PERCORSO: Amantea - La Città - Monumenti- Torre di avvistamento

La Torre di avvistamento

 
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La torre di guardia di Amantea è situata sulla sommità dell’antica acropoli a quota 135 m. sul livello del mare.

La sua posizione strategica, avanzata verso il mare, si giustifica dalla necessità di collegamenti visivi, a nord con la torre di Barbarise, già crollata, e, a sud con la torre di Corica

La torre di avvistamento di Amantea che sovrasta i ruderi della chiesa di S. Framncesco

Riferimenti storici

 

Le notizie storiche dell'opera architettonica in questione,sono scarse,tuttavia si può far riferimento notizie notizie di carattere generale riguardanti la funzione e le cause che hanno determinato  la nascita di numerose torri a guardia dell'intera costa calabrese.

La costruzione della torre risale al XIII sec. durante la dominazione normanno-sveva.

E’ proprio in questo periodo che si manifestarono incursioni provenienti dal mare, tuttavia un vasto programma difensivo, però inorganico, fu tentato da privati poiché  non aveva una preventiva intesa e continua attuazione.

In seguito il programma si concretizzò in un sistema uniforme di difesa per cui tutto il regno veniva a trovarsi protetto da una serie di torri costiere.

Tutto il sistema difensivo, col passare dei secoli, decadde in conseguenza dellaTorre avvistamento di Coreca diminuita pressione marittima: le torri furono abbandonate al loro destino e, lasciate inermi alle intemperie, in breve tempo peggiorarono il loro stato fino a che non apparvero completamente inutili a qualsiasi uso.

Solo nella prima metà del XVI sec., con l'avvento degli aragonesi si pensò al ripristino e alla costruzione di nuove torri, se non altro per il rinascere di nuove incursioni che preoccupavano fortemente il governo spagnolo.

Con ordinanza del re del 1532, il viceré Don Pedro da Toledo, assicurò la protezione dei litorali, mediante la costruzione di nuove torri tale da costituire una catena difensiva.

Sulla efficienza e funzionalità di questo programma ci furono dubbi, ma col sorgere del nuovo secolo 1600, fu possibile stabilire un sistema di comunicazione tra le torri.

Il sistema consisteva in un servizio di segnalazione dato durante il giorno col fumo e nella notte coi fari.

Il prof. Gustavo Valente ci  fa una descrizione sulle torri:

 “Le cilindriche, sono spesso elevate su un imbasamento che forma una piazzuola a pianta quadrangolare. Esse consistono in un altrettale cilindro sprovvisto di piombatoi e cornici di coronamento...."

In una nota, l 'autore cita il De Riso Acciaiolo riguardante la descrizione strutturale delle torri quadrate:

“... Le mura di mt. 1.50 circa di spessore, raramente terminavano con la merlatura, .ed erano fabbricate in pietre informi di granito ( ricavate dalle vicine colline e dai vicini torrenti) unite con calce e poi intonacate.

Sulle mura lato mare, da dove poteva venire l’offesa corsara, vi erano due ordini di feritoie (uno per piano) adatte al passaggio delle canne degli archibugi, praticate entro grossi blocchi di granito.

Tutte le torri avevano un rustico ponte levatoio in legno per accedere al piano sopraelevato, sopra l’ingresso sul quale si trovava la "caditoia" che è una specie di corpo avanzato munito di feritoie attraverso le quali si poteva difendere il piede del muro.

L'ingresso al primo piano veniva chiuso col sollevamento  del ponte levatoio che lasciava un vuoto di circa tre metri tra questo e il corpo di fabbrica che conteneva la gradinata per accedervi dall' esterno.

Questa gradinata era in pietra di granito da taglio.

Il movimento del ponte levatoio era dato da una cerniera fissata sulla soglia dell'ingresso costituita da due mensole di granito nelle quali era praticato un foro orizzontale che conteneva le estremità di un palo che fungeva da cardine e che una solida ferratura fissava alla "passerella" del ponte stesso.

Al margine opposto erano fissate due catene o una catena a grosse maglie di ferro che sorreggevano su carrucole messe a conveniente altezza entro apposite feritoie del muro sotto, o ai fianchi della caditoia....

 

Quando il ponte era calato, poggiava su altre due mensole di granito sporgenti dal blocco di fabbrica della gradinata esterna, consentendo così il passaggio alle persone.

I vani a piano terreno (sale basse) erano con volta a muratura a tutto sesto e adibiti a ricovero cavalli e mangimi.

Il soffitto del piano sopraelevato delle torri rettangolari era con travi in quercia sulle quali posavano le tavole inchiodate, mentre le torri quadrate lo avevano anche a muratura come il sottostante.

Il pavimento sulle volte era a mattoni di cotto o in battuto da calce.

Un grande camino in granito locale, serviva per riscaldamento e per uso cucina.

Ogni torre era fornita di un pozzo il cui scavo era quadrato, sostenuto da pietre legate con calce idraulica (la cosiddetta maramosca calabrese) o di una cisterna di acqua piovana, per usi igienici e di cucina."

 

               

 Descrizione architettonica

           

La torre di forma perfettamente cilindrica, è alta 16,50 m. dal piede della piazzuola, con diametro di. metri 8,80.

Essa poggia su un basamento costituente una piazzuola di forma poligonale a otto facce dalla parte più bassa del pendio, lato ovest.          

Sul lato est presenta qualche feritoia al piano agibile e si individua la porta d'ingresso a quota 4, 20.

Il lato nord si presenta in buone condizioni, con i muri eretti fino al coronamento, con 9 beccatelli a sbalzo non bene definibili, ma con qualche traccia delle tre pietre che formano la mensola.

La torre si sviluppa su 4 livelli:

- livello inferiore (o sala bassa)

- livello d'accesso     

- livello superiore      

- livello copertura (o piano di avvistamento)

Attualmente i solai, superiore e di copertura, sono crollati, ma evidente è la loro costituzione originaria poichè rimangono ancora tracce in battuto di calce al piano copertura, al livello superiore gli inviti delle travi in legno.

Il livello d'accesso è collegato con il piano superiore da una scala ricavata nello spessore del muro con 21 gradini in tufo di alzata 20 cm. Il livello inferiore attualmente è in parte interrato fino all’imposta della volta a tutto sesto.

 

tratto da una ricerca effettuata dall'architetto Aldo Ponti nel 1984  (allora studente presso l'università agli studi di Roma - prof. Aldo Rocchi, Assistente Sergio De Paola)

 

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