alto e salto in lungo) eravamo i migliori della regione, ma nel giavellotto femminile eravamo completamente scoperti.
Fu allora che decisi di attingere ancora al serbatoio di atleti della famiglia di Carruzzu Pagliaro che, in quel periodo già aveva dato alla nostra causa sportiva i figli Raffaele (Aki Bua), nel mezzofondo, e l’eclettica Carmelina capace di passare senza scomporsi, ma con grinta degna di migliori fortune, dalle pedane dei salti a quelle dei lanci, dalla velocità al mezzofondo.
Pina Pagliaro, sorella di Raffaele e di Carmelina, non frequentava la palestra, non faceva sport, ma aveva un fisico eccezionale e poi…  era anche più bella della signorina Primavera.
Avevo scelto Pina anche per un altro motivo: la gara del giavellotto non l’avrebbe vinta, ma, in quanto a presenza, con il suo brio e la sua spigliatezza, almeno avrebbe offuscato l’avversaria sul piano fisico.
Per convincerla non ci volle molto: avrebbe gareggiato.
Insegnarle i rudimenti del lancio (in mancanza di un vero giavellotto)  utilizzando una canna o un palo di scopa fu ancora meno difficoltoso  perché, dopo solo due o tre lanci, ci accorgemmo che non avrebbe potuto assolutamente eseguire quel gesto tecnico… ma ormai era stata iscritta e la portammo lo stesso a Cosenza…
Il Signor Primavera, come da copione, aveva inserito la gara del giavellotto per ultima, immediatamente prima della proclamazione della squadra vincitrice e della premiazione che, guarda caso, prevedeva l’assegnazione di una coppa offerta dalla provincia di Cosenza, all’atleta che avrebbe vinto la gara del lancio del giavellotto femminile.
Il sole, ormai, volgeva al tramonto.
Le piste erano ormai vuote e gli  atleti delle varie società si erano assiepati intorno alla pedana del lancio dove "la prima donna” aveva cominciato a fare qualche esercizio di riscaldamento, civettuolamente cosciente dell’attenzione di tutti concentrata sulle sue movenze.
Pina era lì, la classifica a squadre poteva avere bisogno anche dei 5 punti che le sarebbero stati assegnati per il secondo posto… Perché non farla provare?
“Pi’ - le dissi – si nun ti vriguogni, va…. Lancia chianu chianu pecchì u giavellotto s’adde ‘mpizzare ccu la punta supra u campu…”
La Pagliaro (buon sangue non mente!), senza farsi pregare ulteriormente, si avventurò in pedana e attese il suo turno…
I lanci previsti dal regolamento erano tre di qualificazione e tre di finale.
Toccò incominciare alla padrona di casa che, dopo un affettato rituale ed un’arruffata rincorsa, scagliò l’attrezzo a 22 metri, aspettando ed incoraggiando l’applauso degli astanti che, nel frattempo, erano stati “rapiti” dalla bellezza un po’ esotica di Pina che era andata a raccogliere il giavellotto che impugnava come se fosse una scopa o un  bastone da passeggio.
Era il suo turno…
Nonostante le raccomandazioni (“Lancia da fermo…”), prese una lunga rincorsa e impresse molta forza al giavellotto che, non essendo ben indirizzato, s’impennò e cadde al suolo con la coda.
“Lancio nullo” dichiararono con trionfale giubilo i giudici di gara.
Pina Pagliaro qualche anno dopo la garaLa signorina Primavera, con altera sufficienza, eseguì la seconda prova che non sortì un risultato migliore della prima, e Pina (che tra le altre doti aveva anche quella di essere testarda) si ripetette quasi in fotocopia: “Lancio nullo” ghignarono i giudici guardando di sottecchi la cosentina che si apprestava ad affrontare la terza prova di qualificazione con sussiegoso atteggiamento di superiorità.
Il terzo lancio fu migliore del primo, ma solo di pochi centimetri.
Mentre i giudici misuravano, mi avvicinai alla mia “atleta” e la supplicai “minacciosamente” di lanciare da fermo  “ e di fare ‘mpizzare a punta d’u giavellottu ‘nterra!”.
Macchè!!!
Pina prese la rincorsa ancora da più lontano e incominciò a correre più velocemente di prima.
L’avrei presa per i capelli per fermarla, ma io e i suoi compagni di squadra eravamo letteralmente paralizzati: se faceva il terzo nullo sarebbe stata squalificata e, quindi, non avrebbe potuto effettuare i tre lanci di finale e prendere quei benedetti 5 punti utilissimi per la classifica a squadre …
Come una puledra selvaggia correva verso il baratro che era il limite della pedana: era la fine!
Ed ecco il primo miracolo: la “Pagliarella” letteralmente si inchiodò prima della fatidica linea bianca, si inarcò e,  con rabbia infilò l’attrezzo nel manto verde del campo.
I giudici, ostentando una professionalità encomiabile nell’adempimento della loro funzione, dopo aver accuratamente misurato, con sottile e calcolata ironia, emisero il verdetto: “Pagliaro ha lanciato a m. 0,87”.
La misura non ci interessava, ormai era fatta: Pina comunque avesse effettuato i restanti tentativi, sarebbe stata classificata seconda, avrebbe avuto la sua medaglia d’argento e noi avremmo vinto il trofeo.
Missione compiuta: comunque, per pura formalità, occorreva completare la gara compiendo i tre lanci di finale.
L’atleta della società organizzatrice effettuò le sue tre prove senza migliorarsi, la nostra nelle prime due continuò a fare impennare il giavellotto che, puntualmente, ricadeva di coda rendendo nullo il lancio, poi, mentre già molti si stavano avvicinando al luogo della premiazione, Pina effettuò l’ultimo tentativo.
La solita rincorsa, sempre impetuosa e veloce, l’attrezzo impugnato con approssimazione, negli occhi la medesima determinazione…
Un urlo liberatorio, mentre scagliava per l’ultima volta l’attrezzo.
Il giavellotto  che si infilava nel vento.
Il giavellotto che volava e pareva non volersi più fermare e che, alla fine dell’abbrivio, iniziava a planare per poi infilarsi vibrando, lontano.
I giudici, questa volta, mentre misuravano, non sogghignavano più.
“Lancio valido: l’atleta di Amantea ha lanciato a metri 28,45”
Pina non solo aveva vinto la gara e la coppa, ma aveva anche stabilito il nuovo record provinciale.
Primavera padre era allibito, Primavera figlia spodestata e umiliata non aveva nemmeno il “bon ton” di congratularsi con l’avversaria che, letteralmente tarantolata, correva ad abbracciare un po’ tutti.
Infine, quando salì sul gradino più alto del podio, mentre riceveva il premio e gli applausi, sapeva di essere la più forte, oltre che la più bella.
***
 Solo più tardi avrebbe confessato che aveva avuto il desiderio irrefrenabile di fare il gesto “dell’ombrello” seguito da un gridato  liberatorio “Tiè!!!”,  ma -per fortuna- si era rammentata che il gestaccio non sarebbe stato “ degno di una signora” e si era trattenuta.
E questo fu il secondo miracolo di Pina in quell’afoso, indimenticabile, pomeriggio d’agosto.
Pino Del Pizzo

 

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